Il Commissariato di P.S. di Ostuni, diretto dal Commissario Capo Gianni Albano, durante un normale controllo in sinergia con le direttive rese dal Questore di Brindisi, hanno prima fermato e poi arrestato un ragazzo ostunese classe 94 per i reati di resistenza, minaccia, lesioni a Pubblico Ufficiale, istigazione alla corruzione ed interruzione di un Pubblico Servizio.
Nello specifico il ragazzo, seguito da una pattuglia dopo averlo visto confabulare con fare sospetto con un noto pluripregiudicato del posto, non ha rispettato l’Alt delle FF.OO. dandosi alla fuga con un ciclomotore privo del previsto casco protettivo.
Dopo un breve inseguimento il ragazzo è stato costretto a fermarsi, bloccato dai poliziotti in un vicolo del centro storico di Ostuni, ma alla richiesta di fornire documenti per l’identificazione il fermato, per tutta risposta, si è rifiutato iniziando ad offendere con disprezzo il lavoro delle FF.OO. in vero stile mafioso, aggiungendo che non avrebbe preso ordini da nessuno e che non poteva essere fermato dalla Polizia da lui non riconosciuta come organo istituzionale.
Inizialmente, il personale operante ha cercato di far comprendere al fermato l’opportunità di assumere un contegno maggiormente rispettoso e collaborativo che, certamente, avrebbe fatto cessare il controllo agevolmente e senza ulteriori deleterie conseguenze. Ma da qui la situazione ha iniziato a degenerare, tanto che uno dei 2 Agenti è stato preso di mira e ingiuriato con “epiteti di basso rango” nonché minacciato di imminenti ripercussioni, il tutto condito da un atteggiamento di sfida ed irriverenza, condito da frasi del tipo “ti devo fare una faccia gonfia di schiaffi, chi cazzo ti credi di essere, sbirro di m…”.
Al fine di evitare che la negativa situazione proseguisse in strada, anche in ragione della necessità operativa di sottoporre il soggetto a perquisizione personale onde scongiurare l’ipotesi che potesse occultare sulla sua persona armi e droga, eventualità che avrebbe potuto nuocere all’incolumità generale, lo stesso, con non poche fatiche e veementi resistenze e continui atteggiamenti di istigazione, è stato condotto presso gli uffici del Commissariato.
Giunto in ufficio, è stato invitato a farsi assistere da un difensore durante la perquisizione, ma continuando nel suo atteggiamento di sfrontatezza si è rifiutato di chiamare un legale perché nessuno avrebbe potuto effettuare un controllo sulla sua persona, dicendo inoltre che ciò che si stava compiendo, costituiva solo ed esclusivamente un abuso, chiedendo di uscire dall’ufficio perché “pieno di puzza di m….”.
I poliziotti ostunesi, pertanto, preso atto della necessità di verificare l’eventuale presenza di oggetti illeciti indosso all’uomo, hanno iniziato ad effettuare l’ispezione ma, lo stesso, col chiaro intento di farli desistere, iniziava a minacciarli gravemente alludendo alla circostanza di essere a conoscenza dei modelli e dei numeri di targa delle autovetture degli Agenti, dei nomi dei figli e delle mogli, “invitandoli” a lasciarlo stare così avrebbero potuto vivere tranquillamente, aggiungendo, inoltre, che se avessero soprasseduto li avrebbe permesso di effettuare un’importante operazione di polizia.
Gli Agenti hanno proseguito nell’intento di perquisire il ragazzo che, di tutta risposta, ha iniziato a dimenarsi colpendoli in tutti i modi possibili ed immaginabili, pur di procurare delle lesioni e di evitare la commissione dell’atto ispettivo; lesioni che, di fatto, hanno causato ad un poliziotto ferite non gravi guaribili in 3 giorni.
La deleteria situazione faceva sì che intervenisse direttamente il Dirigente del Commissariato di P.S. di Ostuni al fine di tranquillizzare l’uomo, riportandolo alla calma. Ma, anche nei confronti del Dirigente l’Ufficio di Pubblica Sicurezza l’individuo è parso sfrontato ed irriguardoso, ripetendo le minacce in precedenza proferite all’indirizzo dei poliziotti e invitandolo espressamente a lasciarlo stare, soggiungendo che era a conoscenza del fatto che il Dottor Albano avesse una famiglia e che, forse era il caso di lasciarlo tranquillo. perché se gli fosse stata rovinata la vita, lui l’avrebbe rovinata agli operatori facendo “un casino enorme”, anche perché, “non era il caso di sporcarsi personalmente le mani con i poliziotti, bastava dare 200 euro ad un albanese per il servizio…”.
Tutta la vicenda veniva portata a conoscenza del PM di turno presso la Procura della Repubblica di Brindisi che, preso atto delle reiterate, ripetute e gravi minacce rivolte nonché della continua forma di resistenza e di ostruzionismo alle operazioni di Polizia, ivi comprese le lesioni procurate ad un Pubblico Ufficiale nell’adempimento delle proprie mansioni con totale spregio nei confronti dello Stato e di ogni forma di sua rappresentanza sul territorio, disponeva che l’arrestato, dopo le formalità di rito, fosse tradotto presso la sua abitazione in regime di arresti domiciliari a disposizione dell’A.G competente.
Il ragazzo, con precedenti specifici, ha proseguito nella sua condotta irriguardosa anche una volta tradotto in casa ai domiciliari minacciando tutti ancora una volta.
La vicenda che avrebbe potuto determinare ben più gravi riflessi sul versante dell’incolumità generale, ove non si fosse intervenuti tempestivamente, pone l’accento sul disvalore sociale di determinati comportamenti, poco in linea con quelle sempre più auspicate forme di collaborazione tra i cittadini e la Polizia di Stato, nell’ottica di una sinergica determinazione della sicurezza generale.

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