Riceviamo e pubblichiamo con piacere questa iniziativa:
Mercoledì 29 febbraio alle ore 15 presso l’Aula Magna del Liceo Classico Tito Livio di Martina Franca si svolgerà l’incontro con Mohamed Shoair, giornalista e scrittore egiziano, nell’ambito dei Seminari di autunno e di marzo, promossi dal Laboratorio Poiesis di Alberobello, giunti alla XVII edizione e dedicati al dialogo tra le civiltà del Mediterraneo. L’incontro sarà moderato da Antonio Scialpi, docente di Storia e Filosofia al Liceo Classico Tito Livio.
Moahamed Shoair vive e lavora al Cairo e scrive per diverse testate giornalistiche tra cui Khbar El Adab, occupandosi della sezione Libri per diversi giornali arabi. E’ vincitore di diversi premi tra cui: il Dubai club 2005-2008, il Premio del sindacato egiziano della cultura .
A Martina Franca presenterà l’unica opera tradotta in italiano: I giorni di piazza Tahrir, edita da Poiesis editrice di Alberobello, diretta dallo scrittore e poeta Giuseppe Goffredo, coordinatore del Laboratorio Poiesis, che in questi anni si è distinto per la feconda intuizione del dialogo tra esponenti della cultura ed intellettuali di diverse realtà del Mediterraneo , ospiti, appunto dei Seminari.
Moahamed Shoair racconta nella sua breve opera, corredata da foto e molto agile nella lettura, la fase e le diverse scene di quella che egli chiama La rivoluzione che ride, che lo scorso anno ha meravigliato tutto il mondo per aver prodotto la fine del regime di Mubarak, a seguito della precedente Rivoluzione dei gelsomini, in Tunisia. Ormai Piazza Tahrir è un simbolo mondiale della capacità di uomini di cultura,di donne, di intellettuali, di analfabeti, musulmani, cristiani, di costruire una fase storica di cambiamento del proprio paese utilizzando le nuove tecnologie comunicative per trasmettere messaggi di libertà, desideri di ricatto , attese positive, sentimenti e strategie poco tempo fa inimmaginabili.
“La rivoluzione ha dimostrato una verità: il popolo egiziano è riuscito a confondere storici e analisti nel corso della Storia , sta in silenzio quando ci si aspetta la sua rivoluzione ed essa appare ineludibile e invece ci sorprende rivoltandosi quando tutti concordano sul fatto che non si svolgerà mai. Ed è proprio quel che si è verificato il 25 gennaio. E’ vero che le rivoluzioni non avvengono di colpo ma sono precedute da un crescendo di lotte, oltre che da un lungo cammino costellato di elementi di repressione , autoritarismo e tirannia assieme a ciò che lo accompagna in termini di corruzione politica economica ed etica”
Tutti i servizi segreti del mondo sono stati presi in contropiede da Piazza Tahrir e così le potenze mondiali hanno dovuto assistere alla novità di cambiamenti prodotti non da interventi esterni al mondo arabo, quanto,m invece, costruiti in modo autonomo e spontaneo, prive di laeder-ship.
Quelle manifestazioni sono state prive di contorni ideologici , solo legate alle esigenze dei cittadini di trasformare la propria condizione di sudditanza in quella di cittadini sovrani della propria esistenza e del proprio destino, con l’ausilio della tecnologia e della cultura .
“ Per la prima volta assistiamo a movimenti protesta o rivoluzioni che abbattono il dittatore cantando e ballando , ascoltando musica e declamando poesie”
Una grande occasione anche per tracciare il bilancio della primavera araba.
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