Passeggiando nel territorio di Puglia, partendo dall'Albania. Intervista al pittore Igli Arapi

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Cultura, Società



Conosciamo meglio Igli Arapi, artista albanese residente a Martina Franca.  Diplomato presso il Liceo artistico di Tirana nel 1992, nel marzo 2002 ha conseguito il Diploma di Laurea all’ Accademia delle Belle Arti di Bari. Nel giugno dello stesso anno la rivista “Arte”, della Mondadori Editore, lo inserisce fra le 200 giovani promesse.

Esporrà alcune delle sue opere, sabato, all’interno del programma della Notte Angioina, presso il chiostro di San Domenico, dalle ore 19.00. Titolo della mostra è Passeggiando nel territorio di Puglia. (qui il programma completo della Notte Angioina).

Di seguito la nostra intervista.

Da quanto tempo sei in Italia?

Mi sono trasferito nel 92, appena ventenne. La fine del liceo artistico a Tirana  è coincisa con il periodo più difficile, da un lato non c’erano speranze per il proprio paese e dell’altro c’era un’apertura verso il futuro. Quello era il momento migliore per andarsene. Quando si sono aperti i confini, noi che vivevamo tutti una vita molto modesta, visto il mondo fuori, non abbiamo esitato a pensare che quella era, forse, l’occasione nostra per andare ad assaggiare la vita fuori dall’Albania.

Come mai tu hai scelto l’Italia? 

Siamo cresciuti con la televisione italiana. In Albania prendono i canali Rai quindi film e programmi erano tutti in italiano. La Rai ci dava quello spiraglio, era una finestra affacciata in un altro mondo ma ci ha dato anche familiarità con lingua che ha reso meno problematico l’impatto con una nazione diversa.

Come sei arrivato qui e cosa hai fatto una volta arrivato?

Sono arrivato come sono arrivati altri prima di me, con pescherecci o navi. Dopo i primi 2-3 anni di lavoro, che mi sono serviti per crearmi una stabilità economica, sono riuscito ad organizzarmi e concludere Dopo 2-3 anni di lavoro e di ambientazione, dopo aver creato una base economica per mantenermi, sono riuscito ad organizzarmi e a concludere  l’Accademia delle Belle Arti a Bari. Lavoravo, mi mantenevo da me. Vivevo a Crispiano e facevo tutti i giorni avanti e indietro…studiavo nel pullman…ho fatto tanti sacrifici.

Ti sei mai pentito?

Ci sono stati momenti  di difficoltà dal punto di vista della gestione del tempo tra studio e lavoro, in quei momenti dici e pensi “ma chi me l’ha fatto fare”, però è una frase dettata dalla stanchezza e dal momento.  Era difficile anche perchè intorno non avevo gente che mi incoraggiava, che mi dicessero “credici, è giusto che tu faccia gli studi come pittore”… no, invece c’era gente che mi diceva sempre “ma che ti serve, ce l’hai un lavoro, magari domani ti puoi aprire tu una focacceria”.

E nonostante tutto hai continuato ad inseguire la tua passione.

Sfruttavo le mie capacità, non potevo continuare a fare un lavoro che non era il mio mestiere. Non potevo continuare a fare le focacce con un titolo di studi, ma non è solo il titolo, se uno crede nelle proprie capacità e in quello che ha studiato si deve rimboccare le maniche e si deve mettere a lavoro, altrimenti non vai avanti. Sarebbe stato tempo inutile se avessi fatto tutt’altro dopo gli studi accademici.

Sei l’albanese meno albanese che conosco, e ne conosco tanti…hai mai avuto problemi qui?

Mi sono integrato facilmente, lavoravo con italiani e uscivo con italiani… non ho mai avuto problemi. A Crispiano non c’era una numerosa comunità di albanesi, mi sarei chiuso nel gruppo e avrei avuto più difficoltà. Con il tempo ho perso lo stare insieme e conversare come loro, quando gli incontro e li sento è come se sentissi dei suoni del passato.

La cultura albanese porta gli stessi ad isolarsi e a fare gruppo…

C’è da fare un distinguo, qui non ci sono molti albanesi provenienti dalle città albanesi dove la mentalità è in ogni caso più aperta, molti vengono dai villaggi sperduti di montagna. In città si ha una vita molto più europea, in montagna invece è come se si facesse un salto indietro nel passato.

Quando sei tornato che Tirana hai trovato?

È cambiata tantissimo. Non ci sono più i riferimeni che avevo, è cresciuta talmente tanto che è difficile per me ricordare anche le vie.  È migliorata, vedi la gente anche con un altro look, molto ma molto più occidentale. Anche la mentalità è ormai molto europea.

Nonostante siano ancora vive le leggi del Kanun (qui link wikipedia)

Le leggi del Kanun, sono ancora un pò vive, soprattutto nei villaggi in montagna o nei luoghi difficilmente raggiungibili. In Albania le culture si sono mischiate e  questi Kanun sono riusciti a sopravvivere anche dal dominio ottomano, erano presenti soprattutto nei paesi del Nord Albania. Tradizioni antiche che tutt’ora sono difficili da modificare, sono molto radicate. C’è stato un periodo in cui si è fatto un passo in avanti e qualcosa si è perso, ma so che c’è ancora. Speriamo che negli anni qualcosa migliori, anche perchè la tendenza è un continuo e crescente trasferimento dalle montagne alle città.

Non vedo quadri con paesaggi albanesi

Ho dipinto l’albania quando ero lì, poi basta. Arriverà il momento in cui dipingerò nuovamene paesaggi albanesi. Spero di ritornare a Tirana anche per fare una personale. Molti amici albanesi, conosciuti su facebook, mi fanno i complimenti per la tecnica e per i paesaggi indipendentemennte dal tema. Nei primi 8 anni non ho mai avuto la possibilità di andare in vacanza, perchè andare in vacanza voleva dire perdere il posto di lavoro… e non potevo permettermelo. Andavo lì per pochi giorni, visite flash alla famiglia. Non ho più avuto il modo di viverla per dipingerla.

Chi è stato il tuo primo maestro?

Mio zio, in Albania è una persona molto conosciuta… è per me una figura importante e un punto di riferimento. Lui è un’artista a 360° è un ottimo disegnatore , un bravo pittore con la tecnica ad olio, è un grafico abbastanza importante, ha lavorato per 30 anni nella sovrintendenza per i beni culturali, è un punto di riferimento in tutto. Con lui il contatto i primi anni si è un pò interrotto, perchè io non subito mi sono concentrato all’attività artistica una volta arrivato in Italia. Era difficile pensare subito alla pittura.

I primi due anni dipingevo per inerzia. Lavoravo in un ristorante fino a mezzanotte, tornavo a casa e dipingevo fino alle 2. La mattina dopo ero sempre stanchissimo e a lavoro mi rimproveravano. Poi sono stato obbligato a interrompere per concentrarmi sulla prima necessità, quella di lavorare ed avere un reddito per vivere. Quel filo con mio zio, forse non si è mai interrotto, anche se poteva sembrare di si, è stato messo in standby e poi ripreso, perchè sapevo che prima o poi sarebbe tornato l’obiettivo di essere professionalmente valido come pittore.

E poi sei arrivato a Martina, da quanto vivi qui?

Sono da 13 anni a Martina, è una piazza ottima. Ospita turismo, ospita appassionati d’arte e con il gusto per il bello…sono riuscito piano piano negli anni a crearmi uno spazio, a farmi un nome e ad essere rispettato da chi è nel settore. Come sempre faccio sono entrato in punta di piedi perchè non è il mio grido che deve fare rumore ma quello che sono e quello che faccio. In questi ultimi anni ho cominciato a vedere quei frutti che io sapevo sarebbero arrivati.

Hai altri progetti in corso?

In questi ultimi 5 o 6 anni ho deciso di aprire una scuola di disegno e di pittura, dove dono il mio bagaglio di studi e di professione ad altri appassionati d’arte. Adesso mi trovo con 2 scuole, una è a Martina Franca e una ad Alberobello.

Ti piace insegnare?

Si mi piace insegnare, è bello trasmettere la tua passione che non è solo passione…dandolo professionalmente in maniera professionale hai ancora più soddisfazione perchè vedi i risultati del tuo timbro di insegnamento. E questo si legge nella soddisfazione degli allievi.

Cos’è per te la pittura, passione o lavoro? 

Quando lo fai per professione le unisci tutte e due, perchè la passione non si stacca mai. Essendo anche professione, non tutto quello che fai lo fai  perchè ti piace farlo. Sta nell’artista trovare sempre una nuova emozione, se un immagine la ripeti dieci volte, l’artista troverà sempre una cosa diversa perchè altrimenti l’artista non sarà mai soddisfatto del suo lavoro. Dipingo per gli altri, che magari commissionano un lavoro, ma dipingo anche per me, sta a me usare la commissione come mezzo della mia emozione.

Cos’è La pittura oggi per te?

La frase “ognuno interpreta l’arte come vuole” è stata un pò troppo abusata. Bisogna distinguere la professionalità, cioè quando una cosa è voluta e messa al punto giusto, da chi lo fa semplicemente perchè è bello farlo così. C’è molta differenza, si è creata molta confusione tra il dilettante e chi lo fa con mestiere. Già il fatto che non sei più pittore ma artista… l’arte è cambiata anche per gli strumenti che si utilizzano, pop art, body art…la forma di espressione dell’arte si è sviluppata, si è ampliata.

Ti senti più pittore o artista, qual è la differenza?

Mi sento più pittore, forse perchè l’artista dovrebbe essere quello che lancia nuovi elementi, nuovi messaggi innovativi. Leggere così tanto nelle esposizioni di appassionati d’arte, e non pittori di professione, che scrivono “artista” sulle etichette con il nome e il cognome, magari di chi fa copie d’autore o semplici copie di fotografie, è un abuso, l’artista dev’essere innovativo come Picasso e tutte le sue correnti, come gli impressionisti… loro sono artisti. È una parola tropo grande per usarla così… mi sento un pittore, anche se gli altri riconoscono la mia identità artistica, ma non c’è bisogno che di dirlo.


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