Acqua e petrolio. La guerra per le risorse ci riguarda da vicino

Quello che accade nel mondo ci riguarda e quello che accade in città è il riflesso di quanto accade nel mondo. Abbiamo assunto questa misura all’inizio della nostra avventura con Martina News: tutte le notizie riguardano Martina Franca, tutto quanto accade a Martina Franca è prodotto da dinamiche nazionali se non globali.

Per questo motivo parlare di risorse esauribili non è capriccio da inizio settembre ma una necessità, un dovere di cronaca. La siccità, ad esempio, che ha reso particolarmente dura l’annata per gli agricoltori, è dovuta al fatto che nella nostra regione c’è difficoltà a reperire l’acqua e quindi dreniamo quanto più possibile dalla Basilicata. E se piove poco, i bacini si svuotano e addio colture. Ma dobbiamo anche domandarci in che maniera viene utilizzata l’acqua. Non solo per bere, quindi, ma anche dall’industria pesante, come l’Ilva, che invece di utilizzare acqua di mare desalinizzata succhia enormi quantità di acqua potabile. E per l’acqua c’è anche la questione depuratore, la necessità per l’Acquedotto Pugliese di costruire degli impianti che spesso sono in conflitto con il volere della popolazione, come il caso di Manduria, che ha ridicolizzato l’assessore Fabiano Amati. Oppure il caso delle trincee drenanti a Martina Franca, la gestione delle acque reflue, che non possono finire in falda, secondo le leggi europee ma che non possono rimanere a decantare in Valle d’Itria, secondo il buon senso.

Stessa storia per il petrolio: sacrificare le risorse naturali in cambio di qualche litro di risorse esauribili significa voler guadagnare quanto più possibile ora e non pensare minimamente al futuro. Accade alle Tremiti, le isole amate da Lucio Dalla, patrimonio di inestimabile valore, sepolcro dell’eroe Diomede. Accade che il Governo, interessato al qui e ora, e non al futuro, dia l’ok per trivellare per cercare il petrolio e a questo ci sia una ribellione.

Acqua e petrolio, benzina e risorse potabili sono trattati alla stessa maniera: come se dovessero durare per sempre. E invece è ovvio che così non sarà: nel 2050 le risorse petrolifere termineranno e le nostre vecchie auto non saranno altro che scatole di latta inutilizzabili. E anche l’acqua: non serve leggere Vandana Shiva per sapere che l’accesso alle risorse potabili sarà la causa dei prossimi conflitti. E noi che ne possediamo in abbondanza la sprechiamo. Basti pensare agli agricoltori che spesso utilizzano l’argomento siccità per accedere agli aiuti economici e non utilizzano, come sottolineato dalla Flai Cgil, le risorse europee per scavare pozzi artesiani, ad esempio, in modo da rendersi un po’ autonomi dalla fornitura esterna.

L’autonomia energetica e delle risorse è il grande tema della politica del presente e del futuro, e le scelte potranno essere misurate in base a questa direzione. Discutere ancora di trivellazioni e non di risorse rinnovabili, perdere tempo a convincere i soliti banchieri o affaristi che è meglio dedicarsi al sole o al vento, vuol dire che la politica è indietro anni rispetto alle reali esigenze del territorio, dei cittadini, del pianeta.

Anche a Martina Franca, come suggerisce Jeremy Rifkin nell’intervista pubblicata qui sopra, si possono fare delle politiche energetiche capaci di contribuire all’autonomia.

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