Il Festival della Valle d’Itria – giunto quest’anno alla quarantunesima edizione – ha una pletora di estimatori in tutto il mondo, estasiati da un modello virtuoso che coniuga musica di altissimo livello ad un’invidiabile cornice barocca. Immaginare però che il modello-Martina finisca alla ribalta nel Salento, nella terra della Notte della Taranta, dà ancora più valore a quanto portato avanti sin dal lontano 1975 da Francesco Punzi.
E’ stato infatti pubblicato sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno di ieri uno scritto di Sandro Cappelletto (presidente del Comitato scientifico della Taranta) molto critico su quello che sarà il futuro della kermesse di Melpignano, sulla programmazione e sul rapporto fra finanziamenti pubblici e investimenti dei privati.
“Più volte – scrive Cappelletto – negli ultimi anni abbiamo tentato di persuadere la Fondazione a dedicare una parte delle risorse a disposizione ad attività di ricerca e di formazione. Dov’è il laboratorio creativo della Notte della Taranta? Dove sono i seminari, le masterclass con artisti capaci di far crescere il livello dell’orchestra e del corpo di ballo? Dov’è l’Orchestra dei giovani formata da ragazzi destinati a essere la cantera, la scuola dell’Orchestra di domani? Quali sono i destinatari di borse di studio dedicate ad approfondire argomenti musicali, scientifici, ad affinare le strategie di comunicazione, la visibilità e la qualità del sito web, la presenza sui social-media?”. Chiaro il rimando a Martina Franca e al suo Festival, creatura portata avanti in questi decenni con idee, programmazione, partnership (basti pensare a quella con Radio Rai, che non lesina programmi tematici e la messa in onda di repliche lungo tutto l’anno) e progetti di contorno (come le masterclass organizzate dall’Accademia del Belcanto). Un grande apparato tutto sotto il controllo del suo presidente-papà, quel Franco Punzi che l’anno scorso, nell’occasione della presentazione della quarantesima edizione, non ebbe timore a dire all’allora presidente della Regione Nichi Vendola: “Presidente, qui si fa tutto con passione e amore, senza tralasciare la razione e la programmazione, calcolando tutti i costi al centesimo. Senza di questo, non sarebbe possibile andare avanti”.
Insomma, un evento tanto apprezzato fuori dalla Valle d’Itria, al punto da essere preso come modello di gestione, e Cappelletto non ha problemi ad ammetterlo: “(A Melpignano) in questo 2015 si sta rischiando perfino di lasciar passare sotto silenzio il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Ernesto De Martino, la cui attività di studioso ha semplicemente permesso al mondo di conoscere la complessità del fenomeno rappresentato dal tarantismo. Invece, anche per questa edizione, come per le precedenti, si è preferito invitare ospiti e ancora ospiti, scegliendoli perfino in maniera irrituale, personalistica, vanitosa. Eppure, non occorre andare distanti. In Puglia, un esempio tra i più virtuosi è rappresentato dal Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. A una identità artistica forte corrisponde un’attività di formazione, di approfondimento, di documentazione che ha reso, anno dopo anno, quella rassegna troppo rilevante per venire esposta alle gore delle campagne elettorali, ai venti, a favore o contro, delle vicende politiche. E alle cupidigie di qualche impresario o agenzia di spettacolo, interessati a mettere cappello sugli indirizzi artistici”.
Compiaciuti da tali riconoscimenti, auguriamo a Melpignano di trovare la propria bussola e un’identità forte e vincente, vivendo e non sopravvivendo per ancora tante e tante edizioni.

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