Carcere di Taranto: i detenuti scrivono alla Severino. La situazione è allo stremo

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Sono stati senz’acqua per una settimana ma nessuno lo ha scritto, a parte il manifesto. E i detenuti decidono, con l’aiuto di un liberato, di prendere carta e penna e scrivere al Ministro della Giustizia, al Garante per  diritti dei detenuti pugliese Pietro Rossi, al dirigente del Dipartimento Amministrativo Penitenziario e ad una serie di associazioni che si occupano di detenzione, oltre a Radio Radicale, ovviamente.

La notizia è riportata stamattina dalle colonne de La Gazzetta del Mezzogiorno, che riporta quasi per intero una lettera nella quale vengono riportati fatti che solitamente trovano ostacolata la via per la diffusione. Come il rapporto tra il detenuto e la spesa settimanale, o il modo in cui le guardie trattano i ristretti. La situazione non è più accettabile e i detenuti scrivono.

La situazione delle carceri rischia di esplodere, non solo a Taranto, ma in tutta l’Italia. A causa di due leggi carcerogene come la Bossi – Fini per l’immigrazione e la Fini – Giovanardi per le sostanze stupefacenti, le celle italiane sono piene a uovo e rischiano di scoppiare. A Taranto, scrivono i detenuti, si vive in quattro o in cinque in sedici metri quadrati, e la routine della giornata è dura da ripetere ogni giorno.

Una notizia che non arriva da sola. Ieri l’Osapp ha chiesto al provveditore pugliese del DAP le dimissioni perchè, nonostante i ripetuti inviti, non ha mai visitato le carceri pugliesi. L’Osapp è un sindacato della Polizia Penitenziaria e l’appello alla Severino fa da contrappeso alla richiesta dei detenuti di maggiore attenzione. Il sovraffollamento in Puglia ha praticamente raddoppiato le cifre dell’accoglienza, arrivando ad 4550 detenuti a fronte di una capienza di 2450. Il sovraffollamento mette a rischio non solo l’incolumità delle persone ristrette ma anche quella degli agenti che, senza un aumento di personale, sono obbligati a vigilare sul doppio dei detenuti.

Un problema che tocca da vicino non pochi abitanti di Martina Franca che, per motivi vari, hanno avuto a che fare con il mondo complesso e spesso insensibile della Giustizia.

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