E allora balla. Intervista a Camillo Pace

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Cultura



Come può un uomo, considerato pazzo o malato di mente, ispirare un’artista? In realtà è cosa abbastanza comune, abbiamo tanti esempi illustri a partire da Erasmo da Rotterdam con il suo “Elogio alla follia”  per finire a De Andrè con la sua canzone “Un Matto“, certo parliamo di quella pazzia che non diventa un pericolo, nè per se stessi nè per gli altri.

Definita come la mancanza di adattamento che il malato mostra nei confronti dell’ambiente, una sorta di violazione delle norme sociali, la follia, non quella di Steve Jobs sia chiaro, è quella malattia che ti rende convenzionalmente diverso, strano, fuori dal mondo.

Eppure basta l’incontro con uno di loro per sentirsi piccoli, per sentirsi forse troppo normali e troppo legati agli schemi. Così è stato per Camillo Pace che in un giorno qualsiasi, mentre passeggiava per le vie del centro storico di Lecce, proprio nella grande piazza del Duomo, ha incontrato l’uomo che molto probabilmente segnerà il suo nuovo percorso artistico.

Raccontaci come è nata la canzone “E allora balla”

Erano le tre o le quattro di notte, non ricordo bene, passeggiavamo con degli amici nel centro storico di Lecce in direzione del Duomo. Arrivati lì ho notato un uomo al centro della piazza che, con le cuffie alle orecchie, ballava e saltava felice da solo. Poi son venuto a sapere che è uno dei pazzi famosi di Lecce,  gira sempre con le cuffie e la musica a palla. Osservandolo mi son reso conto di quanto fosse veramente felice, lui in quell’istante era un uomo libero. Quest’ incontro mi ha ispirato nella realizzazione del brano E allora balla.

Nel testo si percepisce un pò di malinconia per un allontanamento, ma si legge anche la voglia di continuare a ballare nonostante tutto

Non è un allontanamento, sono abituato a fermarmi per pochi istanti per osservare e pensare a cosa sta succedendo per poi ricominciare a camminare sulla mia strada. La gente quando mi incontra mi dice “lo sai che sei proprio tu in quella canzone?” proprio perchè nonostante tutto vado sempre avanti, ci sono tanti problemi nella vita ma non bisogna mai arrendendersi. Ovvio c’è sempre un pò di malinconia velata, ma vince la voglia di andare avanti.

Da musicista a cantante compositore, come hai scoperto la tua voce?

Mentre facevamo delle prove il nostro batterista, Guido Vincenti, mi ha spinto a provare a cantare perchè secondo lui avevo un bel timbro vocale. Così per gioco ci ho provato, ci siamo ritrovati poi in studio a registrare E allora balla.

Quindi il testo era già pronto?

Si era già pronto, l’ho solo modificato un pò nel tempo. Sono fatto così, scrivo e compongo perchè mi piace, se poi rileggo anche dopo una settimana quello che ho scritto, vorrei cambiarlo tutto. Ho sempre composto musica e scritto testi per gli altri,  non è una cosa nuova. Come ad esempio la canzone Ad un soffio dal vento, presentato con Dayana a Sanremo Social oppure la canzone Il volo dell’angelo, cantata da Connie Valentini e presente nell’album Uhuru Wetu.

Voce e contrabbasso, quant’è difficile per uno che non ha mai fatto il cantante?

Suonare il contrabbasso e cantare contemporaneamente non so se è difficile, io lo faccio spontaneamente senza aver mai fatto un corso specifico, mi viene naturale. Ho sviluppato un buon orecchio anche per lo strumento che suono, quindi per me non è stato difficile cantare. Con il contrabbasso si crea un tappeto di note, in continuo cammino,  che serve ad ospitare la voce. Più che il contrabbasso credo sia la batteria lo strumento più difficile per suonare e cantare.

Parliamo un pò dell’album, quando uscirà?

Non posso dire niente sull’album perchè ci sono ancora un pò di cose da definire. Sicuramente uscirà per settembre e conterrà, oltre a  E allora Balla, altri 9 pezzi, 2 totalmente strumentali.

Ci sarà un Camillo Pace nuovo con un nuovo stile?

Anche se musicalmente questo album lo si può associare più alla musica italiana, io sono nato e cresciuto in una musica strumentale come il jazz, per cui ci saranno delle contaminazioni. Con il jazz si esprimono delle emozioni, il jazz è una musica viva… mi piacerebbe farlo conoscere a chi regolarmente non lo ascolta.

Programmi per quest’estate?

Vorrei mettere su uno spettacolo da portare in giro, un live. Non vedo l’ora di creare empatia con la gente che viene a vedere un mio concerto. Ci vorrà del tempo, non so se ci riusciremo, ma i live portano sempre delle emozioni ed io voglio prepararmi per dare a chi verrà a vedere un mio concerto, non una semplice cover delle mie canzoni, ma uno spettacolo vero e proprio, studiato in tutti i particolari.

Nel frattempo il video di E allora balla è già diventato un tormentone, in soli 7 giorni ha ricevuto oltre le 6000 visualizzazioni. Ti aspettavi un successo del genere? Era quello che ti aspettavi dal video? 

Sapevo che la canzone sarebbe piaciuta, l’ho fatta ascoltare a molte persone ancor prima di pensare al video, ma non mi aspettavo un successo del genere e in così poco tempo. Youtube è come un palco, una piazza  dove tutti possono vedere e giudicare quello che fai, se vali vai avanti, altrimenti no. Ho incontrato a New York un tizio diventato famosissimo in tutto il mondo grazie a youtube, è un percussionista che suona per strada una batteria fatta di pentole e secchi. C’era una marea di gente durante il suo spettacolo, andavano lì solo per vedere lui. È diventato famoso senza produttori, etichette o contratti di nessun genere. E alla fine dello spettacolo il suo cappello era sempre molto pieno.

Passiamo ai ringraziamenti, chi dobbiamo ringraziare per questo video ben riuscito?

Sono tante le persone, ovviamente i musicisti: Enzo Iaia (chitarra e dobro), Vince Abbracciante (fisarmonica), Guido Vincenti (batteria), Lello Patruno (percussioni). Poi Nicola Masciullo che si è occupato della regia, Daniele Rizzi alla fotografia, Graziano De Pace per il montaggio e Fabiana Rizzi per la scenografia e i costumi. Ovviamente un ringraziamento va anche a Sara Putignano, l’attrice protagonista insieme a me e a  tutte le comparse.


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