A poco meno di 24 ore dalla straordinaria cerimonia di apertura della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo, dalla mia bacheca social sono quasi completamente scomparsi i commenti entusiasti nei confronti di questa bellissima opportunità per Taranto e il suo territorio, per lasciar posto alle opinioni in merito ai fischi indirizzati ieri sera al premier Giorgia Meloni. Evidentemente il mio algoritmo e le mie abitudini suggeriscono questo tipo di contenuti, sapendo che mi interessano di più, e mi fanno reagire. E quindi sono qui a scrivere.
La reazione della premier, come si legge in un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, è puntuale e rispettosa:
Comprendo perfettamente le ragioni di chi, qui a Taranto, esprime il proprio dissenso, e garantisco che sull’ex Ilva il governo sta facendo e continuerà a fare tutto quello che è in suo potere.
Riscriviamo per chiarezza: “COMPRENDO PERFETTAMENTE LE RAGIONI DEL DISSENSO”
Sarebbe bastato questo per chiudere la vicenda: la Meloni arriva a Taranto solo per vedere uno spettacolo, nonostante la vera partita dove il suo Governo è in campo non è allo Iacovone ma verso nord, verso Statte, dove quella che era l’acciaieria più grande d’Europa sta cadendo a pezzi. Lei lo sa, i tarantini lo sanno, e invece di bloccare le strade per protestare, si limitano a fischiarla. La tv di Stato, giustamente, censura, come sono censurate tutte le manifestazioni politiche che avvengono durante le iniziative sportive, il giorno dopo la premier risponde con stile, e tutto sarebbe finito in pace. Tutti hanno fatto quello che ci si aspettava da loro.
E invece no, perché i colonnelli o coloro che aspirano a diventarlo, non hanno perso l’occasione per fare quadrato (uso termini che piacciono tanto alla cultura di destra) intorno a Giorgia, arrivando addirittura a pretendere le scuse da parte di tutta la città, come ha chiesto la sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone
«I fischi rivolti ieri alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in occasione dell’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, sono stati un episodio davvero sgradevole, che non rende giustizia alla città di Taranto e alla sua accoglienza.
Credo che qualcuno debba oggi sentire il dovere di chiedere scusa, a nome della città, per quanto accaduto.
Si è trattato di una manifestazione di ingratitudine nei confronti di una presidente del Consiglio che si è attivata con grande determinazione per portare a compimento questa importante iniziativa.
Non va dimenticato che sono stati investiti centinaia di milioni di euro per consentire a Taranto di ospitare i Giochi del Mediterraneo.
Effettivamente la sola cerimonia di apertura ha rappresentato uno spot enorme per la città di Taranto, per troppi troppi anni associata a problemi, siano ambientali, sociali, di sicurezza. Quando mai Taranto ha avuto la possibilità di sfilare sul red carpet tutta in ghingeri? Ma da qui a pretendere che siccome sono stati spesi dei soldi per l’evento, tutti sarebbero dovuti essere muti e ginocchioni.
Anche il commissario straordinario Massimo Ferrarese, non evita di tornare sull’argomento:
Ma proprio perché quella di ieri doveva essere soprattutto una grande festa, non posso nascondere il mio profondo rammarico per la contestazione rivolta alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni da una parte, per quanto limitata, del pubblico presente.
Lo dico senza alcuna valutazione politica. Lo dico per una questione di correttezza, di verità e di riconoscimento del lavoro svolto.
Trovo infatti profondamente paradossale ciò che è accaduto.
È stata proprio la Presidente del Consiglio, insieme a l’allora ministro Fitto, a volermi alla guida di questo percorso attraverso la nomina a Commissario straordinario. Ed è stato proprio il Governo da lei presieduto a volere, sostenere e rendere possibile questo progetto, mettendo a disposizione le risorse necessarie e lavorando, attraverso i suoi ministri e le istituzioni nazionali, al nostro fianco per consentire la realizzazione delle opere e lo svolgimento dei Giochi.
E non si può tacere, per amore di cronaca, l”imbarazzo” che Angelo Mellone avrebbe provato ieri sera, nonostante la precisa e puntuale telecronaca della cerimonia, fatta assieme a Arianna Secondini, che hanno contribuito a rendere memorabile l’evento.
Comunque, il problema non è tanto quanto successo, ma le categorie mentali che utilizziamo per digerirlo. La Meloni è stata fischiata, e i fischi si sono sentiti in tutto il Mediterraneo. La premier – che ha concesso rarissime interviste, come ha fatto notare il giornalista del New York Times che è riuscito a farne una – ha creato una struttura protettiva capace di annichilire ogni forma di pubblico dissenso. Ci sta. Del resto quale politico vorrebbe che i fischi a lui rivolti venissero ascoltati da tutti? Il problema però è che il dissenso è il succo stesso della democrazia. Le cose non vanno bene solo perché i fischi non si sentono. Le cose vanno bene quando vanno bene davvero.
Se i Giochi andranno bene lo si dovrà a tutta la squadra e il Governo potrà prendersi i giusti meriti, ma chiedere un applauso per aver fatto in modo di rispettare gli impegni, sembra un po’ una posizione infantile. Era dovere morale e anche occasione di figura di melma internazionale non portare a casa il risultato.
La domanda che si dovrebbero porre i sostenitori della Meloni dovrebbe essere: perché i fischi? Dubito che tutti abbiano fischiato la premier per l’ex Ilva, considerando che, solo nell’ultimo mese, ha sospeso Schengen con la Spagna, causando un problema reale e concreto per i 300mila italiani che lì vivono e lavorano; la benzina e il gasolio sono saliti oltre i due euro; mezza Europa ci sta rimandando indietro i richiedenti asilo. Ci sono diverse motivazioni per fischiarla come, probabilmente – ma non mi vengono in mente – diverse motivazioni per applaudirla. Il punto è che la critica, pubblica, irriverente, è l’essenza stessa della democrazia. Non è un insulto personale, è una variabile nel gioco delle parti. La Meloni lo sa e commenta con stile. I suoi colonnelli un po’ meno, tanto addirittura da invocare le scuse pubbliche.
Questo modo di controllare la comunicazione (o meglio, questo tentativo di imbrigliarla e ridurla a mera propaganda) sta profondamente asciugando il dibattito pubblico, che è ormai ridotto a una sfida tra ultras. Non può esserci dialogo e compromesso tra due tifoserie. È ontologicamente impossibile. Ma più passano gli anni più sembriamo esserci disabituati al dissenso. Quanti politici locali vedete che si offendono se vengono criticati, o addirittura evitano i dibattiti pubblici? E quanti di noi ci accendiamo se riceviamo critiche? È uno degli effetti collaterali di aver delegato la comunicazione (in particolare quella partitica) al social. Echo chambers, una platea di follower, post virali, video con l’AI. Ma dov’è la proposta politica? Dov’è l’idea? Bisogna solo tifare e condividere, tifare e condividere.
Mi ha colpito, nell’intervista alla Meloni sul NYT, quanto scrive il giornalista in merito alle critiche ai risultati economici dell’Italia. Si legge, nel pezzo, che la Meloni si sarebbe infuriata. Forse non gradisce i “no” come risposta? Eppure nella stessa intervista si può leggere che i “no” sono la cosa che la mobilita di più. Se quanto affermato fosse vero, allora, i fischi di Taranto dovrebbero essere una motivazione sufficiente a dare al Governo la spinta giusta per risolvere il bubbone ex Ilva.

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