Ilva: il Riesame conferma il sequestro senza facoltà d'uso

Il tribunale del Riesame, con le 124 pagine depositate stamattina, ha confermato il sequestro dell’impianto senza facoltà d’uso, tracciando però una strada per salvaguardare diritto alla salute e diritto al lavoro. Viene quindi ribadito lo stop degli impianti dell’area a caldo affidando ai custodi nominati dal gip e dalla procura il compito di procedere allo stop. L’obiettivo è di fermare immediatamente le emissioni e di consentire l’interrompersi dei reati. L’impianto dell’Ilva potrà continuare a funzionare ma saranno i custodi ad assumersi la gestione dell’impianto e adeguarlo alle nuove tecnologie imposte dall’Unione Europea.

Al momento lo spegnimento degli impianti rappresenta solo una delle scelte tecniche possibili, infatti non c’è scritto da nessuna parte che l’unica strada perseguibile al fine di raggiungere la cessazione delle emissioni inquinanti sia lo spegnimento dello stabilimento.

Unico obiettivo è quello di eliminare ogni situazione di pericolo per i lavoratori e il territorio, l’impianto siderurgico, nel momento in cui attuerà le misure necessarie per proseguire con la produzione, potrà tornare a produrre così come afferma il Ministro Clini:  “Le motivazioni confermerebbero che gli impianti vanno chiusi non definitivamente ma solo in funzione degli specifici interventi di bonifica“.

Non si tratta certo – scrivono i giudici Antonio Morelli, Rita Romano e Benedetto Ruberto – di operare compromessi  (…) quanto piuttosto individuare quelle soluzioni che, nel giungere alla cessazione delle emissioni inquinanti, consentano di pregiudicare il meno possibile gli ulteriori interessi in gioco“.

Sale la tensione a Taranto mentre a Roma c’è il vertice sulla procedura Aia (autorizzazione integrata ambientale), fondamentale provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni, che devono garantire la conformità ai requisiti di cui alla parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128, che costituisce l’attuale recepimento della direttiva comunitaria 2008/1/CEdel Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2008 sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC).

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