San Nicola dei Greci: in rovina un pezzo di storia della città

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Cultura


Il neo assessore alla cultura Antonio Scialpi l’ha denunciato già, tramite la colonne di Elezionimartina, promettendo provvedimenti, riferendosi anche ai dipinti a tempera di Domenico Carella nel Palazzo Ducale, ma la situazione è più grave del previsto, perchè oltre al bene, si rischia di perdere pure la memoria, la nostra storia.

A Martina Franca i turisti arrivano soprattutto per apprezzare il barocco e il rococò, ma se il monumento più rappresentativo di quel rinnovamento edilizio esploso nel Seicento rimane per anni chiuso al pubblico qualche autocritica sarebbe opportuna. L’assessore fa menzione anche di un altro sito storico, testimone questa volta della storia più antica della città, della Martina tardomedievale. Si tratta della chiesa di san Nicola di Montedoro, anch’essa  compromessa, nonostante recenti restauri,  da infiltrazioni di umidita dal tetto.  La chiesa risale al periodo della fondazione angioina (XIV secolo) della città  ed è sita nel Rione Montedoro, da cui “san Nicola di Montedoro”. Il luogo è molto alto ed è orientato a ovest.  Come documentato dallo storico Giovanni Liuzzi in quell’area già nel 1260 sorgeva un castrum martinae, un piccolo insediamento fortificato con funzione difensiva del territorio tarantino della Murgia al confine con i possedimenti di Monopoli, un territorio quasi interamente ricoperto da pascoli e boschi. Alla fine del 1200 quel castrum era già in abbandono e tutta l’area fu inclusa nell’orbita del nuovo abitato di Martina Franca, che ufficialmente fu rifondata nel 1310 dal principe Filippo I d’Angiò.

La chiesa in questione, dunque,  è sita nel luogo di più antica memoria di Martina Franca.

La sua edificazione è coeva a quella delle altre chiese medievali della città site nel centro storico, come san Vito, san Giovanni e san Pietro dei Greci, tutte rimaneggiate nel tempo. L’appellativo “dei greci” certamente testimonia la diffusione del culto greco nelle chiese, qui portato da profughi che  secoli prima si erano stanziati sulle selve murgiane per difendersi, etnie greche e albanesi. La stessa chiesa di san Nicola di Montedoro è nota anche come san Nicola dei Greci.

Tra tutte le altre chiese menzionate, san Nicola  è l’unica a conservare il primitivo impianto, sebbene le trasformazioni interne seicentesche.  La  semplicità esterna è impreziosita  dal tetto a falde rialzate che si incrociano e formano due timpani rivestiti da chiancarelle.

Il portale,  leggermente ogivale,  è sormontato da una lunetta e da un piccolo rosone a raggiera, mentre sul  timpano della facciata principale  si eleva un grazioso campaniletto a vela.  L’interno, un’unica aula, ha due  altari barocchi in pietra e tutt’intorno sulle pareti i dipinti, due strati visibili, altri persi irrimediabilmente.  Tra i Santi che si riconoscono san Nicola, sant’Agostino e santa Scolastica, sant’Antonio Abate, san Francesco da Paola, la Madonna del Rosario e una Strage di Innocenti.   Se fino ad ora non sono riusciti “al massimo” le Istituzioni preposte a tutelare e soprattutto rendere fruibile un gioiello architettonico così antico,  di certo a custodire da anni la chiesa e a farla visitare è una gentile e sorridente signora, che lì vicino abita, sempre disposta a calare con una fune una grande chiave in ferro battuto che miracolosamente apre la porta,  con l’impegno però, dopo la visita, di riannodare la chiave alla fune  e riconsegnarla.

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