La Sala Consiliare del Comune di Martina Franca era piena di lavoratori pubblici. La maggior parte del Comune, pochi dall’Ospedale. L’argomento però dovrebbe interessare tutti, non solo i dipendenti ma anche i cittadini che, con i tagli previsti, andrebbero a perdere molto in qualità dei servizi.
Se qualità c’è. Infatti il paradigma dominante riguardante i lavoratori pubblici non è tanto la quantità, ma la qualità che possono offrire. Brunetta ne ha fatto tema da campagna elettorale e da molti, anche da tantissimi dipendenti, la sua riforma è rimasta mitica, nonostante nessuno sappia precisamente di cosa si tratti.
Riconquistare la dignità ma anche l’identità dei lavoratori e lo si fa riconquistando il proprio ruolo all’interno della società. Una direzione generale, verso cui i sindacalisti presenti, Diego Murri della Cisl, Filomena Principale e Elisa Lattanzi della Cgil e Franco Brunetti della Cisl.
Il punto centrale sono i tagli, che i dipendenti del Comune di Martina Franca hanno già pagato, dice Murri, della Cisl, nel suo intervento. Si riferisce alla sentenza con la quale i dipendenti pubblici martinesi dovranno ridare i soldi in più presi illegittimamente. E poi c’è la questione dei dirigenti: “Sono troppi” afferma Murri “in alcuni comuni ce ne sono uno ogni cinque dipendenti“. E poi sono i responsabili della mancanza di trasparenza nella Pubblica Amministrazione. Bisogna puntare più sui quadri, formarli, renderli consapevoli.
I tagli spaventano, un dipendente si sfoga dicendo che ormai è tardi e che bisognava andare a Roma prima che si decidesse. Dice che serve un esame di coscienza, perchè la situazione attuale dipende da tutti quanti. Lui è di centrodestra, ha sempre votato Berlusconi, dice qualcosa che è verità assoluta: “Se queste riforme le avesse fatte Berlusconi sarebbe scoppiato il casino in Italia, invece ora, con questo governo di banchieri, nessuno fa nulla“.
Come fare a non essere d’accordo?
Ma i dipendenti pubblici, in particolare quelli comunali, sono spesso vittime della politica, che sceglie i dirigenti e che nomina staffisti anche quando non ce ne sarebbe bisogno, mettendo da parte la professionalità e le competenze dei funzionari. “Ogni staffista è una spesa” dice Diego Murri, “e molto spesso non servono nemmeno, ma sono assunti per altri motivi“.
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