Gran successo per l'agenzia Donkey e il cantautore Davide Berardi

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Cultura


Giovedì 31 maggio, ecco a voi “Chi si accontenta muore“, ecco a voi Davide Berardi e la sua band, ecco a voi l’agenzia di eventi Donkey, di Barbara Serio e Giuseppe Dimichele. Tutto in una sera, tutti insieme.

Forse per scaramanzia, nessuno degli addetti ai lavori si aspettava un successo e una partecipazione così ampia, soprattutto dopo i minacciosi nuvoloni pomeridiani. Moltissime infatti le persone che hanno raggiunto la splendida Masseria Sant’Elia, abbellita ulteriolmente dalla scenografia realizzata da Incredix Lab Design. In campagna non è difficile trovare qua e là tavole di legno, cumuli di paglia, cariole e bidoni di plastica e questo caso non fa eccezione. Tutto è pronto per il grande momento. Arriva la band, arriva la musica del giovane cantautore.

Nonostante l’album sia uscito da poco più di 2 settimane, molte persone fanno da eco alla voce di Davide, soprattutto quando arriva il momento del singolo “Cinque Minuti“, canzone conosciuta grazie alla diffusione, sui vari sociale network, del video del singolo. Si muovono le labbra e si tenta un ballo goffo, non troppo convinto. Non è forse la canzone giusta. Si entra in un mondo immaginario, dove la realtà lascia il posto al sentimento e alla voglia di provarci, provare a creare un legame con la canzone ricercando similitudini tra quelle parole cantate e la propria memoria.

Diversa sicuramente è la reazione quando parte la ritmata “Mia terra“. Movimenti inusuali accompagnano un ritmo, braccia e gambe tentano di staccarsi dal corpo, forse legati al più antico desiderio dell’uomo, provano a spiccare il volo. Forze gravitazionali e uno stato naturale che incatena il desiderio, fanno si che ci provino continuamente ritornando però al loro stato iniziale.  Si dà vita così ad una danza.  La musica ci permette di fare l’amore con noi stessi…il corpo si snoda e lotta con l’aria cercando l’emozione di un orgasmo di libertà. Il sudore è la prova che lo sforzo c’è per davvero, e quando finisce c’è sempre un pò di sbandamento.

“Dieci brani che hanno le antenne puntate sul mondo, capace di guardare dentro ai nostri giorni, ai sentimenti e di raccontarli con un linguaggio inedito”, un cantautorato popolare, fatto di ballate e serenate, di arrivi e di partenze.

Insomma un racconto, capace di non essere solo una bella illustrazione di un viaggio introspettivo, ma un racconto di viaggi vissuti, di partenze e di arrivi non solo sognati, perchè chi si accontenta di sognare senza vivere, muore.


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