Il cinema che svela lo sconosciuto. Anche a Martina Franca

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Società


Ieri pomeriggio sono incominciate le riprese del film “Ci vediamo domani” nel centro di Martina Franca, proprio di fianco all’Ateneo Bruni, nei pressi della Camera del Lavoro locale. Tanti curiosi, non troppi, o non quanti ce ne saremmo aspettati, ma sicuramente il traffico, per tre strade tre chiuse al transito, è impazzito.

Ovviamente questo è il risultato della mancanza di un piano del traffico, che dovrebbe fare riferimento ad un piano urbanistico, che dovrebbe fare riferimento ad un’idea politica di città. Ma a parte questo, che secondo noi denota semplicemente la difficoltà del cittadino a pensare ad una strada alternativa, le riprese del film della Smile Production ci permette di conoscere un lato della città che non conoscevamo. Per esigenze sceniche, infatti, la produzione ha chiesto e ottenuto dalle Ferrovie del Sud Est l’apertura e l’uso del grande deposito degli autobus in viale Carella, quello di fianco alla pompa di benzina. Una struttura che è presente nel nostro quotidiano con la sua assenza. Nonostante ci sia, in realtà non c’è, perchè è chiusa, abbandonata a sè stessa, inutile, non ha nessun ruolo nel tessuto urbano e quindi nessun ruolo nel tessuto sociale. C’è ma non c’è. Chiusa da anni.

Bene, ieri pomeriggio il deposito era aperto. Il fabbro pare ci abbia messo più di due giorni per aprire la porta, saldata dall’usura e dalla ruggine. Due portoni immensi che nascondono un garage di notevoli dimensioni, più due stanzette di servizio e un piccolo cortile. Una struttura che potrebbe essere, opportunamente ristrutturata, potrebbe svolgere un ottimo servizio per la città.

Le Ferrovie del Sud Est, ci ha detto un suo rappresentante presente sul set, ha provato a vendere la struttura nel 1987, ma non ha ottenuto nessuna risposta. Ora invece ci sono centrotrenta proposte di acquisto. Ma prima di vendere il bene deve passare alla Regione.

Burocrazia. Ma la burocrazia, la troppa burocrazia, spesso è strumentale a interessi forti.

Per questo motivo, caldamente, vivamente, chiediamo all’amministrazione comunale di farci un pensiero. Magari un auditorium, oppure uno spazio da destinare ai servizi sociali, un centro aggregativo, una piazza coperta.

Qualsiasi cosa ma non, per favore, l’ennesimo condominio.

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