L’istituto comprensivo frequentato dagli studenti che il 9 giugno scorso hanno imbastito una battagli a colpi di uova, farina e zucchero, in piazza Crispi, ha deciso di sospendere l’annuale ballo di fine anno – previsto per il 25 giugno prossimo – perché sarebbe venuto meno il patto educativo tra la scuola e gli studenti.
I lettori avranno letto di quanto accaduto al suono della campanella martedì scorso, ultimo giorno di scuola, quando i ragazzi della terza media (a cui si sono aggiunti quelli di prima e seconda e alcuni studenti del liceo) hanno deciso di festeggiare la fine dell’anno scolastico lanciandosi uova, farina e zucchero. Un tipo di festeggiamento molto diffuso in tutta Italia (evviva l’originalità!), che a Bari l’anno scorso degenerò a causa del coinvolgimento di animali vivi. A Martina Franca, invece, la battaglia è durata pochi minuti, ma tanto è bastato per lerciare la piazza e il portone della scuola. Sporcizia e lerciume che ovviamente sono stati puliti dagli operatori ecologici a spese di tutta la comunità.
Non solo, secondo alcuni testimoni, in piazza sarebbero stati esplosi almeno due petardi di grosse dimensioni. Alla fine del gozzoviglio, non solo sono rimasti per terra i cartocci di farina, zucchero e uova, ma anche bottiglie di vetro rotte e numerose lattine. Uno schifo.
La scuola ha quindi deciso di tenere il punto, mostrandosi inflessibile rispetto al ruolo educativo, mostrando ai ragazzi (ma forse più alle famiglie conniventi) che ad ogni azione corrisponde una conseguenza e che “fateli divertire” come ha commentato qualcuno sui social, non vale sempre e comunque. Anzi.
Il punto è che – nonostante lo spreco di cibo – dopo il divertimento, i ragazzi e le loro famiglie, alcune delle quali al suono della campanella hanno aperto i cofani distribuendo le munizioni ai propri prodighi pargoli, non si sono impegnati a pulire, a mettere a posto.
Chissà se si comportano così, nelle loro case, chissà se a questi ragazzini i genitori si preoccupano di tirare ancora lo scarico quando vanno in bagno.
Il dubbio è lecito, leggendo i commenti.
La vicenda acquisisce un valore sociale ancora più significativo considerando quanto accade di notte nel centro storico o intorno al fast food in via Leone XIII, dove gang di ragazzini tengono sotto scacco famiglie e condomini, con urla e sbruffonate. Il diritto al divertimento viene meno quando lede gli altri diritti, ma soprattutto il buon senso vorrebbe che il diritto al divertimento sia più debole rispetto al diritto al riposo delle lavoratrici e dei lavoratori. Considerare la piazza pubblica come la propria stanzetta, andare via senza mettere in ordine, sembra quasi un sintomo di ragazzini a cui le famiglie non sono state in grado di fornire una educazione. Un vuoto a cui la scuola, giustamente, sopperisce, con i propri mezzi e con i propri strumenti.

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