Leo Muscato. "Ho iniziato a fare teatro mentendo a mia madre"

Abbiamo incontrato per la prima volta Leo Muscato quest’estate, grazie alla mediazione di Gianluca Fumarola, collega del Quotidiano. La sua compagna cercava materiale sulle manifestazioni all’Ilva e noi avevamo fatto un po’ di video e di foto. L’incontro con Leo, quindi, è avvenuto per caso, nonostante sia un nome rinomato e ricercato del teatro italiano, non abbiamo mai avuto il piacere di vederlo a Martina Franca.

L’intervista che state per leggere, il racconto della chiacchierata tra chi scrive e lui è avvenuto per telefono, perchè Leo Muscato in questo momento che leggete è a Cagliari, dove sta preparando il Nabucco.

Iniziamo dall’inizio

Ho incrociato il teatro per caso. Mi piaceva una ragazza, e per starle vicino m’iscrissi con lei a un laboratorio estivo tenuto dal giovanissimo Clarizio Di Ciaula. Con quella ragazza non accadde nulla, in compenso io rimasi folgorato dal teatro, appena qualche mese dopo, quando quel laboratorio sfociò in uno spettacolo cui non presi parte. Il titolo era HARVEY e il protagonista era un Puka, un amico immaginario, un coniglio bianco alto 1 metro e 85 centimetri. Il coniglio non c’era, ma io lo vedevo benissimo. Quando mi resi conto che in teatro potevano accadere cose così meravigliose, decisi di mettere su una compagnia, e di provare a fare qualcosa. All’epoca lavoravo già da qualche anno come cameriere in un ristorante, il Papin, e avevo un po’ di soldi da parte. Avevo diciassette anni e nove milioni in banca. Con alcuni ragazzi realizzammo uno spettacolo: Il piacere dell’onestà di Pirandello. In quell’occasione feci sia l’attore, che il regista, che il produttore. Mi costò tutti i soldi che avevo messo da parte lavorando come cameriere, ma con i biglietti riuscii a recuperare tutto. Mi sentivo Vittorio Gassman, Giorgio Strehler

Eravamo nel 1991, il Muro di Berlino era caduto da pochissimo e anche a Martina Franca si iniziava a respirare aria nuova. I migranti albanesi facevano capolino nella nostra città per la prima volta e qualche maestra volenterosa ce li faceva conoscere di persona affinché non avessimo paura. Nel frattempo, a dimostrazione che i sogni degli esseri umani rimangono praticamente sempre quelli, sognava il posto fisso: aveva fatto il concorso in marina.

Avevo fatto il concorso in marina, e nel frattempo la persona a cui avevamo affidato il budget per la realizzazione dell’opera ci aveva lasciato a terra. Il concorso lo vinsi, sarei partito a fine dicembre, eravamo a novembre. Pensavo ai ragazzi della compagnia e a come sarebbero rimasti male perchè non avremmo più portato a compimento l’opera e presi una decisione. Dissi ai miei che al concorso ero stato bocciato e iniziai a fare teatro“.

Da allora, e dopo un altro paio di opere a Martina Franca Leo Muscato va a Roma e si iscrive a Lettere, indirizzo spettacolo. Anche all’epoca faceva il cameriere a Roma. Ad un certo punto lascia:

Era un momento non facile, volevo fare teatro ma facevo il cameriere. Decisi di licenziarmi e andare a cercare lavoro come attore. Era fine agosto, non sapevo che in quel periodo le compagnie sono praticamente al completo. Arrivai però ad un teatro dove cercavano un napoletano di quarant’anni. Il giorno dopo mi presentai al provino, era per lo spettacolo Non è vero ma ci credo di Luigi De Filippo. Insieme a me c’erano alcuni attori della serie I ragazzi della III C. De Filippo mi fece subito notare che non ero nè napoletano nè avevo quarantanni, ma mi fece recitare la parte con l’accento pugliese. Ero convinto di non essere stato preso, tanto che mentre lo dicevo al portiere del teatro, mi disse che se volevo cercavano un cameriere al bar. Chiamai dopo due giorni all’impresario per chiedere se fosse ancora disponibile il posto come cameriere e lui mi rispose

Muscato ma dov’era finito? Sul suo curriculum non ha messo nessun numero di telefono

Mi diedero la parte e rimasi con De Filippo per due anni

Ma anche con De Filippo le cose ad un certo punto finirono. Nel 1997 si trasferisce a Milano per studiare Regia alla Scuola di Arte Drammatica “Paolo Grassi”. Poi sono venute le opere e il progetto “Riscritture” che gli ha dato la possibilità di mettere in scena un Romeo e Giulietta di Shakespeare diverso:

Nell’epoca del teatro elisabettiano le opere di Shakespeare erano recitate anche da attori comici. Era un po’ come vedere Zelig, non avevano quel tono che assumono oggi. Secondo alcuni studiosi, il 73% di Romeo e Giulietta era interpretato da comici. Per questo motivo in Riscritture abbiamo deciso di scegliere attori bravi ma che per un motivo o per un altro non erano più sulla cresta dell’onda. L’opera si chiama Nati sotto contraria stella ed è costata ottantamila euro, prodotta grazie ad un pprestito in banca che Gianluca Balestra, il produttore della Leart Teatro è riuscito a ottenere ipotecando la casa

Lo spettacolo è in giro da otto anni, è passato, e si è fermato, anche a Martina Franca

E a Martina Franca arriva il discorso, perchè, sebbene lui se ne sia andato, è fondamentale capire in che maniera una persona del genere, che ha fatto della sua passione un lavoro, riconosciuto e apprezzato, possa contribuire alla crescita della sua città. Cosa consiglierebbe di fare a Martina Franca a chi volesse intraprendere la strada del teatro?

“Quando ho cominciato a fare questo lavoro, non sapevo ancora cosa significasse essere artista. Con la mia aria da giovane intellettuale di sinistra amavo piuttosto definirmi artigiano, faceva più fico, sapeva più modesto. Col tempo ho capito che essere artisti non c’entra nulla col talento, col mestiere, con la professione. Artista è chi non può fare a meno di occuparsi di arte, indipendentemente dalla capacità di “riuscire”, dalla possibilità di guadagnarsi da vivere. Gli artisti più interessanti che conosco, sono sempre felici per quello che fanno e allo stesso tempo sempre insoddisfatti degli esiti del proprio lavoro. Chiunque voglia intraprendere un percorso professionale nel mondo dell’arte deve avere la consapevolezza che iniziare non è poi così complicato. Difficile è durare. E per durare bisogna tener conto di almeno tre valori fondamentali: il talento, la conoscenza e la capacità di saperli valorizzare. Il talento è qualcosa di quantificabile, puoi averne tanto o poco, più in un campo, meno in un altro. Ma il talento è un bene prezioso che può disperdersi facilmente: va protetto e alimentato continuamente. E il mezzo che abbiamo a disposizione per alimentarlo è la conoscenza, lo studio continuo, la curiosità per tutto, anche per ciò che è decisamente altro da noi. Ma questi due valori possono non essere sufficienti se non supportati dal talento di saper valorizzare i propri talenti, prima di tutto con se stessi e con gli altri.

Il teatro più innovativo prodotto in Italia negli ultimi venti anni arriva dalla provincia, è un dato di fatto, lo dicono i numeri. Non ci sono territori a priori svantaggiati. Le realtà artistiche più interessanti del paese sono nate lì dove la politica era presente; lì dove gli amministratori hanno dato spazio, incoraggiato, alimentato e messo in rete le realtà locali. Certo nemmeno questo è sufficiente. C’è ovviamente bisogno di produrre dei progetti che abbiano senso e che riescano a coinvolgere quante più persone possibili. Ma come tutti i mestieri, anche questo, s’impara facendo. C’è un meraviglioso passo di Italo Calvino nel finale di Le città invisibili: – L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce a facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio. – Questo è uno dei doveri della politica. Scovare i talenti e alimentarli. Chi decide di occuparsi della collettività dovrebbe farlo con la consapevolezza di avere l’incombenza di dover cambiare in meglio il mondo che ha trovato. Ed essere contagioso, magari.”

Mi ricordo che un tempo c’era a Martina Franca una ragazza che faceva teatro e ora è stata eletta: Nunzia Convertini. Mi chiamava spesso per chiedermi dei consigli. Ora, lei che conosce bene questo mondo, dovrebbe sapere cosa significa voler trasformare una passione in professione“.

Qui un breve curriculum di Leo Muscato: http://www.leartproduction.com/teatro/leomuscato/

 

 

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Commenti

Una risposta a “Leo Muscato. "Ho iniziato a fare teatro mentendo a mia madre"”

  1. […] l’opera, “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, sarà diretta dal regista Leo Muscato, di Martina Franca, ormai acclamato professionista. Nella buca dell’orchestra ci sarà anche […]

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