Serie C e elezioni: una domenica ricca di emozioni

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Società


Non so quanti di voi se ne sono accorti, ma stamattina è piovuto. Molto poco, quasi impercettibilmente, ma nel caldo di mezzogiorno qualche sottilissima goccia è caduta, evaporando prima di arrivare al suolo.

Un segno?

Forse solo una fesseria, ma è successo, come è successo che nella foga di una campagna elettorale che è diventata sempre più avvelenata, ci si appiglia al fatto che un Presidente di Seggio fosse figlio di un candidato (cosa che si sapeva da tempo). Non esiste una legge che lo impedisce, tranne una sentenza della Corte d’Appello siciliana, ma se ci fosse, sarebbe gravemente discriminatoria. Nel frattempo, a pochi metri di distanza, venivano distribuite copie di un giornale gratuito, cosa che di solito, di domenica, non era mai accaduta.

Un segno?

Forse solo l’esasperazione di una competizione che negli ultimi giorni ha segnato il passo, dimostrando i limiti di tutti. Una domenica spesa in giro per seggi incontrando candidati e stringendo mani fino a quando i clacson di decine di auto hanno invaso il pomeriggio elettorale annunciando la prima vittoria certa della giornata: l’ASD Martina ha vinto a Bitonto ed è passata, o meglio, tornata, in serie C, tra i professionisti.

Un segno?

Forse no, e forse nemmeno il fatto che i tifosi si siano radunati in Piazza XX Settembre accogliendo sul palco il fratello di uno dei candidati, che non è il presidente, ufficialmente, ma così viene acclamato. Tra un petardo e un coro, viene in mente che in realtà ci solo le votazioni e che un festeggiamento del genere, sicuramente importante per la comunità di Martina, poteva essere rimandato a domenica prossima, senza i vincoli del silenzio elettorale. Non che fosse un comizio, ovviamente, però i maligni hanno pensato che non è stato molto corretto.

Un segno?

Non ancora, o meglio, non come i talloncini di alcuni candidati attaccati con lo scotch nelle cabine di due sezioni dell’Ateneo Bruni (speriamo che i Presidenti di Seggio abbiano inserito l’episodio nei verbali).

Questo è un segno, ma di paura.

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