Trincee drenanti. Isabella Massafra: "Dopo cinque mesi, sappiamo solo che costa di più"

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Ieri c’è stato l’incontro sulle trincee drenanti in Valle d’Itria, un tema delicato perchè tocca sia la tutela del paesaggio che quello della salute. All’incontro hanno partecipato il sindaco Ancona, l’assessore Franco Convertini e il consigliere comunale Palmisano, il consigliere regionale Pentassuglia e l’assessore Amati, e Isabella Massafra, rappresentante del Comitato per la Tutela della Valle d’Itria.

Il sindaco Ancona affida a Facebook una dichiarazione sull’andamento dell’incontro. Sul suo profilo scrive: “Questa mattina, a Bari, ho partecipato ad una conferenza di servizi per discutere del depuratore. Abbiamo accertato che lo studio presentato da Acquedotto pugliese (che prevede un collettamento di circa 17 chilometri dei reflui, fino al Canale Visciolo, in agro di Crispiano) è fattibile e perseguibile. Una nuova conferenza operativa sarà convocata fra 20 giorni. Presenti: l’assessore regionale ai lavori pubblica, Fabiano Amati, il consigliere regionale, Donato Pentassuglia, i rappresentanti di Acquedotto Pugliese ed una delegazione del comitato Valle d’Itria”. 

Ma un parere divergente lo esprime Isabella Massafra insieme a Mario Ceci, che ci manda una nota i cui toni non sono affatto rassicuranti. Innanzitutto ci ricorda che l’ultimo incontro si è svolto il 9 gennaio, e quello di ieri doveva essere svolto cinque mesi fa. A proposito del piano dell’Aqp, per risolvere la questione dice: “Noi ci aspettavamo che l’incontro, svoltosi con un ritardo di cinque mesi rispetto all’impegno di due settimane, assunto il 9 gennaio, risultasse utile a prendere atto del lavoro svolto, rispetto ai due impegni assunti. Di fatto, invece, la situazione è rimasta la stessa del 9 gennaio con un’unica variante relativo al preventivo dei costi dell’investimento, individuati in circa 6 milioni di euro a gennaio, e lievitati a 9 milioni di euro a giugno. Per il resto ancora l’Autorità idrica Pugliese deve pronunciarsi sui costi e, per quanto riguarda la modifica del Piano della Tutela delle Acque , l’Assessore Amati ha deciso, a conclusione dell’incontro, che l’Autorità di gestione del Piano della Tutela delle Acque indica una conferenza preliminare per l’istruttoria degli atti finalizzati ad apportare la modifica al Piano della Tutela delle Acque con gli enti coinvolti nella procedura per la realizzazione dell’opera pubblica”. 

Ovvero: sappiamo solo che tutto costerà tre milioni di euro in più.

Le due proposte da vagliare riguardano o la possibilità di far sprofondare nel territorio carsico le acque reflue, cosa che è impedita dalla legge europea che evidentemente non conosce il nostro carsismo, oppure quella di utilizzare il canale d’Aiedda, come conduttura a cielo aperto verso il Mar Piccolo. Siccome la seconda proposta pare essere quella più realizzabile, il 9 gennaio scorso si era determinato che la Regione doveva modificare il Piano di Tutela delle Acque per permettere questo intervento. Ma ieri non si è saputo nulla.

La situazione è urgente, si legge dalle parole della Massafra, che parla a nome dei cittadini che risiedono in Valle d’Itria e noi ne siamo consapevoli, perchè la Valle rischia di non poter sopportare più il carico delle nostre fogne. L’assessore Amati ha concluso l’incontro chiedendo all’Autorità di Gestione del Piano di Tutela delle Acque indica al più presto una conferenza dei servizi.


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