Amministrative 2012: si rischia di cambiare tutto per non cambiare niente.

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Politica


C’è stato un momento in cui gli schieramenti elettorali sembravano belli che fatti: da una parte Franco Ancona, stimato professionista, che ha raccolto e unito tutto il centrosinistra martinese, dall’altra Michele Marraffa che, attraverso qualche codicillo del regolamento del Pdl è riuscito a far saltare le primarie e a seguire gli schieramenti minori, che all’occorrenza avrebbero dato man forte a questo o a quello. Sorvolando sul silenzio del Terzo Polo che in questi giorni ha incassato l’adesione di Martino Miali e di Leo Cassano, candidato sindaco da mesi per uno schieramento di estrema destra, la battaglia sarebbe stata tra il Pdl di Nessa e Chiarelli e il centrosinistra di Pentassuglia & Co., con questi ultimi in netto vantaggio, almeno a prestar fede all’umore delle discussioni sui social network e in piazza. Ancona non è il nuovo tanto atteso, ma rappresenterebbe quella garanzia di cambiamento per una città non-governata dal centrodestra da più di dieci anni.

A rovinare i giochi ci ha pensato il Fli e il Movimento Martina Migliore, che una decina di giorni fa ha deciso di aderire ufficialmente alla coalizione di centrosinistra e al progetto Franco Ancona, causando malumori non solo nelle pance dei militanti della Federazione della Sinistra, ma anche e soprattutto in determinati ambienti di discussione che da qualche mese a questa parte riescono a fare agenda setting, sia dal punto di vista politico che sui giornali. Di oggi, per esempio, è la dichiarazione dell’associazione Martina Tre, che negli ultimi mesi si è data parecchio da fare su vari, forse troppi, argomenti, che non appoggerà più il progetto Ancona, almeno non come lista autonoma. Il sospetto, ovviamente, è che non sia riuscita a trovare 24 persone disposte a candidarsi, ma Coletta, leader dell’associazione, assicura che il motivo è politico: “Vogliamo tutelare il lavoro svolto tutelare i giovani e i meno giovani del gruppo, c’è chi ci ha messo impegno, cuore e denaro, e non ci va che il nostro progetto venga etichettato o strumentalizzato per fini che non sono riconducibili a quelli che ci siamo prefissi il gioco politico non ci interessa o meglio, pardon, il gioco elettorale.

Le squadre sembravano fatte, ma ora le cose si complicano: il Pdl perde pezzi sia con Miali, sia col duo Spina-Caroli che, fatti fuori con un escamotage, creano dal nulla un nuovo movimento Cambiamo Martina, si candida ad essere la guida del Terzo Polo che, Udc in testa, non ha ancora fatto nessun nome ma ha aperto un comitato elettorale enorme nei pressi della Stazione. Uno spostamento verso il centro che rappresenta per la Spina un ritorno alle origini, verso le posizioni di Io Sud della Poli Bortone. Ancona, contemporaneamente, deve riuscire a mitigare i mal di pancia della Federazione della Sinistra e quelli di Coletta, che col suo movimento, sebbene in maniera a volte troppo acerba, è stato finora l’unico in grado di catalizzare l’attenzione di una fascia di giovani desiderosi di mettersi in gioco.

La vera notizia politica rimane però il rischio di perdere l’appoggio di Franco Massafra e della Federazione della Sinistra. La questione di Fli, infatti, apre uno squarcio del quale non è possibile non fare i conti, se si ha davvero l’aspirazione di parlare di politica a Martina Franca. Innanzitutto Ancona non dovrebbe farsi confondere dai presunti numeri: se è vero che dal punto di vista elettorale Vito Pastore conta di più di Franco Ancona, è anche vero che il Pdci di Martina Franca è l’unico partito ad avere un blog aggiornato con cui dialoga con i cittadini, e il problema su cui punta il dito è il problema cruciale su cui si gioca la prossima stagione politica: la fiducia tra eletti e elettori, tra rappresentanti politici e cittadini.

Facendo un passo indietro, se si prendono le pagine dei giornali, si può notare che la parola più utilizzata, spesso abusata, molte volte citata senza motivo è “innovazione“. Ovvero: cambiamento. In politica serve il cambiamento. Ma cosa sia questo cambiamento, nessuno lo dice esplicitamente. Cioè, si parla di una nuova stagione, in cui martinesi possano finalmente sentirsi orgogliosi di essere martinesi. E questo la dice lunga sullo stato di degrado sociale in cui versa la città. Eppure il cambiamento, quello che cercano i cittadini, non è difficile da riconoscere, ma ci vuole davvero coraggio ad attuarlo. Il cambiamento si basa sulla diversità del rapporto tra cittadini e coloro che si candidano a rappresentarli. Non solo quanto accaduto a Martina Franca, ma quanto è accaduto in Italia negli ultimi 15 anni, ha causato uno scollamento tra la famosa base e le elite politiche. Il patto era: voi ci governate ma nel frattempo ci riempite la vita di effimere felicità. Le felicità sono venute meno, un po’ con la crisi, un po’ per la presunzione di una generazione di politici che ha pensato di essere totalmente immune dal giudizio popolare. Il risultato evidente è la perdita di fiducia, l’enorme astensionismo, il reale partito di maggioranza del paese. I cittadini non si fidano di chi si candida e fare il consigliere comunale è diventato quasi sinonimo di poco di buono, accomunando, i buoni ai cattivi, nutrendosi di populismo antipolitico, facendo il gioco di chi non ha interesse nel ripristinare la democrazia. I cittadini non si fidano e non vanno a votare. Si astengono.

I candidati a Palazzo Ducale dovrebbero rivolgersi a coloro che non vanno a votare, facendo appello al senso civico di ogni cittadino, conducendo una campagna elettorale volta ad includere e non ad escludere. Una campagna in cui emerga il primo vero segno di cambiamento, che il Pdci, seppur in maniera maldestra e poco diplomatica ha fatto notare: la coerenza. La coerenza è quella qualità per la quale le persone vengono credute perchè di parola, portatrici di onore e di onorabilità. La coerenza è la virtù che manca, per antonomasia, ai politici. Eppure questa è la prima, vera, dimostrazione di cambiamento.

Così come Michele Marraffa dovrebbe essere sincero, dicendo quali sono stati i motivi per i quali lui non ha potuto fare nulla per Martina dal 1987 (anno in cui è entrato in Consiglio Comunale), così Franco Ancona dovrebbe lasciar perdere i calcoli dell’aritmetica politica di scuola dalemiana e prendere in seria considerazione quanto dice Franco Massafra, se non per i contenuti, per la direzione verso cui indica.

Ma serve coraggio. Soprattutto da parte dei cittadini.

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