Attentato a Brindisi: la manifestazione e le foto dalla scuola Morvillo-Falcone

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Cronaca


Una piazza silenziosa fa paura. Migliaia di persone in piazza ad ascoltare le parole di chi dal palco denunciava e incoraggiava mentre intorno non si sentiva un rumore. Migliaia di persone in piazza in silenzio, quasi religioso, stretti gli uni con gli altri cittadini provenienti da tutta la Puglia, militanti di movimenti pacifisti, sindacalisti, semplici cittadini che hanno risposto in massa all’appello lanciato per l’attentato alla scuola Morvillo-Falcone in cui ha perso la vita Melissa Bassi. Una risposta unanime, umana, che ribadisce ancora una volta il “noi non ci stiamo” a subire le logiche di una guerra che non abbiamo scelto di combattere, una guerra tra lo Stato e le mafie, una guerra tra organizzazioni mafiose, un guerra tra terroristi e lo Stato.

Un testimone dell’attentato ci racconta che i soccorsi sono arrivati in brevissimo tempo. Dopo il rumore, i due scoppi, una colonna di fuoco e di fumo si alzava davanti alla scuola. All’inizio si pensava ad un’auto esplosa, ma poi si è capito subito che non era così. Ci raccontano che nei primi minuti dopo l’attentato la scena era apocalittica: il fumo nero impregnava l’aria e le studentesse ancora non si erano rese conto di quanto fosse successo: vestiti a brandelli, quasi nude, e piccoli fuochi accesi dall’esplosione. Troviamo pezzi del cassonetto esploso a centinaia di metri dal luogo dell’attentato: uno ha fatto un buco in una saracinesca, se fosse passato qualcuno avrebbe potuto tranciare di netto le gambe.

Gli inquirenti sono ancora al lavoro quando arriviamo nel quartiere Santa Rosa, dove c’è la scuola Morvillo-Falcone, ma anche un magistrale e una scuola media, il Palazzo di Giustizia e le sedi dei sindacati. Una zona molto trafficata, molto vissuta. Qualche minuto dopo sarebbe stata una strage peggiore.

Mentre arriviamo sul luogo dell’esplosione vediamo la Polizia Scientifica fare i rilievi, una folla di curiosi che guarda e alcune personalità che sono pronte a fare una diretta televisa. La zona è piena di giornalisti, di uomini della Protezione Civile e delle Forze dell’Ordine, presidiano e non fanno entrare nessuno, ma le persone che stanno intorno vogliono solo guardare.

Da Martina Franca sono partiti in tanti per essere presenti a Brindisi, questa è una buona notizia, vuol dire che quella che consideriamo società civile quando vuole sa rispondere immediatamente e l’attentato in cui ha perso la vita Melissa Bassi è stata una di quelle occasioni in cui la risposta deve essere immediata e risoluta. La comunità c’è, i cittadini ci sono tutti, e la paura quando si sta stretti viene quasi annullata.

Paura: è quella che proviamo quando passiamo davanti ad un cassonetto. Uno dei tanti sparsi per la città, simile a quello in cui era nascosta la bomba. Un attentato che dimostra, qualunque sia la matrice, come i livelli di sicurezza non sono adeguati e come se volessimo, ognuno può fare quello che vuole, totalmente indisturbato. Una sicurezza che manca, ma che non può, a nostro avviso tradursi in più uomini in armi sul territorio, più occhi elettronici sparsi. La sicurezza che manca è quella della partecipazione, della condivisione: una sicurezza partecipata che fa di ogni cittadino il custode del suo vicino, del suo prossimo, che ci fa prendere cura degli altri così come degli altri la hanno di noi.

E se i cittadini si prendono cura gli uni degli altri, perchè consapevoli di appartenere alla stessa comunità, la reazione alle mafie, siano esse organizzazioni mafiose o gruppi di potere, deve essere ferma, senza se e senza ma. Quello che è successo a Brindisi dimostra, a nostro avviso, che non basta più metterci la faccia, ma bisogna iniziare a metterci le mani. Ed è questo che chiediamo al nuovo sindaco e alla nuova giunta di Martina Franca, che saranno eletti nelle prossime ore: una ferma presa di posizione contro i gruppi di potere e una nuova epoca segnata dalla trasparenza amministrativa, nella quale ogni azione dovrà e potrà essere controllata e verificata dai cittadini.


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