Coronavirus. L’informazione è prevenzione. Perché i sindaci non hanno i dati

I sindaci di tutta la Puglia stanno insorgendo per la mancanza di informazioni e comunicazioni su contagi, quarantene e sorvegliati. I numeri spesso non combaciano tra quelli raccolti sul campo e quelli comunicati ufficialmente. Il sindaco Franco Ancona l’ha fatto notare in maniera manco tanto velata in un messaggio in cui spiega che ci è voluta una settimana per ricevere i dati dal Commissariato. Ma se Ancona, con lo stile che lo contraddistingue, preferisce non attaccare frontalmente, questa scelta non è condivisa ad esempio dal sindaco di Mesagne, che proprio sulla questione dell’assenza dei dati attacca a muso duro l’Asl di Brindisi. Il disagio dei primi cittadini di Puglia va da Foggia a Lecce.

La gestione dei dati su contagi e quarantene è un’opera di prevenzione e garantisce la salute pubblica. Sono i sindaci ad esserne responsabili, ma proprio ai sindaci perché arrivino le informazioni ci vogliono almeno 24 ore e quindi sono già vecchie. La spiegazione del meccanismo farraginoso si trova in un comunicato che è stato inviato ieri dalle segreterie sindacali di Taranto, dopo aver incontrato il prefetto Demetrio Martino. Le informazioni sanitarie dall’Asl passano alla Regione, che le gira alle Prefettura e quindi queste alle Questure. I sindaci possono chiedere ai commissariati locali di fornirle. Se va bene ci vuole un giorno, altrimenti anche molto di più. Nel frattempo i dati ufficiali con quelli reali non combaciano.

La gestione delle informazioni e della comunicazione in una situazione di emergenza è attività strategica e va fatta con attenzione. In un momento in cui spiegare e condividere vuol dire anche contenere e prevenire, la scelta di centralizzare le informazioni può essere giusta a patto che ci sia velocità di trasmissione, almeno ai sindaci, che nel bene e nel male sono il punto di riferimento/parafulmine per la città. Se le informazioni ufficiali non circolano, le domande legittime dei cittadini non trovano risposte certe ma questo non significa che non se ne cerchino altre. Questo vuoto di informazioni si riempie quindi con quello che ognuno ritiene più plausibile, anche notizie futili, false o controproducenti.

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