
Un caldo estivo ha accolto i lavoratori dell’ITN, l’industria di confezioni della famiglia Nardelli, per una manifestazione organizzata velocemente a seguito della comunicazione di apertura della procedura di mobilità. La mobilità è l’anticamera del licenziamento. La Filctem Cgil ha ritenuto opportuno chiamare in piazza i lavoratori per spiegare ai cittadini cosa sta accadendo, da almeno un anno, tra l’azienda e i suoi dipendenti. Perchè l’argomento è di pubblico interesse, la Cgil ha deciso di chiamare in piazza i candidati sindaco e rappresentanti istituzionali. Quasi tutti hanno risposto all’appello. Mancava Michele Marraffa, Leo Cassano e Franco Mariella, e il consigliere regionale Donato Pentassuglia, l’assenza che è tra le più sospette. C’era, ma solo a metà, l’avvocato Gianfranco Chiarelli, consigliere regionale per il Pdl, che appena dopo essere stato intervistato da una tv locale, è sparito.
Ad onor del vero, Marraffa ha mandato un comunicato stampa ieri per esprimere la sua posizione in merito alla vicenda, il cui contenuto è stato pressochè simile a coloro che erano in piazza: “collaboriamo e troviamo il modo di uscirne”. Ovvero: della vicenda non conosciamo nulla, ma speriamo bene.
Nel frattempo, dietro le quinte, dietro la fila di chi doveva intervenire, alcuni candidati o loro collaboratori incitavano i lavoratori a prendere la parola, in puro stile demagogo, che serve solo a far confusione. I lavoratori, molto intelligentemente hanno risposto: “Per noi parla il sindacato, non è questo il luogo dove ci esprimiamo“.
E questa frase è un po’ la sintesi della giornata: in piazza si va per farsi vedere, per farsi pubblicità, così come sono andati i candidati, i lavoratori invece, che la situazione la vivono sulla loro pelle non hanno bisogno di gridare al microfono il fatto di essere stati presi in giro per un anno da una società la cui proprietà non è nemmeno martinese, ma risiede in Irlanda, che sposta capitali in tutto il mondo, di cui Mimmo Nardelli, famoso e famigerato patron, non è nemmeno proprietario, o amministratore. Gli operai lo sanno che “gli sono stati tolti i migliori anni della loro vita“, come diceva un operaio della Miroglio a Ginosa e sanno anche quello di oggi è solo il primo passo in percorso che durerà almeno 75 giorni, il periodo in cui è possibile far ritirare la procedura di mobilità.
Alla manifestazione ha partecipato anche un operaio della Miroglio di Ginosa, per dimostrare la solidarietà dei lavoratori e il fatto che la lotta non appartiene solo ai lavoratori dell’ITN, ma è globale: un sistema che ha favorito la fuga all’estero di capitali e know how, perchè costa meno, perchè rende di più. Al territorio sono rimasti capannoni abbandonati e disoccupazione, sono rimasti i cocci di un vaso che è costato la vita di famiglie intere.
Giuseppe Massafra, nel suo intervento conclusivo, ha ricordato a chi era intervenuto che la Cgil e i lavoratori staranno con il fiato sul collo alla prossima amministrazione, perchè è stato promesso confronto e il confronto cercheranno. Non solo, Massafra ha ribadito che il rischio maggiore che questo territorio corre è che si perdano le abilità di migliaia di persone, esperienze di professionisti dell’arte delle confezioni, il lavoro quindi non come forma di assistenzialismo, ma come forma di contributo alla comunità. I lavoratori oggi c’erano, e conoscendoli, ci saranno anche quando la campagna elettorale sarà finita.

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