Elezioni: il primo dato ufficiale del riconteggio dei voti.

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Politica


Da martedì 8 maggio le voci sugli errori di conteggio dei voti si sono fatte sempre più insistenti. Tutti i candidati, le liste, i partiti, hanno iniziato a dichiarare quanti voti avevano perso, quanti ne mancavano. Qualcuno ha fatto ricorso per quanto è successo nelle sezioni 8 e 34. Alla 34 noi c’eravamo, di notte, quando gli scrutatori e il presidente erano ormai stremati dalla giornata di scrutinio. Per un errore, umano, di distrazione, non sappiamo, 50 schede non sono state timbrate, 50 schede non potevano essere votate eppure lo sono.

Quante sono 50 schede?

50 voti.

Pochissimi su circa quarantamila, tantissime per candidati che si giocano l’elezione in consiglio per uno o due voti.

Nel frattempo sono state pubblicati (non qui), il risultato dei lavori della Commissione Centrale, composta da due magistrati del Tribunale di Taranto e da sei Presidenti di Seggio, che riportavano nuove cifre, nuovi numeri, basati soprattutto su quanto riportato nei comitati elettorali da una schiera di rappresentanti di lista, quindi dati di parte, perfettibili, non ufficiali. Eppure solo da ieri pomeriggio si ha un dato ufficiale, quindi pubblicabile: la differenza di voti tra i due candidati sindaco Marraffa e Ancona è di 4.512 voti. Il verbale della Commissione non dice quanto ne ha presi l’uno o l’altro, dice solo la differenza di voti.

Per avere certezze sulle liste e sui candidati si dovranno aspettare almeno due settimane.

Nel frattempo Raffaella Spina a cui, secondo i dati dei suoi rappresentanti, mancherebbero decine e decine di voti manda un comunicato che pone l’attenzione sullo scrutinio come anello debole della catena elettorale: “L’attuale sistema di scrutinio, fermo a procedure vecchie quanto ormai chiaramente inefficaci, fonda l’intera sua affidabilità esclusivamente sulle capacità, sull’onestà, sulla correttezza, dei componenti il seggio, nonché sulla disponibilità di risorse da parte dei candidati in riferimento alla messa in campo di propri rappresentanti di lista. Non essendoci quindi equilibrio né uniformità, atteso che ci sono candidati in grado di schierare in ogni seggio propri rappresentanti opportunamente formati, e non di rado retribuiti, e altri invece che si affidano esclusivamente alla competenza e correttezza dei componenti del seggio (presidente scrutatori), il fatto che alla fine molti candidati, come la scrivente, siamo stati fortemente penalizzati, anche attraverso la massiccia sottrazione di voti, diventa un dato quasi fisiologico”. 

 

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