Giacinto Gianfiglio, l’ingegnere martinese che cercava la vita su Marte

di Mario Castellana

Intervista a Giacinto Gianfiglio, già Mission and System Manager (e vice capo) programma ExoMars, Agenzia Spaziale Europea (ESA), aderente al Forum della Ricerca che mette insieme i ricercatori di origine martinese.

Dove ha compiuto i suoi studi?

Sono nato a Martina Franca, dove ho conseguito la Maturità Scientifica. Successivamente mi sono trasferito a Torino per studiare al Politecnico, dove mi sono laureato in Ingegneria Nucleare e ho ottenuto la qualifica di Ingegnere professionista.

Com’è nata la passione per l’interesse per la ricerca aerospaziale ?

Aerei, razzi e missioni spaziali mi hanno affascinato sin da bambino. Il ricordo del programma Apollo e del primo sbarco umano sulla Luna nel 1969, trasmesso in TV, è ancora vivido nella mia memoria: un momento magico che accese la mia fantasia e desiderio di esplorare lo spazio.

Influenzato dalla crisi energetica dei primi anni ’70, inizialmente pensai di contribuire a risolverla, orientando i miei studi verso la ricerca e l’impiego dell’energia nucleare. Tuttavia, la politica italiana della metà degli anni ’80 non favoriva il settore nucleare e, con il referendum popolare, il nucleare fu definitivamente abrogato.

Il richiamo della mia passione originaria divenne allora irresistibile e, successivamente al completamento del servizio militare, con determinazione, entrai nel Gruppo Sistemi Spaziali di Aeritalia (oggi Thales Alenia Space – Italia) a Torino. Lavorare nello spazio significava trasformare finalmente il sogno dell’infanzia in realtà concreta, contribuendo a missioni scientifiche e tecnologie per l’esplorazione dello spazio profondo.

In quale campo si è concentrato ?

La mia carriera si è concentrata principalmente sull’ingegneria di sistema per missioni spaziali complesse. Inizialmente mi sono specializzato in controllo termico, strutture e meccanismi, analisi e dinamica delle missioni. Successivamente, mi sono occupato di tutto il ciclo di vita delle missioni: dalla definizione alla progettazione, costruzione, integrazione, verifica, lancio e supporto alle operazioni in orbita, sia per missioni scientifiche che per programmi di esplorazione planetaria robotica.

Parallelamente, ho ricoperto ruoli manageriali crescenti, culminati nella posizione di System e Orbiter (Trace Gas Orbiter – TGO) Manager e Deputy Program Manager per il programma ExoMars dell’ESA. Ho coordinato team internazionali e supervisionato attività industriali europee, assicurando coerenza tra obiettivi scientifici, soluzioni tecniche, pianificazione e vincoli di costi e tempi.

Un aspetto fondamentale del mio lavoro è stato anche negoziare e gestire contratti industriali e accordi di cooperazione internazionale, collaborando con ESA, NASA, ROSCOSMOS, CNES, DLR, ASI e numerosi istituti scientifici. In sintesi, la mia esperienza si colloca all’intersezione tra ingegneria spaziale avanzata, program management e cooperazione internazionale.

Ci può descrivere alcuni dei risultati ottenuti?

Certamente. Vorrei ricordare due progetti a cui sono particolarmente legato: la missione Rosetta (nella quale sono stato il responsabile principale ESA del lander Philae) e la missione ExoMars 2016 con a bordo il TGO.

La missione Rosetta è stata una pietra miliare nell’esplorazione spaziale robotica. È stata la prima missione a orbitare attorno a una cometa e a far atterrare un lander sulla sua superficie. Durante oltre due anni di osservazioni ravvicinate, la sonda ha seguito la cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko lungo il suo percorso intorno al Sole, raccogliendo più di 220 gigabyte di dati e oltre 100.000 immagini. Sono state individuate molecole organiche complesse, simili agli amminoacidi presenti sulla Terra, fondamentali per la vita. Ǫuesto rafforza l’ipotesi che le comete possano aver trasportato ingredienti della vita primordiale fino al nostro pianeta. I dati raccolti hanno anche fornito informazioni uniche sull’origine delle comete e sul loro possibile ruolo nella formazione del Sistema Solare e nell’origine dell’acqua sulla Terra. Inoltre, Rosetta ha dimostrato la capacità di operare per oltre dieci anni nello spazio profondo, affrontando lunghi periodi di ibernazione e facendo ricorso a una complessa sequenza di manovre di gravity assist.

Dal punto di vista tecnologico, la missione ha rappresentato un traguardo straordinario, con soluzioni innovative come pannelli solari ad alta efficienza in grado di funzionare a grandi distanze dal Sole e un sistema di navigazione autonoma estremamente preciso, capace di operare in ambienti quasi privi di gravità.

La missione ExoMars 2016 ha segnato numerosi primati tecnologici per l’ESA.

È stata la prima volta che un grande veicolo interplanetario, di oltre 4,3 tonnellate, veniva lanciato verso Marte in configurazione orbiter–lander. Inoltre, il TGO è stato il primo veicolo diretto a Marte a svolgere il doppio ruolo di carrier (del lander Schiaparelli) e orbiter: una configurazione inedita rispetto alle precedenti missioni marziane.

Dopo la separazione dal lander, il TGO ha effettuato l’inserimento in orbita marziana mentre, quasi simultaneamente, Schiaparelli affrontava la fase di Entry, Descent and Landing. Si è trattato di operazioni estremamente complesse, condotte in pieno automatismo, senza possibilità di intervento da Terra, a causa del ritardo di circa 20 minuti nella trasmissione dei segnali radio.

Il TGO è stato anche il primo spacecraft ESA a utilizzare l’aerofrenaggio per raggiungere l’orbita scientifica finale a circa 400 km di quota, una soluzione essenziale per l’efficienza energetica e propulsiva della missione.

Dal punto di vista scientifico, il TGO ha fornito – e continua a fornire – dati senza precedenti sulla composizione dell’atmosfera marziana, migliorando in modo sostanziale la nostra comprensione dei processi geologici e chimici attivi su Marte e del suo potenziale di abitabilità, passato e presente.

Infine, il TGO svolge un ruolo essenziale come ponte di comunicazione tra la Terra e le missioni operative sulla superficie marziana: grazie alla radio Electra, fornita dalla NASA, consente collegamenti a corto raggio con rover e lander che operano sul suolo marziano, permettendo il trasferimento affidabile dei dati scientifici e il supporto alle operazioni sul Pianeta Rosso.

Ǫuali potranno essere i benefici per tale tipo di impegno?

I benefici sono molteplici. Sul piano scientifico, missioni come Rosetta ed ExoMars producono dati unici sull’origine del Sistema Solare, sull’evoluzione dei pianeti e sulle condizioni per la vita. Sul piano tecnologico, lo sviluppo di missioni così complesse richiede soluzioni innovative che trovano

applicazioni anche in altri settori ad alta complessità come l’autonomia dei sistemi, la gestione dell’energia, la navigazione e le telecomunicazioni a grande distanza e l’affidabilità dei veicoli spaziali.

Importante è anche la cooperazione internazionale: programmi di questo tipo mostrano che obiettivi ambiziosi si raggiungono solo attraverso collaborazione tra agenzie spaziali, istituti e industria di diversi Paesi. Inoltre, permettono di consolidare competenze nella gestione di grandi programmi, negoziazione di contratti complessi e gestione del rischio, preziose anche al di fuori del settore spaziale. Infine, l’esplorazione spaziale ha un forte valore culturale e sociale: ispira le nuove generazioni e contribuisce alla formazione di capitale umano altamente qualificato.

Ǫuali sono i suoi interessi negli ultimi tempi?

Dal 1° febbraio 2021 sono in pensione e sono rientrato nella mia terra natale. Ǫui coltivo diversi interessi e attività: sono membro del Rotary Club di Martina Franca, dove ricopro ruoli nel direttivo, e collaboro attivamente con l’Associazione Asterisco, curando una rubrica dedicata allo spazio per la rivista digitale “Ognigiornonews”.

Parallelamente, continuo a dedicarmi alla divulgazione delle missioni ESA, in particolare a quelle cui ho contribuito direttamente. L’obiettivo è trasmettere conoscenza, entusiasmo e ispirazione, soprattutto alle nuove generazioni. Ǫuesta attività pro-bono integra il mio vissuto internazionale con le radici culturali del territorio, rafforzando il legame con il mio Paese.

Ad un giovane che voglia intraprendere un percorso come il suo, cosa consiglierebbe?

Consiglierei innanzitutto di costruire una solida formazione scientifica in matematica, informatica, fisica e astronomia, integrando lo studio teorico con esperienze pratiche come progetti universitari, tirocini o competizioni scientifiche. La conoscenza dell’inglese e la disponibilità a collaborare con realtà internazionali sono, inoltre, fondamentali.

Suggerirei di sviluppare curiosità, spirito critico e capacità di lavorare in team. Infine, è importante non scoraggiarsi di fronte a difficoltà e insuccessi, inevitabili in un settore rischioso come quello delle missioni spaziali. Analizzare gli errori, trarne insegnamento e ripartire con maggiore consapevolezza è essenziale per trasformare i fallimenti in progresso.

Lei ultimamente si sta dedicando alla divulgazione scientifica e tecnologica; che ruolo può avere un simile impegno nella situazione odierna?

La divulgazione scientifica ha oggi un ruolo cruciale, soprattutto in un contesto caratterizzato da grande circolazione di informazioni e disinformazione. Rendere accessibili temi complessi favorisce una cittadinanza più consapevole e stimola un dibattito informato.

Inoltre, rafforza il legame tra ricerca e società, mostrando come la scienza abbia ricadute concrete sul progresso collettivo. Può ispirare i più giovani ad avvicinarsi alle discipline STEM e intraprendere carriere scientifiche. Infine, favorisce un dibattito etico e responsabile sulle tecnologie emergenti, fondamentale in un mondo in rapida evoluzione.

Infine, in una fase di rapida evoluzione tecnologica, la divulgazione contribuisce a favorire un dibattito pubblico più informato e responsabile, permettendo di affrontare il futuro con maggiore consapevolezza anche dal punto di vista etico e sociale.

Come vede la situazione della ricerca italiana ed europea degli ultimi tempi

La ricerca italiana ed europea mostra luci e ombre. Da un lato, ci sono eccellenze scientifiche internazionali, gruppi di ricerca straordinari e una forte capacità di collaborazione, soprattutto all’interno dei grandi programmi europei. Dall’altro, persistono criticità strutturali: finanziamenti intermittenti, percorsi di carriera precari e tempi lunghi, che rischiano di frenare il pieno sviluppo del potenziale scientifico.

Superare questo dualismo richiede decisione politica: l’Italia e gli altri Paesi europei devono puntare con forza su innovazione, trasferimento tecnologico, politiche di ricerca comuni e lungo periodo, valorizzando concretamente il capitale umano.

Ancora più urgente è che l’industria spaziale europea assuma un ruolo proattivo nello sviluppo di nuove tecnologie, liberandosi dalla dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e dai finanziamenti governativi. Solo investimenti strategici diretti, anche senza ritorni immediati, garantiranno autonomia, competitività e capacità decisionale all’Europa, come dimostra l’esperienza statunitense.

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