Questa mattina le scarpate di Via Nardelli, lo scorcio più fotografato della Valle d’Itria si sono risvegliate con “un regalo” fatto da qualche imbecille. Lungo “il balcone della Valle d’Itria” infatti, sono stati abbandonati dei residui di materiale edile.
Uno sfregio alla città? Ignoranza?
Secondo chi scrive l’uno e l’altro. Quel pezzo di città maestoso, resta per i locorotondesi e per i visitatori anche dei paesi limitrofi un vero e proprio monumento alla pietra, alla maestria dell’uomo che evidenzia tutte le peculiarità del nostro paesaggio rurale. Un paesaggio costruito dal sudore e dalla fatica dell’uomo che ha reagito alle avverse condizioni fisico ambientali e che ha utilizzato qualsiasi fazzoletto di terra e dove questa non c’era ve l’ha portata a spalla, terrazzando pendii ripidi e piantandovi viti, olivi, e mandorli. Un paesaggio che oggi a tratti scompare a causa delle leggi che l’economia di mercato ha imposto al territorio, condannandolo a un adeguamento forzato, ma che meriterebbe di essere conservato come testimonianza monumentale di una archeologia rurale che sta scomparendo.
Oggi, c’è chi chiede a gran voce l’utilizzo di telecamere per monitorare e salvaguardare anche quel pezzo di borgo, per salvarlo dall’inciviltà e dall’ignoranza, ma siamo convinti che le telecamere restano un palliativo, non la soluzione.
L’inibizione per questo genere di atti vandalici verso il nostro paesaggio, la nostra casa, resterebbe muta se non accompagnata all’educazione e al rispetto verso quello che ci è più caro: la memoria, la memoria della pietra appunto.

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