Delle due l’una: o è stato un errore grossolano perché si sottovaluta l’importanza che in un momento di crisi sociale può assumere la consulta, oppure, messa da parte la mala fede, è una scelta dettata dal timore di perdere l’egemonia.
Delle due l’una: o si sottovaluta, o si sopravvaluta. Nel mezzo, nulla, se non la proposta dell’Udc di modificare i termini, e l’astensione di Aldo Leggieri.
Il Presidente della Consulta Giovanile, secondo lo statuto approvato dal Consiglio Comunale deve essere “di diritto” l’assessore alle Politiche Giovanili: Stefano Coletta.
Non ci è ancora chiaro cosa sia peggio per un governo di centrosinistra, eletto da una maggioranza corposa di martinesi che hanno scelto di cambiare: sottovalutare i giovani, su cui si è fatta la campagna elettorale, o impedire loro di partecipare davvero, considerando che il posto più in alto è già occupato.
Proprio questa condizione, al netto delle intenzioni, è la prima causa di allontanamento dei giovani dalla politica attiva: tanto decidono loro, tanto sanno tutti rubare, tanto sono tutti uguali. Siccome sappiamo per certo che non sono tutti uguali, questa storia dello Statuto della Consulta ha un sapore amaro, molto amaro.
La partecipazione, di cui abbiamo già parlato, si basa sul presupposto fondamentale che l’azione attiva possa davvero portare a un risultato e che questo risultato non sia dovuto a forze esterne al contesto in cui si è scelto di operare. La Consulta Giovanile è uno strumento delicato, pensato per avvicinare i giovani alla macchina amministrativa da un lato, mentre dall’altro di avvicinare l’amministrazione ai giovani.
Mica facile superare il gap tra politica e società che in questi anni si è prodotto, quella frattura profonda che molto spesso è insanabile. E la strada peggiore, senza dubbio, è dimostrare di aver timore di una partecipazione democratica, scegliendo di mettere dei paletti, un limite ad essa, quando essa già manca. La scelta del Presidente, mostra proprio questi limiti: si partecipa sì, ma fino ad un certo punto.
La giustificazione ufficiale è la necessità di una garanzia, appunto, che lo strumento non sfugga di mano. Ma proprio questo timore rende praticamente inutile ogni tipo di partecipazione. Che senso ha spendere tempo e risorse in un progetto che ha il nome di qualcuno e che servirà a qualcosa di già deciso? Nulla, praticamente. La Consulta deve partecipare con la giunta, non alla giunta. Una differenza sostanziale, in cui si riconoscono ai due organismi funzioni diverse ma pari dignità.
Poi c’è la politica praticata: ci chiediamo quanti tra i consiglieri di maggioranza non avrebbero approvato l’emendamento proposto dall’Udc, ci chiediamo come mai si sia fatta una scelta del genere, se è vero quello che si dice che sia stato l’assessore stesso a pretendere di essere messo a capo di questo progetto.
Le risposte non servono, non ci interessano. Non queste almeno. Abbiamo verificato quanto detto in Consiglio che tutti gli statuti delle Consulte sono uguali. Bene, abbiamo digitato su Google “statuto consulta giovanile” e nella prima pagina ne sono comparsi diversi: Torino, Agrigento, Malcesine, Minerbio, Narni, Oristano, Pioltello, Ponte San Pietro. Città a caso, decise dallo spider di Google, ma da i cui statuti, facendo una comparazione, molto è stato preso per stilare il nostro. Ecco cosa dicono gli statuti:
- Torino: il Presidente dell’Assemblea e l’Ufficio di Presidenza vengono eletti dall’Assemblea nella sua prima riunione, a maggioranza assoluta dei componenti. Dura in carica un anno, alla scadenza dell’incarico può essere rieletto. In assenza del Presidente ne fa le funzioni il Vicepresidente.
- Agrigento: Il Presidente ed il vice Presidente vengono eletti dall’Assemblea nella prima adunanza utile e comunque entro il termine di dieci giorni dall’insediamento della Consulta. Sin quando non si addiviene all’elezione, svolge le funzioni di Presidente il componente più giovane.
- Malcesine (VR): Non è prevista la carica di Presidente, ma della consulta fanno parte il Sindaco, l’Assessore al ramo e due consiglieri, uno di maggioranza, l’altro dell’opposizione.
- Minerbio (BO): Il Presidente viene eletto dai componenti della Consulta nella prima riunione della stessa a scrutinio segreto in prima votazione con maggioranza qualificata dei 2/3 dei componenti in carica. Nel caso in cui non si raggiunga la maggioranza stabilita si procede, nella stessa seduta, ad una successiva votazione e risulterà eletto il candidato che ottiene più voti e, in caso di parità di voti, il candidato più anziano di età.
- Narni (TR): Non è prevista la carica di Presidente, ma di due portavoce tenendo conto della rappresentanza di genere.
- Oristano: La carica di Presidente della Consulta viene esercitata dall’Assessore alle Politiche giovanili e dal momento dell’insediamento della Consulta sino alle prime elezioni, da tenersi entro sei mesi.
- Pioltello (MI): Il Presidente è eletto. Fanno parte della Consulta il Sindaco e l’Assessore alle Politiche Giovanili, ma non hanno diritto di voto.
- Ponte San Pietro (BG): Il Presidente della Consulta Giovanile è di diritto l’Assessore alle Politiche giovanili, che dura in carica per tutto il suo mandato
A conti fatti solo uno degli statuti prevede che la carica di Presidente venga ricoperta dall’assessore al ramo, per il resto invece, quando la carica di Presidente è prevista, si elegge attraverso il voto dell’assemblea.
Cosa dovrebbe fare la Consulta Giovanile?
Atteso che sarebbe un organo consultivo della giunta e non del Consiglio Comunale, perché lo Statuto di Martina Franca non lo permette, ha queste finalità:
- Non presenta finalità di lucro e rifiuta ogni forma di discriminazione e violenza.
- Tutti i membri della Consulta operano al suo interno ispirandosi a principi del bene collettivo e non seguendo finalità specifiche personali o di gruppi d’ appartenenza.
- E’ strumento di conoscenza delle realtà dei giovani.
- Promuove progetti ed iniziative inerenti i giovani.
- Partecipa ad iniziative e progetti di associazioni, organizzazioni ed enti.
- Promuove dibattiti, ricerche ed incontri.
- Attiva e promuove iniziative per un miglior utilizzo del tempo libero.
- Favorisce il raccordo tra i gruppi giovanili e le istituzioni locali.
- Si rapporta con gruppi informali.
- Promuove rapporti permanenti con le Consulte ed i Forum presenti nel territorio provinciale e regionale, con le Consulte ed i Forum presenti nelle altre regioni e si raccorda con il livello nazionale ed internazionale.
- Può raccogliere informazioni nei settori di interesse giovanile (scuola, università, mondo del lavoro, tempo libero, sport, volontariato, cultura e spettacolo, mobilità all’estero, servizio di leva, ambiente, vacanze e turismo). Raccoglie informazioni nei predetti campi, o direttamente, con ricerche autonome, o a mezzo delle strutture amministrative comunali.
- Adotta tutti gli strumenti che ritiene efficaci per la consultazione della popolazione giovanile con la quale deve tenere sempre aperto il dialogo ed il confronto, e alla quale deve rendere conto del suo operato; coltiva i rapporti con l’associazionismo giovanile; valuta l’impatto sulla condizione giovanile delle scelte adottate dal Comune e da ogni altro soggetto istituzionale i cui effetti si facciano sentire sul territorio comunale; raccoglie dati e diffonde informazioni relative alla condizione dei giovani in tutti i suoi aspetti.
Come si fa, quindi, a valutare “l’impatto sulla condizione giovanile delle scelte adottate dal Comune”, se il Presidente che è “garante del dibattito democratico e della pluralità di espressione all’interno della Consulta, convoca, presiede e coordina le adunanze; cura la programmazione dell’attività della Consulta e il calendario delle sue riunioni; cura la formazione dell’ordine del giorno” è lo stesso assessore che prende le decisioni?
Una contraddizione in termini, quindi.
Non ce ne voglia Stefano Coletta, giovanissimo assessore che finora ha dimostrato di sapersi ben muovere tra le stanze di Palazzo Ducale, per nulla intimorito dal rapporto con politici più grandi di lui, ma su questa storia, se davvero è intenzionato a far sì che la Consulta possa servire a qualcosa, dovrebbe fare un passo indietro.
Altrimenti è un’altra occasione sprecata.

Lascia un commento