All’incontro organizzato oggi dall’associazione politica Martina Tre e dall’associazione A.B.C. di Ester, sulla questione del ridimensionamento dell’ospedale di Martina Franca, sono intervenuti i maggiori esponenti politici locali. In ordine decrescente, per carica, il senatore Lino Nessa, i consiglieri regionali Chiarelli e Pentassuglia, il sindaco di Locorotondo Scatigna e il sindaco di Cisternino Baccaro. Il tema comune degli interventi è stato quello che la sanità è un servizio che non ha colore politico e la sua difesa è battaglia comune. Non importano gli schieramenti, se di destra o di sinistra, l’importante è mantenere la possibilità di essere curati a Martina Franca. Rilanciando: il presidio ospedaliero Valle d’Itria deve diventare polo di eccellenza per la sanità locale, punto di riferimento dei cittadini di Martina Franca, di Locorotondo, di Cisternino.
Sulla sanità non si scherza.
La sanità è campagna elettorale. Sempre.
Questo non significa, ovviamente, che i nostri delegati non abbiano a cuore davvero la sorte dell’ospedale, ma solo che è un argomento che ha le caratteristiche giuste perchè sia un cavallo di battaglia per le elezioni. Chi non vorrebbe dare la possibilità ai bambini di essere curati? Chi non vorrebbe avere medici e sale operatorie di emergenza sotto casa? Che la sanità sia campagna elettorale non è un male in sè, ma lo diventa nel momento in cui raccogliere consenso diventa l’unico approccio alla questione.
Citando le parole che Isabella Massafra, coordinatrice della Camera del Lavoro di Martina Franca, ha detto all’inizio del suo intervento, è vero che bisogna trovare una soluzione, ma è anche vero che perchè questa sia davvero efficace, bisogna risalire alle cause scatenanti, e non accanirsi sui sintomi. La questione dell’ospedale di Martina Franca, il bubbone di ostetricia, la sanità locale intera, è il risultato di scelte politiche prese non sulla Luna, ma da qualche parte tra qui e Bari. La situazione in cui si trova adesso il Presidio martinese dipende sicuramente da scelte dettate da UE e Governo centrale, ma la delega alla sanità passata alla Regione fa ricadere le responsabilità delle scelte su chi sta nel Consiglio Regionale. A questo poi si aggiungono, ovviamente, i tagli e la cattiva gestione, che peggiorano lo stato delle cose.
Ma la chiusura dei reparti martinesi è stata una decisione presa da qualcuno, ed è improbabile pensare che i nostri rappresentanti se ne siano accorti solo dopo che alcuni cittadini hanno iniziato a rumoreggiare.
La sanità quindi, è campagna elettorale. E questo è dimostrato dal fatto che di essa si parla in termini di “salvare” e non di “innovare”, o di “cambiare”. La chiusura di un reparto di ospedale crea panico tra la gente (manco tanto, forse, considerando la poca affluenza all’incontro) e passano in secondo piano questioni come la qualità dei medici e dei reparti, o la capacità di offrire un buon servizio. Le soluzioni per “salvare” sono ovviamente a breve termine, perchè le condizioni che hanno portato alla decisione di tagliare non sono mutate, permangono comunque.
Che Martina perda un servizio garantito dalla Costituzione, dalla legge, dal buon senso, è ovvio. L’argomento “sanità” è campagna elettorale, ma un medico, una sala operatoria, un infermiere, un posto letto, non lo sono, sono servizi alla comunità. Perderli, significa comunque impoverire un territorio.

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