La Federazione della Sinistra scende in piazza. Giù le mani dall'articolo 18

Il presidio organizzato a Martina Franca dalla Federazione della Sinistra martinese, denominato “Giù le mani dall’articolo 18“, si è svolto ieri pomeirggio, mercoledì 13 giugno, in piazza Roma con l’obiettivo di informare la città sulla volontà del governo di manomettere l’articolo 18 dello Statuto dei Diritti dei lavoratori e per raccogliere le firme della petizione popolare “Io ci metto la firma” per la difesa e l’estensione di questo articolo.

Durante l’ora del presidio è stato possibile avvicinarsi al banchetto in piazza non solo per informarsi, ma anche per confrontarsi, per raccontare ed esprimere il proprio pensiero.

Sul volantino distribuito in piazza si leggono i vari motivi che spingono, in questo caso la Fds, ad organizzare manifestazioni in difesa di questo articolo che il governo vuole manomettere.

Consideriamo l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori una norma di civiltà– si legge sul volantino distribuito in piazza- che obbliga al reintegro chi viene ingiustamente licenziato. È garanzia per ogni singolo lavoratore ed è al tempo stesso il fondamento per l’esercizio dei diritti collettivi delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dal diritto a contrattare salario e condizioni di lavoro dignitose“.

Il 31 Maggio il Senato ha approvato il disegno di legge contenente la riforma Fornero del mercato del lavoro, ora passerà alla Camera che entro l’estate, almeno questa è la speranza della Fornero, verrà trasformata in legge.

Due i concetti chiave della riforma: flessibilità del mercato del lavoro, che tenta di ridurre marginalmente i costi di licenziamento eliminando, quasi del tutto, il reintegro per i licenziamenti per motivi economici e lasciando al giudice, nel caso di licenziamento disciplinare, il compito di decidere se reintegrare il lavoratore oppure dargli un indennizzo sostitutivo, ed efficienza dei processi sui licenziamenti, cioè il tentativo di diminuire il numero di processi introducendo una procedura di conciliazione tra lavoratore e impresa da avviarsi entro 7 giorni. Si ricorre al giudice solo se la conciliazione non va a buon fine.

Gli organizzatori del presidio sostengono che, sull’articolo 18, sono state dette molte falsità, elencheremo in breve alcune di queste:

  • È falso che un’impresa realmente in crisi non possa licenziare, quello che non si può fare è camuffare il licenziamento di un lavoratore con false motivazioni economiche;
  • È falso che l’Italia si un’anomalia in Europa per l’eccessiva protezione contro i licenziamenti, gli indici OSCE pongono il nostro paese molto al di sotto della media europea;
  • È falso che i problemi di produttività dipendano dall’articolo 18, dipendono invece dai pochi investimenti dedicati alla Ricerca e allo Sviluppo, al fatto che l’Italia è al penultimo posto in Europa per il salario medio mentre gli orari di lavoro sono tra i più alti e le politiche industriali sono state fallimentari negli ultimi 20 anni;
  • È falso che l’articolo 18 interessi solo una minoranza dei lavoratori, sono tutelati quasi il 65% del totale dei lavoratori dipendenti.

Il timore è che tutto si risolva in una riforma molto timida nel favorire le assunzioni, creando  un effetto contrario per quanto riguarda l’efficienza, con processi più lunghi.  “Significa rendere tutti precari e ricattabili, l’art. 18 va esteso a tutte le lavoratrici e lavoratori“.

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