Chi semina si augura sempre di raccogliere

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L’entusiasmo, quello apparentemente assente, è stato uno degli elementi invisibili che hanno caratterizzato i giorni del ballottaggio. Carente per alcuni, totalmente inesistente per altri, la sua assenza si percepiva nelle strade deserte, nei seggi vuoti, nei visi annoiati degli scrutatori, nell’assenza di caos durante lo scrutinio di lunedì pomeriggio. Il tutto probabilmente imputabile a diversi fattori: alcuni assolutamente rilevanti, come l’attentato di Brindisi avvenuto il 19 maggio e il terremoto che ha colpito principalmente l’Emilia esattamente il giorno dopo; altri, probabilmente, di natura personale. Ovvio che accaduti simili scuotano gli animi della maggior parte e plachino gli impeti di chi, qualche giorno prima, viveva in un costante stato di agitazione.
In verità, la percentuale di affluenza (60,43%), è riuscita, in parte, a sfatare ciò che invece si è rilevata essere solo apparenza. Probabilmente perché la mancanza di entusiasmo vagava nell’aria, ma non nella volontà della gente. Di certo un dato di cui non andare fieri. Una buona parte dei cittadini martinesi, senza parlare di quelli italiani in generale, ha preferito astenersi dal voto. Mettendo un attimo da parte la situazione drammatica a livello nazionale di quei giorni, la decisione di non votare può essere interpretata come una forma di protesta o di insoddisfazione verso i candidati da parte del cittadino. Ma può anche dipendere da una condizione di apatia e allontanamento dalla politica di quest’ultimo. È anche vero che l’affluenza raggiunta nel primo turno (73,58%), nonostante non ci fossero stati attentati o catastrofi naturali, resta comunque un dato significativo. Sulla base di questo, i candidati al ballottaggio oltre a puntare sulla vittoria, avrebbero dovuto mettere in campo delle strategie per recuperare l’elettorato astensionista. Una sfida che a quanto pare non hanno voluto affrontare. Astenuti a parte, in chiunque abbia deciso di votare, si può perfettamente leggere la voglia di pensare al futuro. Siamo una comunità che oggi più che mai fatica a coniugare i verbi al futuro e riesce a parlare solo al presente. Questo triste presente, destinato anch’esso a morire se privato dell’avvenire. Gli unici a riuscire a coniugare i verbi al futuro sono gli innamorati. In questa categoria non vi rientrano solo le coppie, ma chiunque sia innamorato di qualcosa o qualcuno. Solo chi è innamorato infatti riesce a progettare e quindi a parlare del futuro, dimenticandosi di essere un essere umano limitato. È proprio in virtù dell’energia che deriva dall’amore per la nostra cittadina Martina Franca che, chi ha votato, indipendentemente da chi, ha pensato di riuscire a salvarla. Quella “X” che ogni elettore ha riposto sulla propria scheda elettorale la si può paragonare ad un seme di geranio, un fiore che vede proprio il mese di maggio periodo ideale per la semina. Proprio come in quel caso, ora il cittadino spera che quel suo voto, quel seme che ha deciso di piantare e che ha affidato nelle mani di altri, porti i suoi frutti, sperando che nell’arco di 3 o 4 mesi inizino almeno a fiorire, per dare ancora più colore e vitalità alle calde giornate estive che verranno.

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