L'era digitale manda in pensione la pellicola. Inaugurata la stagione cinematografica del Teatro Verdi

MARTINA FRANCA: La pellicola andrà presto in pensione, solo un anno di tempo per l’adeguamento delle sale cinematografiche, e poi, da gennaio 2014, i film verranno distribuiti solo in versione digitale e chi non si è adeguato, per i costi eccessivi o per presa di posizione contro la nuova distribuzione, purtroppo, seguirà la pellicola nei musei.

Grazie al contributo regionale, che copre il 50% del costo totale (98 mila euro), anche il Verdi dopo mesi di incertezza, ha deciso di adeguarsi e affrontare questa nuova sfida che, secondo le parole di Giulio Dilonardo, proprietario dello storico contenitore culturale martinese, “non è una scelta imprenditoriale vantaggiosa, ma è una scelta di cuore. Sono molto legato a questo teatro”.

Nonostante uno dei motivi che ha dato il via al passaggio dall’analogico al digitale è l’incremento dei costi delle pellicole e della diffusione di una distribuzione meno costosa, Giulio Dilonardo, in vertià insieme a molti suoi colleghi, ritiene questo passaggio non economicamente vantaggioso.

La nuova programmazione cinematografica del Cinema Teatro Verdi, come dichiara lo stesso Dilonardo, punterà inizialmente a  film commerciali per ammortizzare un pò il costo di questo passaggio, lasciando però spazio ad una collaborazione con l’Amministrazione che, se lo ritiene opportuno, potrà usufruire degli spazi del Verdi per organizzare una programmazione alternativa a quella più fruttuosa con film di qualità.

Arriva l’era tecnologica e il romanticismo segue in soffitta le pellicole in celluloide, come normale che sia. Ogni rivoluzione, seppur fondamentale, lascia sul campo qualche sacrificio, utile al cambiamento.

Il ricordo va al passato, al cinema degli albori del ‘900. La pellicola, inventata da George Eastman nel 1885, poi all’invenzione del XX secolo dei fratelli Lumière e l’esplosione del cinema commerciale, successivamente, per mettere ordine in un mercato dove circolavano film pirata e macchine contraffatte, fu deciso di passare alla pellicola 35 mm, la più usata, seguendo un progetto di Thomas Edison, che l’aveva usata per primo. Negli anni ’30 arriva il colore e il trionfo della Eastmancolor con il film “Via col vento”, mentre con Technicolor cominciarono a svilupparsi i grandi formati come il cinemascope.

Il crollo del “Nuovo cinema Paradiso” è quel sacrificio utile, quell’agnello sacrificato sull’altare della rivoluzione tecnologica.

Chissà se un giorno, in una delle nostre soffitte, in un angolo, impolverata, una di quelle pellicole perdute non ritroverà la luce, magari di un proiettore, e chissà se noi, nella fredda era tecnologica, avremo la capacità e la sensibilità di commuoverci d’avanti alla scena finale del film di Tornatore. Forse quella pellicola ritrovata in soffitta sarà il montaggio di baci passati, censurati dalla nostra memoria.

La rivoluzione, quindi, sta per arrivare e tutte le sale dovranno adattarsi, o pagarsi la pellicola ad un esorbitante prezzo di costo.

Nonostante la nostalgia i vantaggi per gli spettatori, e per i gestori delle sale, sono moltissimi. Il film viene proiettato è compresso in un file, simile a quelli presenti nei normali computer, arriva al cinema su supporto digitale o via satellite, viene decriptato e scaricato sul disco fisso di un potente server centrale. Infine, attraverso un lettore, viene trasmesso ad un proiettore digitale che lo riproduce sullo schermo in altissima definizione.

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