8 marzo. La festa e le donne

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Società


Sinceramente: parlare dell’8 marzo per me che sono maschio, mi mette un po’ a disagio. A disagio perchè temo di scrivere fesserie. Eppure questo non è un buon motivo per stare zitti, anche perchè potremmo dire fesserie su ogni argomento. Ma questo mi sta più a cuore, perchè sbagliare significa non aver capito nulla, o aver capito male, oppure essere ancora vittima di una concezione patriarcale della società. Un pensiero che sicuramente non mi fa piacere.

Ma il silenzio è peggio di una parola sbagliata perchè è ambiguo, infido, pericoloso. Chi sta zitto di solito aspetta di sedersi dalla parte della ragione, quindi del più forte.

Per questo motivo, oggi, in occasione della Giornata Internazionale della Donna mi piacerebbe parlare di un bell’evento che è successo ieri pomeriggio a Martina Franca. Un centinaio di persone, giovani, anziani, donne, uomini, si sono incontrati in un locale e hanno assistito alla proiezione di un mediometraggio del 1956, “Giovanna”, di Gillo Pontecorvo. La proiezione, organizzata dalla Filctem e dallo Spi Cgil, è durata mezz’ora. Una mezz’ora con il fiato sospeso, in cui la storia sceneggiata da Franco Solinas è scivolata via immagine per immagine come se fosse un fatto già visto, già vissuto. Un gruppo di operaie tessili occupa la fabbrica in cui lavorano perchè “il padrone” ne vorrebbe licenziare venti. Operaie che decidono di lasciare mariti, compagni, genitori, figli e per più di un mese rimane barricata in fabbrica a lavorare (“si lavora meglio senza padrone”). Un film neorealista, in cui le attrici hanno il volto di quelle fotografie delle nostre nonne, facce comuni, vicine, familiari.

Il racconto è quanto mai attuale, Giuseppe Massafra ha raccontato, dopo la fine della proiezione, di come la situazione del film di Pontecorvo ricordi da vicino quella delle operaie e degli operai dell’ITN di Nardelli. Vicende di cui i nostri territori sono pieni: imprenditori che preferiscono inseguire costi del lavoro sempre minori invece di puntare sulla qualità del prodotto o sull’innovazione.

Ecco perchè la Giornata Internazionale della Donna, quale che sia davvero la sua origine, se il rogo alla Cotton, oppure le mobilitazioni pacifiste del 1917 in Russia, dovrebbe essere celebrata come una giornata della memoria, in cui fare il resoconto di un anno di rapporti tra uomo e donna, tra donna e società. Una società che non pare essere troppo cambiata da quella di 56 anni fa, in cui il film proiettato nel locale strapieno è stato girato. Una società che ha spostato l’attenzione dai diritti e dall’emancipazione alla mercificazione, anche e soprattutto del corpo della donna. Un corpo/merce esibito anche sulle locandine degli eventi organizzati in occasione di questa festa.

All’incontro ha partecipato anche Franco Ancona.

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1 Commento

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Commenti

  • anna ha detto:

    BELLISSIMA INIZIATIVA E’ COSI’ CHE SI FESTEGGIA QUESTA GIORNATA PECCATO CHE SI PUBBLICIZZANO POCO QUESTE BELLE OCCASIONI DI SANA CULTURA