Un commento sulla questione Ilva del Presidente della Regione Puglia, diffuso dal sito ufficiale di Nichi Vendola:
Oggi, con l’assessore Nicastro, con i dirigenti regionali e il Direttore dell’ Arpa Puglia Giorgio Assennato ho tenuto una serie di incontri sulla situazione dell’Ilva di Taranto, all’indomani dell’ordinanza del Gip di Taranto.
Agli incontri hanno partecipato il prefetto Bruno Ferrante, presidente di Ilva, il sindaco Ippazio Stefano, Michele Conserva assessore provinciale all’ambiente, i rappresentanti sindacali di Cgil-Cisl-Uil e di Confindustria. Io credo che abbiamo la necessità di lanciare un messaggio di serenità per Taranto, per i suoi cittadini e per i suoi operai.
E’ chiaro che le ragioni di apprensione sono molte.
E’ chiaro che quando si apre un dubbio così importante sull’esistenza medesima, un’ipoteca esistenziale su una fabbrica così importante e così grande è chiaro che c’è ragione di apprensione.
E c’è anche ovviamente un’emozione molto forte che riguarda la possibilità di esigere concretamente il diritto alla salute e ad un ambiente più salubre. Siamo dentro un passaggio stretto ma penso che abbiamo costruito delle scelte importanti.
Per esempio prima che il riesame scrivesse le parole che tutti quanto abbiamo letto in una sentenza importante, abbiamo assunto prima impegni forti in termini di ambientalizzazione e l’Ilva ha dato prova di una volontà di dialogo e di discontinuità rispetto allo stile del passato.
Un attimo dopo che vi è stata la sentenza del riesame abbiamo confermato la velocità e l’intensità degli impegni. Sia per quelli che avevamo assunto nelle cabine di regia con le diverse articolazioni dello Stato, sia nel confronto e nella collaborazione con tutte le forze politiche.
Ad esempio abbiamo promosso la collaborazione con la Commissione europea sul piano europeo per l’acciaio, che può essere un’importante piattaforma per alcuni dei processi più sofisticati di innovazione e di ambientalizzazione che toccano all’Ilva.
Oggi siamo di fronte ad una città spaventata, ad un mondo del lavoro spaventato perché si ha la sensazione che ci sia un ordine di chiusura della fabbrica Penso che noi dobbiamo continuare a fare quello che ci siamo impegnati a fare, che l’Ilva debba mantenere i propri impegni e renderli chiari, possibilmente nero su bianco, nelle prossime ore, nei prossimi giorni. E che si porti al giudice della Procura e ai giudici competenti un cronoprogramma preciso nei tempi di attuazione negli impegni così come noi dobbiamo continuare a svolgere quello che abbiamo previsto di fare nel protocollo d’intesa con il governo.
In questo momento una situazione difficile e complessa merita il massimo spirito di mediazione. Le opposte fazioni, la riduzione di una questione così complicata ad una specie di referendum e la convocazione di tifoserie, scatenate le une contro le altre non giova né alla causa del futuro dell’Ilva né alla causa del diritto alla salute e dell’ambiente per la città di Taranto. Questo è il momento in cui più di quanto non abbiamo fatto finora ciascuno deve esercitare con meticolosa precisione un grande senso di responsabilità.
Se riusciremo a varcare questo passaggio stretto avremo scritto una pagina storica del nostro paese.
È nelle mani dell’Ilva, ma anche nella capacità che ognuno di noi avrà di operare, che il clima possa essere compatibilmente alla situazione il più sereno possibile. Incendiare Taranto significa soltanto lasciare cenere e macerie invece noi abbiamo bisogno ora di equilibrio e di responsabilità.
Quello che sta accadendo a Taranto ha un valore nazionale. Ci sarà il tempo per rendere giustizia a tutti i protagonisti di questa vicenda a tutti coloro che in pochi anni che hanno provato a scoperchiare il sepolcro, a vedere dentro la grande fabbrica che cosa c’era.
Quello che è accaduto anche grazie alla Magistratura che con la sua opera ha attratto l’attenzione di tutta l’Italia su questo problema e oggi tutta l‘Italia sa che deve svolgere un compito.
L’Ilva non è un problema di Taranto ma è un problema dell’Italia.

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