Una lezione di umiltà. Ma vincere sarebbe stato meglio

fonte: gossipetv.com

E’ stata una lezione di umiltà quella data ieri dai giocatori spagnoli all’Italia. E non lo si dice per meriti calcistici, perchè non possiamo, non avendone gli strumenti, ma per una serie di circostanze che hanno accomunato gli Europei con ben più importanti partite. Accostare Mario Monti a Mario Balotelli, per esempio, e il presenzialismo del presidente del Consiglio, ieri sera, non possiamo non leggerle come un tentativo di “umanizzare” colui che la responsabilità ultima dei tagli ai posti di lavoro e alle prospettive future. Una lezione di umiltà, quindi, perchè dopo due partite giocate alla grande, secondo chi scrive che è solo tifoso, non si può considerare una squadra la più forte d’Europa. Una lezione di umiltà perchè con la Spagna abbiamo pareggiato nei gironi e ora non possiamo dire che non si poteva vincere. Sarebbe bastato non considerarsi i più forti (e non far giocare Chiellini, magari…). Ecco tutto.

Una lezione di umiltà che serve poi anche fuori dal rettangolo di gioco, che ci deve per forza di cose costringere a fare i conti con un sistema in cui i giocatori sono tanti e diversi da noi.

Ma sarebbe stato meglio vincere. E non solo perchè arrivare primi è meglio che arrivare secondi, ma per tutte quelle persone che ieri si sono trovate nelle piazze, o a casa di amici a vedere la partita, con le bandiere, le birre, le macchine pronte per i caroselli, i visi dipinti tricolore. Per loro insomma, per noi, per il popolo a cui una vittoria, non avrebbe potuto che far bene, una vittoria che sarebbe servita come compensazione di mesi in cui licenziamenti e casse integrazione hanno fatto da padrone, una compensazione per la crisi, per i mutui da pagare, per gli affitti troppo cari, per i prepotenti che se ne approfittano, per chi parcheggia in doppia fila, per i politici corrotti, per coloro che non lo sono, per coloro di cui non si sa, per il padrone, per il padrone del cane che ci caga davanti al portone ogni mattina, per l‘Ufficio Tecnico, per l’Ufficio Anagrafe, per Franco Ancona, per Michele Marraffa, per il rudere del Pergolo, per la Valle d’Itria e i distributori di benzina e i suoi centri commerciali, per lo stipendio che non arriva, per gli esami di stato, per le tasse e l’Imu, per gli accatastamenti, per il caldo, per Caronte e Annibale, per la concorrenza, per chi ci deve dei soldi, per chi dobbiamo dei soldi, per i tagli alla Sanità e i cinque nuovi ospedali, per le strisce pedonali fatte con l’acquerello…

Compensare, insomma, così come ai tempi degli antichi si sacrificava un animale per esorcizzare il taglio dell’ultimo covone, o si ballava fino alla trance, simulando un morso di una tarantola, così ieri sera la felicità non sarebbe stata per una coppa di cui in fondo in fondo non ci interessa nulla, ma per la possibilità, finalmente, di dare fondo a tutta la repressione, a tutta la rabbia, a tutta quell’insoddisfazione che da tempo ci cova dentro. Davvero: girare in macchina con gli estintori, o tentare di salire le scale di Cristo Re con l’automobile non c’entrano nulla con i gol di Balotelli, ma con le notizie della crisi, con quel senso di impotenza che ci pervade.

Forse. Forse è solo opinione di chi scrive, ma ieri sera mi sarebbe bastato un motivo qualunque per festeggiare.

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