Assemblea ILVA. Maurizio Landini: salvaguardare il lavoro e la salute

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All’Ilva stamattina noi c’eravamo. Ci siamo andati perchè riteniamo che quello che accade a Taranto riguardi da vicino anche Martina Franca, non solo perchè centinaia di lavoratori ogni mattina prendono il pullman della Sud Est che li porta fino all’acciaieria, ma perchè al futuro della fabbrica è legato indissolubilmente il futuro del territorio.

Per arrivare alla Portineria D, luogo dell’assemblea, ci abbiamo messo una mezz’ora buona di fila a passo d’uomo. Per strada lavoratori a piedi e auto piene di operai che andavano all’assemblea.

Mai vista tanta partecipazione, eppure di vertenze ne abbiamo seguite abbastanza. Oltre i tornelli della Portineria D, migliaia di lavoratori, anche quelli del turno di notte, che hanno scelto di rimanere ad ascoltare. Ci sono anche gli operai dell’indotto.

Quando arriviamo, si sta decidendo cosa fare: l’obiettivo è chiaro, far sentire la propria forza alla città. Quindi blocchi sulla statale 106, sul Ponte Girevole, sulla Statale 7. I lavoratori si divideranno a reparti, così come lavorano, così faranno i picchetti. 

Prende il microfono Maurizio Landini, segretario generale della FIOM. Il suo intervento è molto applaudito, non troppo, per la verità. I giornalisti gli si fanno intorno, telecamere e macchine fotografiche lo immortalano. Il suo è un intervento lucido, preciso, netto. Non lascia spazio al populismo, ma sostiene che il lavoro non si scambia con la salute o viceversa e che se l’azienda ha sbagliato deve pagare. Ma dice anche che il lavoro non si tocca e che se lo Stato ha contribuito con 336 milioni di euro per la bonifica, l’azienda deve fare altrettanto.

“Deve essere chiaro che noi siamo per il lavoro, ma siamo anche per la salute, nostra, dei nostri figli, e della città”.

Non lascia spazio a fraintendimenti: il lavoro ha senso se esiste anche la salute. E qui all’Ilva, con l’aria che puzza già dai Tamburi, per molto tempo si fatto finta di nulla. Sia l’azienda che i lavoratori. Lo dice Cataldo, a cui abbiamo dato un passaggio verso casa, perchè il pullman era bloccato in coda e dopo la notte lui aveva necessità di tornare a casa. Una notte di picchetti, di blocchi. Lo sapevano già gli operai, ci ha detto, Cataldo, da quando a marzo hanno fatto la manifestazione davanti al tribunale. “Prima o poi si sarebbe arrivato a questo punto, non si poteva andare avanti così”.

Quello che sta accadendo ora all’Ilva, la più grande acciaieria d’Europa, una delle poche a mantenere l’area a caldo, proprio quella messa sotto sequestro dalla magistratura, è uno dei più grandi scaricabarile della storia recente. O meglio, è la più grande mancanza di responsabilità. Non si sono presi responsabilità i lavoratori, chiedendo condizioni migliori, nè i sindacati, rappresentandoli, nè la politica, eletta con i voti dell’azienda. Alla fine è arrivata la magistratura che è intervenuta, come tante volte nella storia italiana, a tentare di mettere una pezza ad una vicenda che andava avanti da decenni.

I blocchi saranno nei punti strategici della città e nel frattempo si aspetta l’adesione allo sciopero dei lavoratori Eni e Cementir, che arriverà a breve, considerando che non possono nemmeno arrivare in azienda.

 


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