La piazza, il giorno dopo la festa: "La politica torni ad essere politica per il bene comune"

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Società


Il termine piazza porta con sé il peso della sua storia, luogo del mercato, dove lo scambio attraversa tutte le sue declinazioni: sociali, simboliche e antropologiche. Luogo d’incontro e di scontro, contenitore sociale e informale. Grande, bianca, pulita, piena di verde o di memoria.

Lunedì 21 maggio,  il nostro luogo di scambio, ha vissuto un’esperienza epocale. La destra ha perso le elezioni amministrative e questo ha dato, a moltissime persone, l’opportunità di riunirsi in quel meraviglioso contenitore sociale, che è “lo Stradone“, e festeggiare il vincitore della sfida elettorale, Franco Ancona.

Noi di Martina News abbiamo raccolto alcune dichiarazioni il giorno dopo la festa, il giorno dopo l’ubriacatura della vittoria.

Per captare i sentimenti e le emozioni della città è bastato fare una passeggiata in centro e chiacchierare con le persone. La gente ha voglia di sfogarsi, di parlare, di sentirsi parte attiva, di partecipare.

Molti sono gli elettori delusi, disaffezionati alla politica che non sono andati a votare. Per loro uno vale l’altro perchè “alla fine sono tutti uguali“.  Tra questi però c’è chi, anche se con timida e incerta fiducia, si è dimostrato speranzoso sul nome di Franco Ancona e dei consiglieri eletti affermando poi, di non conoscerne nessuno. Di sicuro questa campagna elettorale ha annoiato i martinesi, “stanchi di sentire sempre le stesse voci ripetere sempre le stesse cose“.  Per alcuni sembra non esserci differenza tra il mafioso e il politico:  “ho i visto i mafiosi entrare nei negozi a chiedere il voto. Facevano promesse assurde…“. Politico = mafioso, questa associazione di termini è  pericolosa per il semplice fatto che si potrebbe perdere, con il tempo,  la capacità di distinguere uno dall’altro, con il rischio di definire politico chi in realtà è un mafioso e mafioso chi in realtà è un politico. Normale interrogarsi sui perchè e doveroso, da parte della nuova amministrazione, “segnare un cambio di rotta netto con il passato“.

Il nome di Franco Ancona porta con sé questa speranza, ma per alcuni, il  suo governo, non durerà più di un anno, “scopriranno così tante cose, sfogliando le carte, che inizieranno subito a litigare. Non sapranno da dove iniziare“. In ogni caso, aleggia nell’aria soddisfazione e fiducia, “sono riusciti a mandare a casa il centro destra, e questa è la vera vittoria di Martina Franca“.

Concludiamo la nostra passeggiata proprio in piazza XX Settembre, dove incontriamo una convinta astensionista che, per spiegare i motivi del suo totale abbandono ad ogni forma di partecipazione, inizia a decantare una poesia di Trilussa, “Er ministro novo“:

Mó va gonfio, impettito, a panza avanti:
nun pare più, dar modo che cammina,
ch’ha dovuto inchinasse a tanti e tanti…
 
Inchini e inchini: ha fatto sempre un’arte!
Che novità sarà pe’ quela schina
de sentisse piegà dall’antra parte!

Una forma alternativa per dire “tanto sono tutti uguali“, di sicuro la performance è stata apprezzata.  Con queste parole concludiamo la nostra passeggiata, non potevamo concludere meglio.

La piazza, il giorno dopo la festa, è tornata a svolgere la sua normale funzione di scambio. Ora tra i capannelli, le persone si stanno già interrogando sui nomi dei papabili Assessori. Un sentimento comune, tra i cittadini, e una speranza concreta dettata dalla stanchezza è che “la politica torni a fare politica, e che il bene comune sia ricollocato al centro dell’azione amministrativa“.

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