Il GIP del Tribunale di Brindisi ha rimesso alla Corte Costituzionale la norma del Decreto Sicurezza che vieta la lavorazione, commercializzazione e consumo delle inflorescenze di canapa industriale a basso contenuto di THC. La decisione rappresenta il primo intervento giurisdizionale su una normativa che colpisce l’intera filiera della canapa legale.
Parallelamente, il Consiglio di Stato ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia Europea per verificare la compatibilità della legge italiana con il diritto comunitario.
ALPAA denuncia l’immobilismo del Governo su un settore che coinvolge migliaia di piccoli produttori, soprattutto nelle aree rurali. “È grave che l’attuale Governo continui a ignorare le richieste di chiarezza, di legalità e di tutela del lavoro”, affermano il Presidente CAALPA Nazionale Ercole Mete e il Presidente ALPAA Puglia Antonio Macchia.
L’associazione critica un approccio definito ideologico e privo di basi scientifiche verso una coltivazione tracciabile e sostenibile. “È inaccettabile che un’intera filiera produttiva venga penalizzata per scelte ideologiche, prive di basi scientifiche e giuridiche”, sottolineano i presidenti.
ALPAA chiede una riforma che garantisca stabilità normativa e tuteli chi ha investito nell’agricoltura della canapa industriale. “Serve una legge chiara, coerente con la Carta Costituzionale e con l’Europa, che riconosca i diritti di chi ha scelto di investire in una agricoltura moderna, etica e sostenibile”, concludono Mete e Macchia.

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