Bakari Sako. Il Consiglio comunale vota ordine del giorno. Iniziative culturali e nelle scuole

Il brutale omicidio di Bakari Sako è stato oggetto di una discussione durante l’ultima seduta del Consiglio comunale di Martina Franca che, su proposta di AVS, ha votato un ordine del giorno:

1. esprime il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia e alla comunità del Mali per la perdita di Bakari Sako, uomo di lavoro e di pace, vittima di una violenza brutale e ingiustificata;

2.  condanna con fermezza il vile assassinio di Bakari Sako, atto di violenza cieca e gratuita aggravato dal contesto di odio razziale in cui si è consumato;

3.  riafferma i valori di accoglienza, solidarietà e antirazzismo che da sempre caratterizzano la comunità martinese e ionica, e li oppone con forza a ogni forma di violenza e razzismo;

4.  riconosce che questo delitto pone domande ineludibili sul disagio sociale e sulla deriva violenta che attraversa alcune fasce giovanili, e impegna l’Amministrazione Comunale a rafforzare politiche attive di prevenzione, educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva, contrasto alla marginalizzazione sociale, con particolare attenzione al mondo giovanile;

5.  sollecita il Governo nazionale e la Regione Puglia ad adottare misure strutturali per il contrasto al razzismo, la tutela dei lavoratori migranti e l’integrazione sociale, riconoscendo il contributo fondamentale che i braccianti stranieri danno alla nostra economia e al nostro tessuto civile;

6.  invita il Sindaco e la Giunta Comunale a valutare iniziative culturali volte alla memoria di Bakari Sako, affinché il suo nome non sia dimenticato e diventi invece simbolo di riscatto civile e di impegno collettivo contro ogni forma di razzismo;

7.  invita tutte le scuole del Comune di Martina Franca a dedicare momenti di riflessione e di approfondimento su quanto accaduto, promuovendo tra le giovani generazioni una cultura del rispetto, dell’accoglienza e della responsabilità civica

Ecco l’intervento di Giuseppe Serio, consigliere comunale, che ha spiegato ai colleghi le motivazioni della proposta:

Ci sono morti che non fanno clamore.
Ci sono morti che sono più morti degli altri.
Ci sono morti infatti che passano, incomprensibilmente, fra l’indifferenza più o meno titale dei media.
Il 9 maggio 2026, Bakari Sako stava andando a lavorare. Aveva 35 anni, veniva dal Mali, faceva il bracciante agricolo. Si alzava all’alba come faceva ogni mattina, e quella mattina e’ stato accerchiato, insultato, picchiato e ucciso a coltellate in Piazza Fontana a Taranto. Un gruppo di giovani che girava senza meta nella notte. Nessun motivo. Nessuna ragione. Solo violenza.
Mentre moriva, ha cercato aiuto in un bar della piazza. La porta e’ rimasta chiusa.
Io porto questo ordine del giorno perche’ Martina Franca non puo’ fare finta di niente.
Perche’ il silenzio delle istituzioni davanti a certi crimini non e’ neutralita’.
E’ una scelta. Ed e’ la scelta sbagliata.
Questa storia ci appartiene. E’ la nostra storia.
Fino agli anni Sessanta, piazza Plebiscito alle quattro di mattina era piena di uomini. Braccianti martinesi che aspettavano di essere assoldati per una giornata nei campi dai proprietari terrieri o dai mediatori, i cd mbacciator. Bakari Sako stava facendo esattamente quello che hanno fatto i nostri nonni. La sua storia non e’ una storia straniera. E’ la nostra storia, con un altro volto, con un’altra pelle.
Ma non è tutto.
Bakari Sako era un uomo nero, aggredito senza alcuna ragione da giovani italiani, che poco prima avevano cercato di aggredire un altro ragazzo africano. Questo si chiama razzismo. Non e’ una parola da usare a cuor leggero, ma e’ la parola giusta. E il razzismo non e’ solo quello degli insulti urlati: e’ anche lo sguardo che si abbassa, e’ anche la porta del bar che si chiude in faccia a un uomo che sta morendo. Su quella porta chiusa pesa oggi un’indagine per favoreggiamento. Una parola burocratica per una cosa molto piu’ semplice: abbandono.
Con questo ordine del giorno chiediamo cose concrete.
Chiediamo cordoglio e condanna ferma di questo assassinio aggravato dall’odio razziale. Chiediamo che l’Amministrazionepiù di quanto non stia già facendo nella prevenzione, nell’educazione alla legalita’, nel contrasto al disagio giovanile. Chiediamo al Governo e alla Regione strumenti veri di tutela per i lavoratori migranti. Chiediamo che il nome di Bakari non venga lasciato scivolare nell’oblio. E chiediamo che le nostre scuole parlino di questo, perche’ e’ li’ che si decide che comunita’ saremo.
Chiudo.
L’altro pomeriggio in Piazza Fontana ho sentito molti dire : siamo tutti Bakari Sako.
Si’. E’ giusto. E’ necessario.
Ma ritengo sia necessario – e sono sicuro che questo consiglio saprà comprendere il significato autentico delle mie parole – uno sforzo in piu’.
Il 7 luglio 1992, a Molfetta, assassinavano il sindaco Carnicella. Don Tonino Bello, nell’omelia, disse: “Chi ha sparato non e’ un mostro. E’ un nostro! Un nostro concittadino, che, come ultima miccia, ha dato fuoco alle polveri di cui, almeno un granello, ce lo portiamo tutti nell’anima.”
Giusto sentirci Bakari Sako, vittima innocente di questa storia infame.
E’ molto più difficile, ma questo non ci autorizza ad esimerci dal fare uno sforzo in tal senso, metterci dal lato dei carnefici di questa storia vergognosa.
Cosa voglio dire? Sia chiaro: questo non significa cercare una benchè minima giustificazione o provare una qualche lontanissima forma di empatia verso gli assassini. Come può esserci una giustificazione! Come può provarsi empatia! Ma sentirsi come colui che ha chiuso la porta del bar significa rifiutare di auto assolverci. Significa non usare il nostro orrore — sacrosanto — come uno specchio in cui ammirarci. Quante volte abbiamo chiuso la porta davanti a qualcuno che si aspettava una porta aperta? Quante volte abbiamo abbassato lo sguardo? Quante volte abbiamo pensato: non e’ affar mio?
Solo se pensiamo di avere un granello di quella polvere da sparo, come diceva Don Tonino Bello, si comincia a crescere come comunita’.
E io penso che questo sia il modo piu’ vero per onorare la memoria di Bakari Sako. Di colui che tutti noi, ne sono sicuro, abbiamo sentito come un nostro fratello.

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