MARTINA FRANCA – Il Comune di Martina Franca, grazie al lavoro dell’assessore alle Politiche Sociali Donatella Infante e del Consigliere comunale e Presidente della Commissione dei Servizi Sociali Franco De Mita, ha ufficialmente indicato il giorno per l’elezione del Consigliere straniero aggiunto. Il 27 ottobre, infatti, 5 candidati, fortuitamente tutti albanesi, si contenderanno l’unico posto disponibile per rappresentare in Consiglio Comunale tutta la popolazione straniera residente a Martina .
L’iniziativa era stata inserita negli indirizzi di governo di questa amministrazione e c’è voluto un anno, l’anno zero, come ci conferma uno dei più attivi sulla questione, il consigliere Franco De Mita, per riuscire a portare a termine questo progetto.
“Ci siamo attivati sin da subito per raggiungere l’obiettivo- commenta Franco De Mita, intervistato sulla questione dalla nostra Redazione – c’è voluto un po’ di tempo, ma ora stiamo per concretizzare uno degli indirizzi di Governo questa amministrazione. Sarà l’anno zero, una pietra importante per la costruzione di un percorso che non dovrà arrestarsi“. Per questo si è resa necessaria la modifica dello statuto comunale, con l’introduzione dell’art. 58 bis rubricato “Consigliere straniero aggiunto”, e la redazione del regolamento per l’elezione dello stesso consigliere.
Franco De Mita, presidente della Commissione dei Servizi Sociali, ha voluto sottolineare la coralità di questo successo: “L’operazione è stata corale, oltre il mio impegno c’è stato il contributo fondamentale dall’assessore Infante e del consigliere Giuseppe Cervellera, ma ci tengo a dirlo con tutta onestà che tutta la commissione ha affrontato la questione in maniera propositiva, sia i membri di maggioranza che di opposizione“.
Il 27 ottobre, per la prima volta nella storia di Martina Franca e in linea con quanto sta accadendo nel resto d’Italia, gli stranieri residenti in città avranno un loro rappresentante.
Ma chi potrà votare?
“Tutti coloro i quali si sono iscritti alle liste elettorali, circa 800 persone – continua Demita – potranno votare uno dei 5 candidati che, per difficoltà oggettive, sono risultati tutti albanesi.”
Di quali difficoltà parliamo?
“Abbiamo molte comunità a Martina, le più numerose sono quelle degli albanesi, dei rumeni e dei georgiani. Molti di loro, soprattutto rumeni e georgiani, sono badanti, quindi con poco tempo a disposizione“.
Un duro lavoro che impegna tutta la giornata, spesso anche la notte e molto spesso senza alcuna garanzia. Un lavoro a tempo pieno e allo stesso tempo legato alla vita degli assistiti.
Perché un consigliere straniero a Martina?
“Riteniamo molto importane il coinvolgimento di chi abita a Martina da molti anni e non ha mai avuto riferimenti istituzionali. Ora abbiamo avviato un percorso che sarà certamente lungo, non risolveremo tutti i problemi, ma sarà importante il costante dialogo tra noi e loro attraverso un riferimento istituzionale in comune”.
Ma è importante che tutti i gruppi trovino in quel rappresentante un riferimento comune, avvierete iniziative collaterali per far interagire i diversi gruppi tra loro?
“Sarà importante, da parte nostra, impegnarci per coinvolgere tutti gli stranieri, anche i non albanesi, affinché vadano a votare uno dei 5 candidati nonostante appartenenti a gruppi diversi. Ma fa parte della partita, sono delle elezioni a tutti gli effetti, ma bisogna far crescere questa cultura della partecipazione“.
Come?
“Molto dipenderà da noi. Per esempio l’organizzazione di questi comizi elettorali potranno e dovranno essere un momento per iniziare a guardarsi in faccia, per dire non ci siamo solo noi, ma ci siamo tutti: albanesi, martinesi, rumeni, russi, cinesi… è chiaro che ci dev’essere una grande capacità di ascolto e volontà di mettersi in discussione, ma questo riguarda tutte le persone non solo chi ha difficoltà ad integrarsi“.
Un percorso che inizia con l’istituzione di un rappresentante per tutti gli stranieri, ma che per partire poteva servirsi anche di altre iniziative…
“Il percorso che bisogna avviare è quello di un processo culturale di integrazione continua e costante. Ci sono famiglie che si sono integrate meglio di altre, per svariate ragioni, ma quello che bisogna fare è abbattere le barriere non sono mentali, ma anche fisiche. lo sportello degli immigrati fa un gran lavoro a Martina e poi c’è, per esempio, Padre Eugenio di Cristo Re che da alcuni anni svolge un lavoro di raccordo con una fetta di queste persone offrendo loro delle possibilità. Nel tempo è diventato un punto di riferimento per molti“.
Il processo di globalizzazione in cui siamo inseriti ci richiama ad un impegno che come cittadini non possiamo ignorare, si legge nella relazione di Donatella Infante, gli immigrati rappresentano, infatti, una realtà significativa in continua evoluzione nel territorio nazionale ed anche locale, pertanto l’obiettivo da perseguire deve essere finalizzato alla promozione di una cittadinanza democratica che riconosca a tutti uguali diritti e doveri, come ci conferma anche De Mita durante l’intervista.
“Uno degli obiettivi che stiamo valutando con l’assessore (Donatella Infante) è quello di dare lo Ius soli ai cittadini che nascono in Italia (acquisizione della cittadinanza come conseguenza del fatto giuridico di essere nati nel territorio dello Stato, qualunque sia la cittadinanza posseduta dai genitori) fino a quando questa cosa non diventi legge dello stato”.
Una grande occasione per Martina e per tutta la comunità.
“Quello che è successo a Lampedusa può sembrarci distante, ma è molto vicino. Sono persone che chiedono aiuto all’Europa e chiedono aiuto a noi. Non fanno altro che quello che facevano gli italiani 50 anni fa. Tanta gente emigra dalle proprie realtà, ed è quello che tutt’ora succede con molti ragazzi italiani che si spostano per trovare occasioni differenti di emancipazione, di lavoro… spesso può succedere che non trovano sboccano qui in Italia, succede da sud a nord e può succedere da un paese all’altro. Penso che questa sia un’occasione per crescere e per avere una visione differente che non può essere solo basta sull’oggi, tante città italiane ed europee ormai hanno un insieme di gruppi e di etnie che convivono con molta tranquillità, noi dobbiamo crescere e sviluppare i nostri processi culturali e mentali verso questa possibilità, perché non dobbiamo solo prendere e pretendere. Vedi le badanti, loro risolvono tanti problemi delle famiglie, oppure come quelle persone che accettano di fare dei lavori umili, sottopagati, che noi italiani non vogliamo fare. Dobbiamo renderci conto che quello che riceviamo è tanto, dovremmo dare qualcosa a queste persone, ci sono processi utili che bisogna spingere per far crescere sia i diritti che i doveri di queste persone che abitano in Italia”.
Ma Martina Franca come reagirà?
“Ritengo che una fetta consistente delle nostre famiglie abbia al suo interno almeno un volontario. Ci sono tante associazioni di volontariato e sono tante le persone che donano una fetta del proprio tempo agli altri. Esiste una cultura della donazione del tempo, per questo ritengo che Martina sia una città disponibile, ma è chiaro che possono esserci delle idee differenti. Però è vero anche che quando tocchi con mano le problematiche delle persone il discorso cambia. Una cosa è dire ‘gli immigrati’, mantenendosi larghi e generici, una cosa è dire ‘la persona che mi sta affianco’. Bisogna comunque interagire sempre, è lo scambio reciproco ad arricchirci”.
Il Consigliere straniero deve essere maggiorenne, residente nel Comune di Martina Franca da almeno un anno. E’ chiamato a partecipare ai lavori del Consiglio Comunale con diritto di convocazione alle sedute del Consiglio, di informazione preliminare sugli oggetti trattati, con solo diritto di parola, senza diritto di voto. Può intervenire tutte le volte che lo ritiene opportuno, facendosi portavoce di proposte e iniziative, e nel merito di tutte le questioni discusse nel Consiglio Comunale con pari dignità dei Consiglieri eletti e può, inoltre, partecipare ai lavori delle Commissioni Consiliari permanenti e delle commissioni speciali.

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