Si fa presto a dire start up e nuove tecnologie, turismo e barocco, quando il settore dell’allevamento e dell’agricoltura, solo a Martina Franca, rappresenta quasi il 40% della produzione locale. Una cifra enorme che non può essere sicuramente non tenuta in considerazione da chi si appresterà a governare Martina Franca. 1100 aziende che ogni giorno producono latte o latticini, carne, frutta, cereali, aziende sparse per l’enorme territorio delle campagne di Martina Franca che rappresentano il fiore all’occhiello di una città che spesso si dimentica dei suoi figli più produttivi. Sarà quella puzza di merda e quelle mani sporche, saranno le facce scolpite dal sole o dal freddo, ma in città sembra quasi esistano e hanno diritto di parola solo quelli che hanno un lavoro in giacca e cravatta. Eppure contadini e allevatori, nelle aziende famigliari, rappresentano il grosso della nostra ricchezza, anzi, il nucleo più antico: furono le famiglie di allevatori a permettere a Martina Franca il barocco e l’arte, mica le trattorie e i bed & breakfast.
Per questo motivo quando si parla di turismo come nuovo asset di sviluppo, non si può non tenere conto dei grandi cambiamenti in corso a livello globale, della riduzione delle materie prime e in particolare del petrolio, di una povertà che si sta diffondendo sempre più. E il turismo rischia, se non ci facciamo bene i conti, di rappresentare un ricordo lontano di quando viaggiare non era un lusso per pochi ma una realtà di molti. Per questo motivo il mondo dell’agricoltura e dell’allevamento locale, che ogni giorno lotta contro i prezzi sempre più bassi del latte e quelli sempre più alti del fieno, potrebbe rappresentare quell’interruzione di schema che permetterebbe alla città non solo di riprendersi, ma anche di trovare una nuova ed efficace strada da percorrere. Unire il turismo all’agricoltura (agriturismo: ci sono regioni che sono diventate ricche grazie ad esso), magari attraverso l’utilizzo intelligente e strategico delle nuove tecnologie, potrebbe essere la soluzione migliore per una città che vuole cambiare.
Questo viene in mente passeggiando tra le varie razze di vacche che sono state ospitate a Ortolini, in questi giorni di fiera, mentre l’assessore regionale Stefano faceva i saluti di rito, le vacche incuranti mangiavano e ruminavano. E male che vada, sembrano dirci, avremo sempre da mangiare.
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