Privatizzazioni. Chiarelli vuole accelerare, ma Vendola dice no, l'acqua rimane pubblica

/ Autore:

Politica


fonte: anticorpi.info

Tra destra e sinistra una delle differenze fondamentali è il ruolo del pubblico, inteso per i primi come un concorrente al pari di qualsiasi privato, per i secondi come luogo dove si fanno gli interessi collettivi. Senza scendere nel merito, perchè davvero servirebbe troppo spazio e troppo tempo, riportiamo il caso di una differenza evidente tra i primi e i secondi.

Ieri il consigliere regionale Gianfranco Chiarelli, di Martina Franca, ci invia un comunicato in cui invita la Regione a fare presto, prestissimo, perchè privatizzando i servizi pubblici (acqua, luce, gas, trasporti, rifiuti) si fa prima e meglio, si razionalizzano i costi, si risparmia e si ha un servizio migliore, invitando a definire gli ambiti territoriali (ATO).

Vendola, invece, scrive che i servizi pubblici sono fondamentali e che la Regione Puglia si è sempre battuta contro le privatizzazioni previste da Tremonti prima e ratificate nel decreto Salvaitalia di Monti. E proprio sull’acqua, argomento che lui stesso definisce tabù, incentra il suo intervento, portando ad esempio l’Acquedotto Pugliese, che “ci era stato consegnato in condizioni assolutamente critiche, oggi poniamo a noi stessi un obiettivo decisamente innovativo: fare di AQP un modello di nuova democrazia economica, mutare radicalmente il suo modello di governance, costruire le condizioni per una cogestione che metta al centro del ciclo integrato dell’acqua il protagonismo dei cittadini e degli stessi lavoratori di Acquedotto”.

A rafforzare il suo discorso c’è anche il risultato del referendum, che lo scorso anno ha visto gli italiani scegliere l’acqua pubblica.

La questione privatizzazioni è centrale, ora, nel dibattito politico: i servizi minimi essenziali per la persona, come l’acqua e la luce, devono per forza essere garantiti, ovvero, ci sarà sempre bisogno. Poter accedere a questo mercato, senza la concorrenza del pubblico che può permettersi tariffe più basse, e che non ha problemi di bilancio a fine anno ha sempre rappresentato un ostacolo per chi ha sempre voluto speculare su questi servizi. Il privato non è quasi mai sinonimo di qualità, e questo lo scriviamo per sfatare il mito per il quale il pubblico sia peggio di qualsiasi impresa. Il privato è costoso, fa cartello e ha come obiettivo il profitto finale e non l’interesse generale. In Francia, a Parigi, l’hanno capito, tanto da sfrattare l’azienda che gestiva l’acqua e far ritornare la municipalizzata.

Noi mica siamo più fessi dei parigini.

 

Resta aggiornato sulle notizie in Valle d'Itria


E tu cosa ne pensi?