Farsi fotografare con il sindaco

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Cultura



Franco Ancona ha vinto le elezioni. Questo è sicuro, è palese, chiaro, pacifico, evidente. Ma Franco Ancona ha determinato una forte spaccatura nella storia politica martinese perchè per la prima volta, da anni, la sua sola presenza ha ridotto notevolmente la distanza tra il politico e il cittadino. Prova ne sono le molte foto che circolano su Facebook in cui compare insieme ai cittadini, che alcuni espongono come trofei sui propri profili.

Non c’è nulla di male, ovviamente, ma una riflessione questo fenomeno lo merita.

Innanzitutto perchè denota un mutamento della politica, inteso come contesto semantico in cui accadono determinati fenomeni. Il politico, quello che ha successo, si è scosso la polvere dalla giacca e sembra più affabile, simpatico, umano. O lo si è o li deve diventare, perchè le persone lo vogliono attraverso un meccanismo indotto dai nuovi mezzi di comunicazione e da una società che predilige l’amicizia ai rapporti tra maestro-allievo. Il “patto tra generazioni” di cui si è parlato in campagna elettorale allora non è una riproposizione di una dinamica di potere tra chi insegna e chi impara, tra chi cura e chi è curato, ma si fonda sull’abbandono di posizioni precostituite grazie alla propria storia e alla propria competenza e su un rimescolamento in cui non è più chiaro chi tra i due attori cede all’altro parte della propria autorevolezza. 

Così come il giovane (non inteso in senso anagrafico) cede al vecchio (non inteso in senso anagrafico) parte della propria aura in cambio ne ottiene una legittimazione a proseguire. Così il rapporto tra le generazioni non è più basato sul confronto e sullo scontro, come sarebbe auspicabile che sia, ma sul “patto”, ovvero sul compromesso che gli uni non lavoreranno per scalzare gli altri, che Zeus non ucciderà più Crono ma firmerà un accordo.

Questo rimescolamento, nel quale anche noi ci sguazziamo tanto da non poterne esprimere un serio giudizio ma solo sensazioni imprecise, è dovuto anche all’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione che riducono, quindi, non solo le distanze spaziali ma anche temporali. Su Facebook per esempio, il mio ex compagno di università è amico tanto quanto Adriano Sofri o Carlo Formenti, e ho le stesse possibilità di comunicazione. Il rapporto non è mediato da gerarchie, porte, sale d’aspetto, uffici stampa e funzionari ma solo da connessioni internet superveloci. Questa possibilità viene automaticamente tradotta nella vita offline, nei rapporti non virtuali e il sindaco diventa amico perchè altrimenti non potrebbe essere, altre sfumature di relazione non ci sono.

Questo non è un male, anzi, la vicinanza tra l’amministratore e l’amministrato, l’eletto e l’elettore non può che giovare alla politica perchè non fa altro che attivare percorsi di trasparenza.

Potenzialmente.

Ma potenzialmente, così come la vicinanza costringe il manovratore a condividere le mappe della propria rotta, così l’estrema vicinanza impedisce di percepirne il contesto, oscurando la capacità di discernimento, quello che alcuni chiamano “la giusta distanza”.

Il sindaco amico è un bene, perchè abbatte ogni tipo di reverenza veterofeudale, ma potrebbe essere anche un male perchè annichilisce la capacità di giudizio sereno sul suo operato.

[mancava qualcosa, ora lo so]

Farsi fotografare con il sindaco è anche una risposta forte, fisiologica, alla lontananza tra il Palazzo e i cittadini, una lontananza a volte ovvia, normale, altre volte costruita, artefatta, finta, creata apposta per allontanare i curiosi, coloro che fanno troppe domande, coloro che vogliono sapere. Farsi fotografare con il sindaco è anche un gesto liberatorio, un’azione con la quale non solo si utilizza la fascia tricolore da endorser di sè stessi ma, anche, al contrario, comunicando agli altri (perchè la foto la fai per condividerla) che in lui si può avere fiducia e non ci si deve vergognare ad essergli affianco, anzi.

L’importante è che la fiducia, a proposito dell’annichilimento del giudizio, non muti in fede, perchè in questo caso non solo non sarà possibile distinguere il bene dal male ma sarà difficile essere da supporto reale all’amministrazione comunale nei momenti di scelta.


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