Chiarelli: "Taranto non può scomparire"

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Politica, Società



Riceviamo e pubblichiamo una nota di Gianfranco Chiarelli sull’accorpamento delle province:

Chiarelli: “l’accorpamento delle province un mero esercizio algebrico; ma il vero problema è capire il ruolo di questi enti dopo il ridimensionamento delle competenze. Taranto non può scomparire

“L’accorpamento delle province è un mero esercizio algebrico che conferma la necessità che quanto prima il governo della Nazione torni alla politica;i criteri adottati, ovvero l’incrocio del dato relativo alla popolazione con quello della estensione in kmq., sono assolutamente irricevibili”.

Questo il duro giudizio del consigliere regionale Gianfranco Chiarelli sul provvedimento del Consiglio dei Ministri che ha definito l’accorpamento di quelle province che non abbiano almeno 350.000 abitanti ed una superficie di 2.500 Kmq di estensione. Nel caso di Taranto, ad esempio, pur contando circa 550.000 abitanti, per pochi Kmq non è raggiunto il secondo criterio, quindi si va all’accorpamento con Brindisi. Ma che significa accorpamento? Sarà la regione Puglia nei prossimi 40 giorni a discutere delle modalità e presentare una proposta al governo.

E’ evidente, se guardiamo ad esempio alla provincia di Taranto, -continua Chiarelli- destinata all’accorpamento con Brindisi per una manciata di Km., che non sia possibile non tenere conto, oltre ai dati meramente numerici, del dato qualitativo, ovvero della rilevanza storica, culturale, ma soprattutto economica del territorio; una provincia che contribuisce con le proprie industrie in modo rilevante al PIL nazionale, non può scomparire nel nulla sull’altare di una presunta razionalizzazione dei costi della pubblica amministrazione. Ma c’è dell’altro; se gli accorpamenti provocheranno sicuramente lotte di campanile e non pochi disagi nella fase transitoria, il vero problema consiste nel nuovo assetto che questi enti intermedi assumeranno con la riforma voluta da Monti: ridimensionamento delle competenze, riduzione dei trasferimenti, ma, soprattutto, perdita della investitura popolare. A questo punto meglio eliminarle del tutto se davvero, ma a conti fatti non è così, rappresentano un costo insostenibile per il Paese. Nel frattempo in regione ci batteremo perché sia riconosciuto il giusto ruolo di Taranto auspicando che tutte le forze politiche concorrano a questo obiettivo senza distinzioni di parte.


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