Promozione eventi natalizi. Leggieri: “A che servono le norme se poi si fa affidamento diretto?”

“Perché l’Amministrazione comunale non applica il regolamento del Consiglio per promuovere e finanziare gli eventi?”. Se lo chiede Aldo Leggieri (già cons. comunale, presidente Commissione Cultura e Pubblica Istruzione), che interviene con una nota stampa dopo il nostro articolo di ieri (LEGGI QUI):

Apprendo con un certo imbarazzo, attraverso gli organi di stampa e l’albo pretorio del Comune, che la Giunta ha deliberato, a fine settembre, un finanziamento triennale di oltre 120mila euro, 40mila per anno (più una serie di oneri a carico dell’Ente) verso una società s.r.l. di promozione eventi per la settimana natalizia prossima.

Intendiamoci: la scelta è legittima e naturalmente l’Ente Locale può discrezionalmente decidere, con un affidamento diretto (senza una selezione o un concorso di idee) di coinvolgere alcuni soggetti per realizzare una serie di eventi in città, ma perché non applicare il regolamento ad hoc che venne approvato solennemente in Consiglio comunale nel marzo 2016? Mi riferisco alla delibera n.28 del 22/03/2016, recante “Regolamento per la concessione di sovvenzioni, contributi e patrocini e per l’istituzione del Registro delle libere forme associative”.

Un regolamento che molti ricorderanno perché ci fu a quel tempo un grande lavoro in Commissione, di cui mi onoro di aver svolto le funzioni di coordinamento coinvolgendo tutti e producendo una mole importante di atti e di idee, e un ampio dibattito in città tra cittadini e esperti di settore, per regolamentare in modo limpido e trasparente un vetusto deliberato del 1991 che poneva dei limiti significativi circa le opportunità che si potevano offrire a tutti quei soggetti che facevano e fanno cultura, attività di promozione sociale e attività meritorie in generale per il nostro territorio.

Tutti elogiarono la proposta, ricordo, che facemmo approvare in Consiglio comunale, a cominciare dal sindaco, dagli assessori e dai consiglieri comunali. Il testo, in premessa, recitava così: “ è intenzione dell’Amministrazione comunale garantire il princìpio della trasparenza, della pubblicità e dell’imparzialità nella concessione dei suddetti benefici economici…”. In un altro passaggio: “il Comune intende favorire l’iniziativa dei cittadini…attraverso l’istituzione del Registro delle libere forme associative…” che infatti poi è nato e a cui hanno aderito tante realtà socio-culturali della città.

E allora, che facciamo? Perché non valutare le tante proposte in modo pluralistico e partecipativo coinvolgendo le tante idee che si possano mettere in circolo? Un bando? Una selezione ad evidenza pubblica? Un concorso di idee, perché no? Perché non seguire gli indirizzi e i regolamenti comunali? Addirittura nel regolamento introducemmo degli incentivi in percentuale per sovvenzionare le proposte che si sarebbero dovute organizzare fuori dal centro storico, nelle zone più periferiche per tenere insieme il tessuto umano e sociale della città. Ecco la visione.

Chi amministra oggi o gli addetti ai lavori vadano a leggersi anche la delibera di Giunta n.133 del 04/10/2012, in cui è scritto che “il Comune tende a perseguire politiche dirette ed efficaci per preservare il decoro degli spazi più rappresentativi per il turismo e per le radici culturali cittadine. Ed in tale direzione appare opportuno non consentire l’utilizzo di piazza XX Settembre, piazza Sant’Antonio, piazza Roma, piazza Plebiscito e Maria Immacolata per esposizioni commerciali…”

Perché non essere coerenti e dirimenti alla volontà che la massima assise valutò e approvò? Ripeto: regolamento n.28 del 22/03/2016. E a questo che bisogna fare riferimento, sia le parti di rappresentanza politica istituzionale, sia gli organismi e le strutture burocratiche del Municipio. E in questa sede, ci chiediamo: a che serve fare il consigliere comunale, a che serve l’impegno civile e il lavoro, a che servono le norme? A cosa servono le tasse dei cittadini? A che servono le istituzioni? Perché impegnarsi per il rinnovamento vero del modo di fare politica, se poi si esercitano pratiche non certo edificanti dal punto di vista etico-morale, non certo innovative?

 

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