WWF Martina Franca: "Il ritorno dei lupi, risorsa importante per l’equilibrio dell’ecosistema"

La foto di un lupo nel Parco dell’Alta Murgia (Repubblica Bari)

Negli ultimi anni  – inizia così un comunicato stampa del WWF di Martina Franca l’altopiano delle Murge è interessato dalla ricomparsa del lupo (Canis lupus), con l’insediamento di nuclei riproduttivi nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia“.

Sono passati circa due anni da quando fu avvistato il primo lupo, in realtà trovato morto il 10 agosto 2010 sulla Santeramo-Laterza, investito probabilmente da un’automobile, e da quando furono fotografati, nell’ambito del progetto “Monitoraggio dei carnivori”, dei giovani lupi nel Parco dell’Alta Murgia proprio mentre cacciavano. In quell’occasione il direttore generale del Parco, Fabio Modesti, per contrastare quell’antica paura verso questo animale e per prevenire il diffondersi di un insensato allarme, dichiarò al giornale “La Repubblica” che il lupo se non è aggredito non è pericoloso per l’uomo sottolineando: “sono più pericolosi i cinghiali che sono la loro preda“.

L’Associazione WWF Martina Franca, nella persona del dott. Gianpasquale Chiatante, afferma che i lupi che frequentano il nostro territorio, molto probabilmente, sono individui giovani, “esploratori” alla ricerca di nuovi territori da colonizzare smentendo la voce che siano stati effettuati delle immissioni di lupo nei nostri boschi al fine di limitare la diffusione dei cinghiali.

Il WWF punta il dito contro chi, per risolvere il problema del bestiame, definisce “la cattura organizzata, per trasferire gli animali altrove, come unico strumento utile alla prevenzione del bestiame” affermando: “Quando il lupo scomparve dal territorio murgiano all’inizio del ‘900 si determinò un rapido adattamento dell’allevamento all’assenza dei grandi predatori, abbandonando tecniche di prevenzione tradizionali, come l’uso di cani da guardia. Da esperienze condotte in Italia e in contesti internazionali si riesce a minimizzare il conflitto tra predatori e zootecnia soprattutto con la sinergia di più azioni, come l’utilizzo di cani da guardia ben addestrati, la posa in opera di recinzioni e il ricovero notturno del bestiame“.

La difficoltà nel distinguere, secondo il WWF, l’azione di cani randagi da quelle dei lupi amplifica la percezione  che si ha dell’impatto di questo animale sul territorio: “I cani padronali vaganti, i cani randagi e i cani inselvatichiti sono infatti responsabili di molti attacchi al bestiame domestico che, erroneamente attribuiti al lupo, concorrono a quel clima di avversione verso il predatore che è alla base di molti degli atti di bracconaggio, rappresentanti la principale causa di mortalità del lupo in Italia“.

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È necessario sottolineare, anche, che i danni economici causati dal lupo sulla Murgia risultano, in assoluto, notevolmente inferiori a quelli causati da altre specie selvatiche.

Ma perché si ha paura del lupo? La causa di queste fobie ha radici antichissime e si ritrova in tantissime storie e leggende che hanno fatto del lupo, anche nelle favole per bambini, un animale cattivo. Anche alcuni atteggiamenti prettamente umani vengono associati a questo animale, forse per edulcorare una realtà completamente diversa, di un uomo a volte più animale dell’animale stesso, fino ad arrivare alla creazione dell’uomo lupo. Come, per esempio, si racconta nelle Metamorfosi di Ovidio di Licaone, un uomo spietato e contraddittorio che, dopo la visita di Giove che lo punisce per  la sua crudeltà, si trasforma in quello che noi oggi chiamiamo “Licantropo”, un essere per metà uomo e per metà lupo. Sembra più facile, in questo modo, accettare che la cattiveria dell’uomo sia di provenienza animale. Come non far riferimento, poi, al lupo cattivo delle fiabe per bambini che, insieme all’uomo nero, sono diventati strumenti utili per “addomesticare” i figli: “se non dormi viene l’uomo nero a portarti via” oppure “viene il lupo cattivo a mangiarti”.

“Attenti al lupo” o “In bocca al lupo”? In ogni caso speriamo che sia sempre l’animale a crepare per primo.

La conservazione del lupo – continua il WWF – è un nostro dovere ed è una parte importante dello sforzo che deve essere messo in atto per mantenere la biodiversità ed assicurare la funzionalità degli ecosistemi presenti nel nostro Paese, ecosistemi che noi stessi abbiamo contribuito ad alterare con azioni sciagurate. Come le immissioni scellerate di cinghiali, effettuate soprattutto dal mondo venatorio, in un ecosistema non in grado di sostenere la presenza di questa specie, che quindi si sta rivalendo sulle colture agricole”.

L’associazione WWF Martina Franca – si conclude così il comunicato stampa – farà il possibile perché si faccia attenzione al lupo, alle scelte gestionali che gli Enti pubblici vorranno intraprendere ed alla tutela di una specie il cui ritorno rappresenta una risorsa importante per l’equilibrio dell’ecosistema in cui viviamo.

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