
Il futuro del Centro Servizi è stato al centro del primo incontro ufficiale tra la delegazione di Confindustria di Martina Franca, guidata dall’avvocato Giuseppe Ancona, amministratore unico di ICA srl e la giunta di Martina Franca, rappresentata per la prima parte da Nunzia Convertini, che in qualche maniera giocava in casa, considerando la sua esperienza lavorativa all’Itn di Nardelli, e Pasquale Lasorsa, in qualità di vicesindaco. Contemporaneamente, infatti, c’era l’incontro sulla circonvallazione, con la presenza del Presidente della Provincia Gianni Florido. Franco Ancona e Franco Convertini sono intervenuti a lavori già avviati.
L’incontro si è svolto al Museo delle Pianelle e ha visto la partecipazione sia del presidente di Confindustria Martina Franca, che dal presidente proviciale Enzo Cesareo.
Per il futuro di Martina Franca, secondo l’idea degli industriali, abbiamo sentito Giuseppe Ancona: “Noi vorremmo collocare nel Centro Servizi il Distretto Produttivo della Moda, che ha sede legale a Martina Franca, ma effettivamente è in Confartigianato a Bari. Le riunioni si tengono là, proprio perchè la sede del Centro Servizi non è mai stata completata. Nel momento in cui avremo la giusta collocazione del Distretto lo riporteremo nella sua sede naturale“, dice Ancona a Martina News.
Ma non basta. Il Centro Servizi, con gli oltre 2.500 metri quadrati può ospitare ben altro: “Localizzeremo un’agenzia per l’internazionalizzazione che aiuti le piccolissime imprese ad andare all’estero e che consolidi l’export delle grandi imprese“.
“Poi porteremo all’interno del Centro Servizi la sede di Confindustria, consentendo consentendo che tutte le competenze siano all’interno di un’unica struttura“.
Si intende questo per “incubatore di imprese”?
“Anche. All’interno ci saranno anche le startup, ma la vocazione principale è l’export. L’imprenditore si potrà rivolgere e trovare le competenze che gli servono, andando a sopperire le mancanze di ognuno. Il Centro Servizi deve aiutare l’imprenditore a portare il suo prodotto sui mercati esteri, dove può trovare uno sbocco“.
La mancata realizzazione definitiva ha in qualche maniera inciso nella crisi del tessile martinese?
“Si sono perse delle opportunità. L’attenzione all’export poteva essere anticipato di almeno una decina d’anni, però meglio tardi che mai. Se tutte le imprese martinesi fossero state in grado dieci anni fa di esportare i propri prodotti all’estero certamente avrebbero sentito molto meno la crisi, avendo frazionato il rischio, mentre chi ha continuato a vendere i propri prodotti sul mercato italiano si è trovato nel bel mezzo della crisi“.
Si dice che gli imprenditori martinesi non siano stati mai capaci di fare sistema. Basterebbe un edificio per risolvere questo problema?
“E’ una questione di mentalità, però può essere che la crisi aiuti ad essere più aperti. C’è più disponibilità da parte di tutti ad aprirsi a nuove idee. Se si resta concentrati su idee vecchie la fine naturale è la chiusura dell’azienda. Oltretutto abbiamo la presenza a Martina Franca di tre consorzi export, composti da cinque aziende per ognuno di essi“.

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