Elezioni 2013. Nessun voto è sbagliato. Chi vince, chi perde, chi non ha giocato.

franco-ancona-ringrazia-martina-francaMARTINA FRANCA – Urne chiuse, risultati chiari, il Papa dimissionario e un pareggio al Senato che sembra quasi quando cade una monetina e rimane in piedi di taglio. Una cosa praticamente impossibile, ma non imprevedibile, considerando che la legge elettorale voluta dal centrodestra e scritta da Calderoli della Lega offre il Senato ai risultati di regioni particolari, Lombardia in testa, facendo in modo che, nonostante si siano presi più voti in assoluto, questi non bastino a governare.

A Martina Franca è necessario però fare una riflessione: il voto avrà una ricaduta locale oppure no? Delle due l’una: o il voto di domenica riguarda Roma e non ce ne frega niente, ci basta continuare ad occuparci del nostro Festival, del capocollo, della Bit, del Centro Storico, del calcio, oppure ha un riflesso locale non solo per le politiche che si decideranno a Roma e di cui Martina Franca subirà comunque le conseguenze, ma anche per gli equilibri interni ai partiti.

Secondo la prima possibilità, dopo le elezioni non cambia nulla: il sindaco di centrosinistra governa la città, il Partito Democratico è maggioranza assoluta in Consiglio, l’opposizione è frammentata in tre e per il resto tutt’apposto, anche la famiglia.

Se invece propendessimo per la seconda possibilità, noteremmo immediatamente che il consenso al Popolo della Libertà è diminuito molto di più, in percentuale, rispetto a quello del Pd. L’unica evidenza è che il Partito Democratico ha perso duemila voti rispetto alle amministrative, un calcolo che dovrebbe includere anche i voti presi dal Sindaco e quelli del consigliere regionale Pentassuglia. Da essere i più suffragati a Martina Franca a perdere le elezioni. La loro scelta di non impegnarsi, il primo per un non ben chiaro intento di tutelarsi (da chi? da cosa?), facendo finta di non sapere che comunque la scelta dei martinesi alle ultime amministrative è stata “politica”.

Ma potrebbe essere una premessa mancata a spiegare quello che è accaduto. Proviamo a farla noi, con il dovuto rispetto, ossequi e umiltà nei confronti di chi in qualche maniera ha scelto di non “sporcarsi le mani”. Se la politica negli ultimi vent’anni ha assunto una dimensione personale: un candidato è capace di raccogliere voti a prescindere dalla sua proposta politica ma basando la richiesta di consenso sulla sua persona. La morte delle ideologie, che altro non è che la morte cerebrale di alcuni partiti, ha legittimato la dimensione baronale della rappresentanza, confondendo il consenso politico con il consenso personale. Se questo virus, questo schema mentale è tipico dei partiti carismatici come il Popolo della Libertà, o l’Unione di Centro e financo Sel, che ha goduto del capitale vendoliano ma ha saputo trasformarlo in consenso politico grazie all’azione dei suoi amministratori che, comunque, non si sono sottratti dal fare campagna elettorale, il Partito Democratico ne doveva essere immune, tanto da essere l’unica forza politica a non avere il nome del leader scritto sul logo.

Bene, probabilmente questa certezza viene meno quando, ascoltando opinioni di dirigenti, o ex dirigenti democratici, si sente dire che lo scarso successo è dovuto alla “mancanza di un candidato del territorio”. Affermare questo significa mettere in discussione, davvero, due principi importanti, uno politico e l’altro amministrativo, cioè politico dell’amministrazione Ancona.

Il primo riguarda il consenso: se si è alternativi al centrodestra, la raccolta di consenso deve basarsi sulla proposta politica diversa, e non sulle persone tout court, a prescindere dalla loro collocazione, altrimenti votare PD o PDL è la stessa cosa dipende dal candidato.

Il secondo riguarda il principio che finora ha animato l’amministrazione Ancona, ovvero quello di fare rete sul territorio, di preoccuparsi di Taranto e di Locorotondo con la consapevolezza che Martina Franca non è un’isola. Se si sostiene che il PD locale non ha fatto campagna elettorale per la mancanza di un candidato martinese, si sconfessa questo principio dell’amministrazione, relegando a pura propaganda la volontà di fare rete.

Per questo motivo il passo indietro di Pentassuglia, fatto spostando l’attenzione su un partito che prende decisioni contro il territorio (a cui viene di rispondere: “Scusa Donato, ma il partito chi è?”) assomiglia più ad un gesto di snobismo politico, gravemente irresponsabile, perchè ha legittimato il tirare i remi in barca a tantissimi militanti e che lo accomuna al gesto di mezza giunta e di Franco Ancona che non hanno voluto esporsi troppo in una campagna elettorale giocata sul tema della “martinesità”, a cui avrebbero dovuto rispondere che “tecnicamente non esiste”.

Confondere il consenso personale con il consenso politico è pericoloso e poco “di sinistra”. E mettere sul piatto della bilancia il proprio consenso, arrivando a spostarlo (la “libertà di voto” implica che ci sono momenti in cui non si è liberi di votare), è grave atto di irresponsabilità che dovrebbe avere conseguenze politiche, ma ne avrùà sicuramente elettorali, considerando che il successo del Movimento 5 Stelle non è legato agli uomini (qualcuno li conosce?) ma alla proposta, alle idee, diffuse certamente meglio da un comico che da politici troppo indeboliti da anni di attacchi, dai sentimenti anticasta, dalle loro troppe irresponsabilità.

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Commenti

2 risposte a “Elezioni 2013. Nessun voto è sbagliato. Chi vince, chi perde, chi non ha giocato.”

  1. Avatar Vito Pastore
    Vito Pastore

    Analisi e considerazioni condivisibili, ma resta una terza via che avete taciuto. Le scorse amministrative le ha vinte la sinistra o le ha perse il centrodestra diviso? Resta il merito di Chiarelli di aver doppiato i voti del PDL targato Nessa.

  2. Avatar Vito Pastore
    Vito Pastore

    Analisi e considerazioni condivisibili, ma resta una terza via che avete taciuto. Le scorse amministrative le ha vinte la sinistra o le ha perse il centrodestra diviso? Resta il merito di Chiarelli di aver doppiato i voti del PDL targato Nessa.

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