Aldo Moro. Intervista al poliziotto martinese che partecipò alle ricerche

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Società


Il 9 maggio 1978 il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, veniva ritrovato nel bagagliaio di un’auto in via Caetani a Roma. In occasione del 34° anniversario, noi di Martina News, abbiamo intervistato un martinese che all’epoca dei fatti si trovava a Nettuno (Roma) per il corso da Sottufficiale e che, insieme a tutti gli allievi della scuola, fu mobilitato per ricercare il covo delle Brigate Rosse e liberare il presidente Moro.

Preferiamo mantenere anonima l’identità di questo ex poliziotto martinese, ormai in pensione, che si è ritrovato a vivere in prima persona, all’età di 22 anni, una delle pagine più oscure della storia recente italiana.

Dove si trovava al momento del rapimento di via Fani?

“Ero a Nettuno dove seguivo il corso da Sottufficiale. Ci chiamarono subito dopo il rapimento”

Quale ruolo avevate?

“Affiancavamo le pattuglie in punti strategici della periferia di Roma dove, secondo i superiori, si potevano nascondere i Brigatisti.”

Ci sono tante ombre sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, dal coinvolgimento della CIA al blocco delle trattative da parte dello Stato italiano con i rapitori, cosa pensavate voi allievi, quel’era l’umore che si respirava tra di voi?

“Pensavamo a lavorare e a seguire gli ordini. Avevo 22 anni, capivo poco di politica e di tutto quello che ci girava intorno. Parlavamo poco tra di noi di questo, c’era solo tanta voglia di punire chi aveva ucciso i nostri colleghi e di ritrovare il presidente”

Cosa ricorda di quei momenti, delle persecuzioni, ha notato atteggiamenti sospetti da parte di chi dirigeva le ricerche?

“Ricordo tanta collaborazione tra di noi, eravamo impegnati più di 10 ore al giorno e spesso ci si aiutava e ci si dava il cambio. Sulle perquisizioni ricordo che in alcune case ci ordinavano di controllare ovunque, nei cassetti, nel bagno come se un pezzo del corpo di Aldo Moro si potesse trovare nei cassetti. Quando si trovava altro, come ad esempio droga si perdeva tempo con indagini che andavano comunque fatte, ma se sto cercando Moro cerco Moro, il mio fine era quello, il resto era una perdita di tempo. Era come se non lo volessero trovare”

Proprio questo è uno dei misteri, non lo volevano trovare. Cosa ci può dire ancora a riguardo?

“Effettuavamo perquisizioni in periferia, nelle case popolari a S. Basilio, mentre il corpo fu ritrovato proprio a due passi dalla sede del partito. Si facevano delle distinzioni soggettive sulle perquisizioni. Nei blocchi stradali, per esempio, alcune macchine venivano fermate e altre no. Chi ci dice che proprio in una di quelle macchine non si trovava Aldo Moro? Uscì  un articolo sul fatto che alcuni agenti della polizia erano arrivati proprio dietro la porta del covo dei Brigatisti e che poi, incomprensibilmente, decisero di andarsene senza abbattere quella porta, quando lessi quell’articolo mi ritornò in mente di quando ci fu ordinato di non abbattere una porta di una casa sospetta”

Pensa che dietro quella casa si nascondevano i rapitori?

“Nessuno conosceva il proprietario della casa, nessuno l’aveva mai visto e nonostante questo ci fu dato l’ordine di non abbattere quella porta. Avevo una strana sensazione, chi ci dice che non era proprio quella casa? Ricordo molto bene quella porta”

Cosa provò quando fu ritrovato il corpo in via Caetani?

“Sconfitta, non eravamo riusciti a salvare il presidente nè a punire chi aveva ucciso i nostri compagni durante il rapimento”

La prigionia durò 55 giorni, Moro  fu sottoposto a un processo politico dal Tribunale del Popolo istituito dalle BR che dopo aver chiesto invano uno scambio di prigionieri con lo stato italiano, uccisero Moro. Lo Stato che gli voltò le spalle, ora lo ricorda con affetto e nostalgia.

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