Se una pecora incinta vale 62 euro e mezzo

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Società


Una pecora incinta di quattro anni vale 62,50 euro. Lo sostiene l’Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare. Succede che un branco di cani, a maggio, azzanni a morte una pecora. Il proprietario ha fatto denuncia e questi giorni il Comune ha deciso di rimborsargli la spesa, inscrivendo nel bilancio pluriennale la somma.

Non sappiamo se l’allevatore sia stato o meno soddisfatto, non sappiamo quantificare il valore di una pecora, ma ci fidiamo di chi è esperto di questo settore, solo che pensiamo che il carburante speso dall’allevatore per andare e venire dalla sua azienda fino in città, e tutto il tempo perso, valgano più di quella cifra. Ma non per fare i conti in tasca all’allevatore, ma per utilizzare come spunto per un paio di riflessioni.

La prima riguarda i cani randagi. Nel territorio martinese ce ne sono a decine. Branchi che si spostano in cerca di cibo e che di fronte a persone o altri animali possono diventare pericolosi. Non che i cani lo siano, ma sono in branco e come ogni branco più è elevato il numero minore sarà la capacità di intendere. La presenza di cani randagi significa che il canile non è riuscito ad accogliere i progenitori che si sono accoppiati e poi ancora e quindi ora sono diventati una bella e folta comunità. Non ci dovrebbe essere pericolo, non troppo, ma un pensiero sui fondi da destinare al canile si potrebbe fare, dato che spesso si spendono soldi solo per avere un nome su un cartellone sulla statale 16 all’altezza di Specchiolla, qualche decina di euro si potrebbero mettere a bilancio. Magari anche solo per promuovere l’adozione dei cuccioli, o per favorire il volontariato.

La seconda riflessione riguarda il valore di una pecora incinta. Un cellulare costa di più. Eppure la prima vive più anni e produce latte, lana e agnelli, mentre il secondo produce elettromagnetismo, debiti e preoccupazioni. La prima utilizza l’erba, è un’ottima falciatrice, il secondo l’energia, che costa un tot a kilowatt. Eppure siamo più attenti al secondo che alla prima, o meglio viviamo in una società che dà più valore al cellulare che a una pecora incinta. Suona un po’ strano, da qualche parte, in fondo al cervello. Non trovate?

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