Martina Franca, chiusura ostetricia: lo chiede l'Organizzazione Mondiale della Sanità

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Società



Mobilitazione generale dei martinesi contro la chiusura del reparto di ostetricia a Martina Franca. Da qualche giorno l’associazione Martina 3  raccoglie firme contro la chiusura del reparto e ha organizzato una manifestazione per sabato 5. I soci dell’associazione stanno invitando tutti a partecipare, lasciando a casa le bandiere.

La chiusura del reparto è davvero una bella gatta da pelare, ma anche un’occasione per fare un po’ di campagna elettorale: additando Vendola (e Fiore) come responsabili della scellerata scelta di impedire ai bambini di nascere a Martina Franca. Eppure, per onestà intellettuale, chi gira la città con un megafono attaccato all’auto, accusando la “giunta Ventola” dovrebbe raccontare ai cittadini tutta la storia, o almeno, da dove parte la valanga che arriva fino a noi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, il supremo organo che determina la gran parte delle scelte strategiche in ambito sanitario, ha imposto a tutti i Paesi che i reparti di ostetricia con meno di 1000 nati all’anno devo essere chiusi, o accorpati. L’Italia ha fatto suo questo principio e l’ha applicato attraverso ildocumento conclusivo della Conferenza Stato – Regioni del 16 dicembre 2010, in cui si dice, testualmente, che ci deve essere una:

razionalizzazione/riduzione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno, prevedendo l’abbinamento per pari complessita’ di attivita’ delle UU.O.O. ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche/pediatriche, riconducendo a due i precedenti tre livelli assistenziali

Ora, secondo i dati della Gazzetta Ufficiale, in Puglia ci sono 12 reparti di ostetricia con meno di 500 nascite all’anno, 7 dei quali sono privati; 11 reparti (1 privato) con nascite tra le 500 e 800; tra 800 e 1000 ce ne sono 4 (di cui uno privato); 5 tra 1.000 e 1.200 nascite; 9 tra 1.200 e 2.500 (di cui uno privato). Solo un centro in Puglia supera le 2.500 nascite all’anno. Di questi reparti, quelli che sono al di sotto di 500 parti verranno soppressi, mentre quelli che non arrivano a 1.000 saranno accorpati. Il reparto di ostetricia di Martina Franca fa parte del primo gruppo. Il motivo di questa scelta, che deriva appunto da direttive dell’OMS e quindi recepite dallo Stato e dalle Regioni, è quello di stabilire i cosiddetti “punti nascita”, ovvero dei centri con un’alta percentuale di parti. Questi centri hanno il vantaggio, secondo i legislatori, di centrare due obiettivi in uno: da un lato la qualità del servizio e la sicurezza, grazie all’esperienza del personale, che affronta più casi critici, dall’altro si risparmia. La chiusura del reparto di ostetricia di Martina Franca attiene a questo ragionamento. In generale, in Puglia chiuderanno 30 punti nascita su 48.

Da domani le 11 infermiere in servizio inizieranno a lavorare a Taranto, al SS. Annunziata. Stessa sorte per le colleghe di Grottaglie. Solo Castellaneta si salva, tra i piccoli, perchè, pare, la sua posizione geografica la pone in estrema periferia, e quindi il suo mantenimento è strategico.

Per avere un’idea, seppur, sommaria, di cosa stiamo perdendo, possiamo prendere in considerazione un po’ di dati: secondo la ricerca fatta per stilare il Piano Sociale di Zona, a Martina nel 2010 sono nati 230 bambini. O meglio, solo 230 sono martinesi. Pare ovvio che il dato è incompleto, probabilmente perchè la ricerca è stata fatta prima della chiusura dell’anno: nel 2008, per esempio (il dato del 2009 non esiste!) sono nati 419 martinesi. Ma i martinesi non nascono solo a Martina Franca e a Martina Franca non nascono solo martinesi. Di solito le mamme si affidano ad un ginecologo che ha una clinica o un ospedale di fiducia, magari di cui è primario. Quindi, anche se mamma e papà sono di Martina Franca, vanno a partorire a Putignano, a Acquaviva, a Brindisi. Ma, al contrario, ci sono tanti non martinesi che nascono a Martina. In totale arriviamo a circa 500 parti annuali. Fino a pochi giorni fa il numero era di 370, molto lontano, quindi, da quanto stabilito dallo Stato, anche se i ginecologi martinesi preferissero Martina Franca.

Dei 18 posti letto, a Martina ne rimarranno 8. Fino a dicembre si dice. Poi a Taranto, o a Manduria, oppure dove dice il ginecologo. Rimane il disagio di una scelta che sembra andare in totale contrasto con il volere dei cittadini. Forse però è fatta per il loro bene. Non lo sappiamo, o meglio, non abbiamo gli elementi per dirlo. Sicuramente è un piatto pronto fornito sul tavolo di chi si sta preparando per la prossima campagna elettorale, ed è un tema abbastanza complesso da affrontare. Nel frattempo ricordiamo della manifestazione del 5 novembre, e facciamo in bocca al lupo a chi ha iniziato la campagna elettorale.


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2 Commenti

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Commenti

  • marika ha detto:

    le infermiere della ostetricia mandate a taranto dal primo novembre nontutte sono rientrate nello stesso reparto dal primo gennaio, il turno lavorativo si svolge con una sola infermiera ed una ostetrica e nel momento in cui partorisce una donna la infermiera si sposta al terzo piano in sala parto lasciando il reparto scoperto, cosa assurda in quanto se una ricoverata dovesse aver bisogno di assistenza non c è nessuno. le ricoverate non sono mai 8 ma di più.

  • marika ha detto:

    le infermiere della ostetricia mandate a taranto dal primo novembre nontutte sono rientrate nello stesso reparto dal primo gennaio, il turno lavorativo si svolge con una sola infermiera ed una ostetrica e nel momento in cui partorisce una donna la infermiera si sposta al terzo piano in sala parto lasciando il reparto scoperto, cosa assurda in quanto se una ricoverata dovesse aver bisogno di assistenza non c è nessuno. le ricoverate non sono mai 8 ma di più.