Minervini non ce l’ha fatta. In Valle d’Itria vari esempi della sua politica

 

Questa mattina Guglielmo Minervini non ce l’ha fatta a sconfiggere il “drago”.

La “bestia” ha scelto lui, uno tra i tanti,  ma “Gu” come lo chiamavano chi gli voleva bene-  era allenato, preparato, forte.

Aveva 55 anni ed era una brava persona.  Detta così sembra davvero un commento qualunquista, uno di quelli che ascolti durante i servizi del tg quando il “vicino di casa” parla dell’assassino.

Gu era davvero una brava persona, una di quelle che ti chiedono “come stai?” E  lo vogliono  sapere veramente.

Le sue idee oggi vivificano e restano un esempio  per tutti: Bollenti Spirti con i Laboratori Urbani  Arte Franca, G.lan e Jian.net,   che hanno dato e danno ancora oggi, mentre scriviamo, spazio alla creatività e alla cultura giovanile, Principi Attivi e Ritorno al Futuro che hanno dato la possibilità a tanti  ragazzi itriani di poter studiare e specializzarsi con master in Italia a all’estero.

Quando si è piccoli si sa di chi si è figli,  ma più tardi le cose si complicano. Quando si diventa adulti è sempre tutto più complicato. Si diventa figli del proprio tempo della propria terra e della società che ci plasma e ci rende uomini e donne diversi ciascuno a suo modo. A volte si perde la memoria, ma questa mattina è ritornato alla terra  Guglielmo Minervini uno di quelli che ha permesso ai vostri amici, ai vostri figli, ai vostri nipoti di misurarsi con il mondo reale.  Perché quando c’era “Gu” i cassetti dei giovani pugliesi erano vuoti perché i sogni erano realizzabili.

L’ultima volta che è passato da queste parti è stato invitato dall’Associazione Terra Terra a Manufacta  per presentare l’ultima sua opera “La politica generativa. Pratiche di comunità nel laboratorio Puglia”.

Era il 20 giugno, faceva caldo nonostante fosse quasi sera, e Gu in mattinata aveva seguito un ciclo di chemio, ma lui voleva esserci per forza. Era fatto così.

Voleva a tutti costi vedere una sua creazione, voleva conoscere l’esito di una sua scommessa, voleva, molto probabilmente, e lui lo sapeva,   parlare per l’ultima volta con i ragazzi della Valle d’Itria. Voleva e lo ha fatto.

Alla domanda su come fosse stata possibile la politica generativa nel laboratorio Puglia, su quale fosse stato il segreto di Bollenti Spiriti,  Gu ha risposto secco, senza pensarci su “noi abbiamo avuto “solo” fiducia su i nostri giovani pugliesi, che poi sono i nostri figli,  i nostri amici, la nostra famiglia, è bastato credere che la comunità sia luce di cambiamento”.

Sulla pagina Facebook di Manufacta  le ragazze e i ragazzi  dell’associazione Terra Terra lo hanno chiamato “Zio Gu”  “perché – si legge sul post- se l’Ospedaletto è stato rigenerato, restituito alla città e affidato ai giovani, è anche grazie a lui. Che il suo esempio non si perda”.

Ciao Gu che la terra ti sia live. Grazie davvero.

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