Sono settimane che si parla di referendum “anticasta”. In seguito ad alcune segnalazioni fatte sulla nostra pagina facebook abbiamo deciso di approfondire la questione. Una nostra lettrice ci scrive: “Stamattina mi sono recata per la seconda volta presso l’Ufficio elettorale del comune di Martina Franca per depositare la mia firma di cittadina, indignata, e partecipare a questa “sconosciuta” quanto inutile raccolta firme per il referendum riguardante gli stipendi dei nostri parlamentari. La prima volta che ci sono andata ho trovato l’ufficio vuoto, stamattina è andata anche peggio, in quanto la Dottoressa Turnone mi ha detto che non è più possibile firmare. Ha continuato dicendo che sono finiti i moduli e mi ha anche mostrato il fascicolo contenente quelli già firmati che non mi è sembrato poi così pieno. Non sapeva inoltre dirmi se il comitato avrebbe fornito all’ufficio altri moduli.”
Il referendum anticasta promosso, invece, dal Comitato del Sole chiede molto di più. Qui si chiede un taglio netto agli stipendi parlamentari chiedendo l’abrogazione di tutti i privilegi concessi.
Parlando con un avvocato esperto in materia ci è stato detto che: “in ogni caso le firme (inutili) non passeranno al vaglio del controllo di legittimità della Corte di Cassazione prima e della Corte Costituzionale poi, innanzitutto perchè la richiesta è illegittima. Dice l’art. 31 della L. 352/1970 : “Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime”.
Quindi:
1) non è possibile svolgere un referendum in contemporanea con le elezioni politiche, e se vengono convocate le elezioni politiche le procedure referendarie vengono sospese e rinviate di un anno (art. 34);
2) è vietato depositare le firme di un referendum nell’anno (solare) precedente a quello delle elezioni politiche (art. 31);
3) le firme si potranno eventualmente depositare dal 1 gennaio (art. 32);
4) le firme devono essere depositate entro tre mesi dall’inizio della raccolta (art. 28).
Il prossimo anno dovrebbero aver luogo le elezioni politiche. Se consideriamo che si devono raccogliere almeno 500.000 firme in 3 mesi, qualora si andassero a consegnare nel gennaio 2013, le firme raccolte nel corso di questi giorni non sarebbero valide. Tutto questo rimanderebbe al post-elezioni del 2013 e quindi presumibilmente al 2014, calcolando i tempi necessari per le verifiche della costituzionalità dello stesso quesito referendario. Tenendo conto che, per quanto riguarda la campagna referendaria del partito Unione Popolare (composto da ex UDC), il termine ultimo per la raccolta delle firme nei vari comuni del territorio italiano era previsto inizialmente per il 31 luglio 2012, dichiarazioni di questi giorni di Maria Prato, coordinatrice del movimento, ci fanno capire che il termine è stato posticipato a gennaio 2013. Ma il problema delle firme raccolte in questi giorni rimane.
Il rischio che queste firme possano essere poi inutili è molto alto, o meglio, per le questioni referendarie saranno sicuramente inutili perchè, per quello che abbiamo descritto, entrambe le proposte risultano essere illegittime, ma evidentemente questa campagna è stata utile per farsi pubblicità tenendo conto che anche per i referendum sono previsti i rimborsi elettorali. In caso di successo il comitato referendario incasserebbe milioni di euro. Ci piace precisare che nessuno dei due comitati proponenti ha dichiarato di voler rinunciare, eventualmente, a tali rimborsi. Si avvicinano le elezioni e nonostante i due comitati si lamentino della poca visibilità, il consenso, soprattutto al partito Unione Popolare, è cresciuto parecchio. E quando alla domanda: “vi candiderete alle prossime elezioni?” si risponde con un “forse si”… i dubbi vengono meno.
In ogni caso, la Dottoressa Turnone, se ritiene opportuno farlo, può recarsi sul sito internet ufficiale dell’Unione Popolare e scaricare, gratuitamente, tutti i moduli che desidera.


Lascia un commento